Virginia Raggi / Caso Marra, Pizzarotti: “sindaco isolata come me, basta ordini dall’alto” (Movimento 5 stelle, oggi 18 dicembre 2016)

- La Redazione

Virginia Raggi, caso Marra M5s: dopo 5 ore di summit a pagare per l’arresto del braccio destro del sindaco di Roma sono Frongia e Romeo. Grillo rinnova la fiducia:”Avanti tutta con Virginia”

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Virginia Raggi (Foto: LaPresse)

Non poteva mancare l’intervento di Federico Pizzarotti sul caso Virginia Raggi e Raffaele Marra, dopo che già in passato dopo le prime frizioni nella giunta di Roma e la base del Movimento aveva espresso parecchie critiche. Il sindaco di Parma, di fatto sospeso da M5s per le indagini a suo carico (e secondo Grillo per non averle comunicate in tempo al partito) si prende qualche rivincita. «Stanno isolando Virginia Raggi, come hanno fatto con me», ma «non può limitarsi a fare quello che le dicono altri. Al suo posto non lo accetterei». Lo afferma il sindaco ex 5 Stelle di Parma, Federico Pizzarotti, in un’intervista a La Stampa: «E’ sola. L’ho rivista in Vaticano lo scorso 9 dicembre per il summit dei sindaci europei sui rifugiati: era fredda, distaccata, poco empatica. E ho pensato che il clima di lavoro in Campidoglio non fosse dei migliori». Pizzarotti dice di non conoscere il rapporto che esista tra Marra e altre persone della destra di Roma, ma resta un consiglio che viene mandato a mezzo stampa verso l’attuale sindaco della Capitale: «Non conosco il suo rapporto con Marra e con le altre persone vicine alla destra romana. Secondo me – è il consiglio alla collega – lei deve fare due cose: meno video ingessati e conferenze gelide, più risposte ai cittadini e ai giornalisti. E poi deve capire se la maggioranza del Consiglio comunale è ancora con lei oppure se è spaccata in correnti». Ricorda che “quando il M5S decise di abbandonarmi, mi sono riunito con i miei e ho visto che c’era la volontà politica di proseguire nell’amministrazione di Parma. A quel punto, non avendo risposte dai vertici, ho deciso di uscire io dal M5S». Attacco finale riservato a Di Battista e Di Maio, considerati come i big che si “sfilano in tempo senza mai uscirne male. Ma i problemi restano, sono all’ordine del giorno quando provi a governare”.

Sembra quasi un gioco a chi “scarica” di più e al centro c’è sempre Virginia Raggi, fulcro dello scandalo e delle critiche dentro e fuori il Movimento 5 Stelle. In realtà, la vera dinamica di questi ultimi giorni dopo l’arresto di Raffaele Marra vede l’esterno ai grillini che attaccano il Direttorio che a sua volta “scarica” il sindaco pentatellata, “commissariandola” e facendole dimettere i due uomini di fiducia come Frongia e Romeo. Poi intervengono a distanza di poche ore sui social e in rete prima Alessandro Di Battista (vedi qui sotto) e poi ora anche Luigi Di Maio, il “ricercato” numero 1 per aver sempre difeso l’operato della sindaco Raggi. «Il Movimento 5 Stelle ha sempre chiesto di allontanare Raffaele Marra dal gabinetto della sindaca. Lo Incontrai una volta, quando era ancora vice capo di gabinetto, dietro richiesta della stessa Raggi. In una riunione precedente, in cui erano presenti membri del cosiddetto direttorio e tutti quelli del cosiddetto minidirettorio, chiedemmo alla sindaca di allontanare Raffaele Marra dal suo gabinetto, e, in quella occasione lei mi chiese, in qualità di responsabile degli enti locali, di incontrare Marra per sentire almeno le sue ragioni», scrive Di Maio sul blog di Beppe Grillo. Durante l’incontro con Marra, il vicepresidente della Camera racconta come anche Davide Casaleggio e Beppe Grillo erano al corrente: si svolse nell’ufficio a Montecitorio con tanto di registrazione all’ingresso. «Gli riportai che il Movimento non aveva fiducia in lui e che quindi non era il caso che facesse parte del Gabinetto del Sindaco. Ho aggiunto anche che essendo dirigente assunto per concorso non potevamo certo licenziarlo. Lui ci tenne a spiegarmi che le cose che si dicevano sul suo conto non erano vere. Ma il suo racconto non cambiò il mio e il nostro orientamento: non aveva la fiducia del Movimento 5 Stelle, per questo non era opportuno che stesse nel gabinetto del Sindaco. Questo incontro è servito a rendere chiaro, anche se non ce n’era bisogno, come tutto il Movimento ha sempre chiesto l’allontanamento di Marra e che non ci sia mai stata sponda da parte di alcuno. Marra se ne doveva andare e, con cortesia, glielo dissi in faccia».

