PREVISIONI 2017/ L’annus horribilis in arrivo

Per il 2017 si fanno tante previsioni, specialmente di tipo economico. Per GIULIO SAPELLI ci si dimentica però di questioni molto importanti sullo scacchiere internazionale

30.12.2016 - Giulio Sapelli
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Tutti lì a far previsioni per il 2017! Tutti a far di conti e tabelle, medie e mediane e diavolerie algoritmiche. Tutto è economia! Di più: tutto è matematica e tutte le previsioni son fondate su serie storiche e quindi non sull’esame di un probabile futuro, ma sul rimescolamento del passato centrifugato con regole che ogni anno sono più stantie. Ma così è. Sono migliaia di migliaia i lavoratori improduttivi che fanno questi lavori o supposti tali e ogni anno aumentano a dismisura, bisognerà pur tenerli in vita! Loro non si licenziano mai: si licenziano semmai i lavoratori pagati con voucher e a cui si è tolto tutto, anche la speranza, ma mai l’illusione dei telefonini, di Facebook e dell’odio contro ogni foglia di politica o di politico che si muova per il vento del farsi stesso del cammino umano.

Naturalmente questo bene rappresenta l’agonia di un mondo: quello dell’economia come costume e lasciamo perdere la scienza che dorme sonni tranquilli; parliamo piuttosto di costume o mores che dir si voglia. Ma in verità le vere previsioni che contano non sono economiche, perché lì si sposterebbe solo qualche punto percentuale di Pil negli Usa, in su come in India e in giù a precipizio in un’Europa teutonicamente dominata e nella Cina del nuovo comando terroristico centralizzato, mentre l’America del Sud si spacca in due tra paesi sotto controllo Usa in decadenza (Brasile e Argentina prima di tutto) e quelli non ancora domati (Ecuador e Bolivia), con il miracolo peruviano e colombiano a far da contrappeso al disastro venezuelano-cubano che dovrebbe far impensierire anche la Compagnia di Gesù per le stupidaggini che si son dette e fatte in quelle nazioni con conseguenze disastrose come la fame e la perdita della speranza e della vera fede, rendendo tutti evangelici in trance che si rotolano per terra.

Ma ciò che si affermerà veramente sarà l’inizio del ritorno planetario alla ragion di Stato, ossia alla Pace di Vestfalia in un nuovo ordine internazionale fondato sul duopolio instabile tra Usa e Russia, con la Cina che vorrebbe o divenirne parte con un triopolio oppure dominare da sola almeno l’Asia. Ma di già il duopolio consente di far spegner il fuoco dello scisma islamico in Medio Oriente e in Mesopotamia e forse la pace giungerà permettendo una ricostruzione economica che segnerà, quella sì, l’inizio della ripresa economica come fu nel Secondo dopoguerra con la ricostruzione di tutta l’Europa, Italia esclusa, che infatti ne trasse benefici enormi ricostruendo tutto il possibile con il suo intatto potenziale industriale (miracolo economico, ecc.). Ecco una previsione vera: fine delle guerre mesopotamiche; ripresa da ricostruzione.

Certo che per chi alla guerra non ha partecipato non vi saranno i premi di chi ha combattuto, come i francesi, gli inglesi, i russi, i nordamericani i turchi.. Italiani brava gente, niente bottino di guerra… è così che va il mondo… L’Italia rimarrà a bocca asciutta contenta di essere pacificamente pacifista e così umana, umanissima. Tutte questioni che mal si combinano con la ragion di Stato.

Vi è un’ulteriore complicazione, tuttavia, se ben dobbiamo parlare di previsioni per l’anno che verrà. La ragione della rotta la fissa l’Africa, ossia il blocco continentale diviso tra nazioni, etnie, lignaggi diversissimi che sono perennemente instabili; si veda da ultimo il giovane Kabila in Congo. Sì, quel Congo che era del marxista suo padre e al quale lui successe. Ebbene, nella terra più potenzialmente ricca del mondo si avvicina una tempesta politico-istituzionale che rischia di scardinare tutti gli accordi regionali interstatuali, a cominciare dalla destabilizzazione dei quindici stati del centrafrica francofono che hanno già il franco africano come moneta unica, che già sta creando disastri da cambio fisso come in Europa.

In Africa sta succedendo quel che succede anche negli stati del Golfo da quando è esplosa la guerra in Mesopotamia, ossia la destatualizzazione. Lo state building, che era ed è la speranza dell’oggi e tanto più del domani, sta sfarinandosi in ogni dove. Se ci pensiamo bene, ciò succede in Usa in primo luogo, perché Trump rischia l’impeachment ogni giorno se tira troppo la corda come è già accaduto in Brasile e come rischia di accadere anche in Russia se non si fanno tacere i blocchi di potere contrapposti. L’Europa poi è già da dieci anni circa entrata nell’era della de-istituzionalizzazione, di cui la Brexit altro non è che il primo tempo, perché tra un po’ gli stati dell’Europa centrale inizieranno il loro processo di de-istituzionalizzazione poliarchica non democratica, come in Ungheria, in Polonia, in Romania, in Albania, in Slovacchia, in Bulgaria. 

La Francia e la Germania, poi, sfioreranno l’avvento di una nuova e minacciosa destra popolare quanto mai e la conseguenza sarà il ritorno alla ragion di Stato e quindi alla de-istituzionalizzazione tecnocratico-europea con conseguente inizio del crollo del dominio dell’euro, senza rete e quindi con disastrose distruzioni di ricchezze e sofferenze infinite per i poveri.

Insomma, sarà un anno terribile per il normale cittadino e nel contempo meraviglioso per lo scienziato sociale pur che resista e non cada nella cupa disperazione e sappia leggere e scrivere, ossia non sia un economista di professione.

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