Virginia Raggi subisce il commento non certo positivo anche di Alessandro Di Battista, membro fondamentale del Direttorio, sotto accusa in maniera minore rispetto a Luigi Di Maio, ma in sostanziale silenzio fin dalle dimissioni di Paola Muraro e ovviamente con l’arresto di Raffaele Marra. «Avevo bisogno di una riflessione per non scrivere cose a caldo del quale poi magari te ne penti», è l’inizio del video postato su Facebook dall’importante membro M5s. «Quando viene arrestato un delinquente io sono sempre contento, se poi questo si era in un certo senso guadagnato la fiducia di un esponente M5S sono ancora più contento. Tutto il Movimento, ve lo garantisco, aveva suggerito e chiesto con modalità diverse a Virginia di allontanare questo soggetto – rivela Di Battista – lei si fidava di questo personaggio che per noi aveva dei tratti piuttosto torbidi. A volte siamo ingenui, si’. A volte onesta’ e ingenuità camminano assieme». Dopo l’importante confessione, Di Battista ammette anche «Quando lo hanno arrestato da un lato ero contento e dall’altro ci sono rimasto per il fatto che tutto il lavoro di tante persone possa essere pregiudicato da un soggetto che con il M5S non c’entra niente». Ok per le scelte di Grillo, nessuna linea diversa rispetto alla base del leader… basterà per superare l’empasse molto forte?

Non c’è pace per Virginia Raggi e per il Movimento 5 Stelle a Roma ma anche a livello nazionale: il caso-Marra ha scosso la base grillina rivelando ancora una volta questioni tutt’altro che chiari nelle modalità di governo della città più importante d’Italia. Gli animi si sono surriscaldati ancora di più ieri quando il membro del Pd, Monica Cirinnà, ha pubblicato sul suo sito l’originale del contratto firmato da tutti i consiglieri eletti in Campidoglio oltre che la stessa Virginia Raggi. «Il codice di comportamento imposto a tutti gli eletti del M5S a Roma è rintracciabile sul blog di Grillo ma la Cirinnà fa notare che l’originale firmato da lei pubblicato non è un semplice codice etico al quale attenersi ma un contratto vincolante. Documento dunque diverso da quello diffuso sul blog di Grillo nella parte che contiene l’accettazione espressa da parte della Raggi di alcune clausole vessatorie tra le quali la penale di 150.000 euro», fa notare la Cirinnà. Non si tratta quindi, come sostengono Grillo e soci, «di un impegno di natura etica e non giuridica» ma, denuncia Cirinnà «di un vero e proprio contratto». Il punto già criticato è quello secondo cui per ogni atto importante e decisione cruciale bisogna passare per la base del Movimento, ovvero Beppe Grillo: «le proposte di atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse» debbano essere «preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle». 

La vicenda legata all’arresto di Raffaele Marra continua ad agitare il Comune di Roma e il sindaco Virginia Raggi, con le conseguenze politiche e le critiche feroci che piovono da ogni parte su Movimento 5 Stelle e sull’intera gestione della vicenda Giunta Raggi. Oggi arriva un commento piccato e dal forte sapore di rivincita personale dell’ex sindaco Ignazio Marino, che intervistato dal Fatto Quotidiano si toglie un macigno dalla scarpa, alto che sassolino… «Fra Marra e la Raggi – prosegue Marino – c’è un rapporto di lunga durata. Io lo avevo relegato in un ufficio senza poteri esecutivi. Leggo che in quel periodo Marra entrò in contatto con i grillini. Immagino che, una volta eletta sindaca la Raggi, si sia sentito in diritto di incassare un posto centrale nell’Amministrazione comunale», attacca Marino, ex sindaco ed ex Pd. Contro Virginia Raggi e la scelta grillina di confermare Marra prosegue nella direzione dei suoi legami con la destra della Capitale: «L’impressione è che abbia come punto di riferimento esclusivo un certo mondo della destra romana. È grave perché le cittadine e i cittadini romani l’avevano eletta nella speranza che fosse in grado di dare una svolta anche nella scelta della classe dirigente». Ultimo “sfizio” se lo toglie ancora Marino questa volta contro il Pd e contro chi lo avrebbe “fatto fuori”, «Lo scopo principale era fermare un sindaco e una giunta intellettualmente indipendenti dal consociativismo dei partiti. Allora usai una metafora: se non fosse bastato il falso scandalo degli scontrini, dal quale sono stato assolto con formula piena, qualcuno sarebbe arrivato a mettermi la cocaina in tasca, pur di allontanarmi. E appena sono stato mandato via sono ricomparsi tanti personaggi opachi del passato».

Dopo 5 ore di summit a Palazzo Valentini, Virginia Raggi e il M5s di Beppe Grillo decidono che devono essere Daniele Frongia, vicesindaco di Roma, e Salvatore Romeo, capo della Segreteria Politica, a pagare le responsabilità politiche dell’arresto di Raffaele Marra, braccio destro della prima cittadina rrestato per corruzione. Ad annunciare le misure concordate col MoVimento è la stessa Raggi, al termine di una giornata lunghissima costellata da indiscrezioni e smentite, trattative serrate e diplomazie all’opera, nel tentativo di non far saltare definitivamente il banco. La Raggi, come riporta La Repubblica, ha cercato fino in fondo di preservare il suo vice Frongia, ottenendo come risultato quello di preservargli la delega di Assessore allo Sport. Queste le parole del sindaco pubblicate anche sul suo profilo Facebook:”Al termine delle ultime due riunioni di maggioranza, in cui erano presenti i consiglieri comunali, alcuni assessori e i presidenti dei Municipi del MoVimento 5 Stelle, e dopo un confronto con il garante Beppe Grillo abbiamo stabilito di dare un segno di cambiamento. Daniele Frongia ha deciso di rinunciare al ruolo di vicesindaco mantenendo le deleghe alle Politiche giovanili e allo Sport. Contestualmente Salvatore Romeo ha deciso di dimettersi dall’incarico di capo della Segreteria politica. Al contempo a breve avvieremo una nuova due diligence su tutti gli atti già varati”.

Dopo l’arresto del braccio destro di Virginia Raggi a Roma, Raffaele Marra, è stato ancora una volta Beppe Grillo a dettare la linea all’interno di un M5s che ha rischiato per alcune ore di implodere. Il leader dei pentastellati, attraverso il suo blog, ha comunque rinnovato la propria fiducia al sindaco di Roma, ammettendo però che alcuni errori sono stati commessi:”Roma va avanti con Virginia Raggi sindaco del MoVimento 5 Stelle. Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia. Bisogna riparare agli errori fatti per fugare ogni dubbio. L’attività fatta da persone che si sono dimostrate inaffidabili sarà attentamente vagliata e opportunamente annullata o riesaminata da cima a fondo. Governare Roma è più difficile di governare il Paese. Lo sapevamo e non intendiamo sottrarci a questo compito assegnatoci dal popolo. E’ la nostra sfida più importante, ma anche quella più difficile e c’è bisogno del supporto di tutto il MoVimento 5 Stelle per vincere questa battaglia. Combatteremo con le unghie e con i denti perchè Roma cambi, ma in un ambiente così corrotto e marcio dobbiamo aspettarci di tutto”. Grillo ha poi annunciato:”A breve defineremo un codice etico che regola il comportamento degli eletti del MoVimento 5 Stelle in caso di procedimenti giudiziari. Ci stanno combattendo con tutte le armi comprese le denunce facili che comunque comportano atti dovuti come l’iscrizione nel registro degli indagati o gli avvisi di garanzia. Nessuno pensi di poterci fermare così. Mettiamo la barra a dritta e avanti tutta”.

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