EUROPA ALL’ATTACCO/ Renzi rischia la fine di Berlusconi

Mentre la politica italiana sembra appiattita su un dibattito parlamentare scontato (ddl Cirinnà), altrove si decidono le nostre sorti. Renzi ha letto il FT? GIANLUIGI DA ROLD

02.02.2016 - Gianluigi Da Rold
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Matteo Renzi (Infophoto)

Il nostro primo ministro è in visita in alcuni paesi africani. Viaggio probabilmente importante, in una situazione internazionale così complessa e poco stabilizzata, per non dire per nulla stabilizzata. Il quadro internazionale è da tenere presente, anche se ci sono molti spunti da prendere in considerazione dopo i due anni di governo di Matteo Renzi. Questo è un momento in cui è giusto guardare complessivamente la politica dell’Italia e l’incertezza politica di questo 2016 a livello internazionale.

Il nostro premier sembra aver superato un contenzioso che si è tenuto irritualmente a “voce alta” con l’Unione europea. Prima con Jean-Claude Juncker, poi con la stessa cancelliera tedesca, Angela Merkel. In questo atteggiamento di Renzi possono coesistere diversi aspetti, ma non si può affermare che il prevalente sia quello di guadagnare consensi interni per l’euroscetticismo che sta dilagando anche in Italia. C’è delle sostanza nella “lite”, se così la vogliamo definire, tra Italia e Ue.

Guardando all’incontro e alla conferenza stampa, successivi alle “urla”, alle battute e alle polemiche, tra Matteo Renzi e Angela Merkel, sembra che la volontà congiunta di una risoluzione comune dei problemi sia salvaguardata. Ma questa è una prassi quasi liturgica che accompagna gli incontri internazionali. In realtà, c’è la sensazione diffusa (e forse qualche cosa più di una sensazione anche all’ombra della liturgia) che tra il nostro presidente del Consiglio, l’Italia e l’Europa ci siano molti problemi sul tappeto non semplici da risolvere.

Ieri, ad esempio, è arrivata una spiegazione. Non proprio all’improvviso, ma con una perentorietà preoccupante. Si tratta di un editoriale del Financial Times, giornale snob, ma indubbiamente influente. Basta ricordare i tempi in cui veniva quasi sbandierato, quando attaccava Silvio Berlusconi, per misurare il peso che avevano i suoi giudizi.

La firma dell’editoriale del Financial Times di ieri è tedesca. E’ quella di un economista, dell’analista Wolfgang Munchau. Firma interessata? Non si direbbe, perché gli editoriali di Munchau non sono in genere filo Merkel e filo politica dell’austerity. Quindi occorre vederli bene e magari cercare di comprendere le spiegazioni che forniscono.

Questa volta, secondo Munchau: “Mentre i problemi di Roma sono diversi da quelli della Grecia la sostenibilità a lungo termine del Paese (cioè dell’Italia) nella zona euro è allo stesso modo incerta, a meno che non si creda che la sua performance economica possa miracolosamente migliorare quando non c’è nessun motivo per farlo”.

Per quale ragione il quotidiano britannico è così secco e perentorio? Spiega l’editorialista: “L’Italia è stata sopraffatta dalla crescita di profughi provenienti dal Nord Africa lo scorso anno. Oltre a questo, l’Italia si trova ad affrontare problemi economici irrisolti: la crescita della produttività ferma per 15 anni, un grande debito pubblico che lascia praticamente il governo senza margini di manovra, un sistema bancario con 200 miliardi di debiti deteriorati, più altri 150 miliardi di debito classificato come problematico”. 

In sostanza, l’editorialista del Financial Times sostiene che il nostro giovane premier “rottamatore”, che era stato intervistato con fiducia un anno e mezzo fa dal quotidiano britannico, ha perso lo slancio e la fiducia di cui godeva all’inizio del suo mandato e non è riuscito a risolvere i problemi economici italiani. Immigrazione, politica energetica, flessibilità, interventi statali, debito pubblico, sistema bancario, indici sul Pil, sul deficit e soprattutto sulla disoccupazione giovanile, giudizi del Fondo monetario internazionale (venti anni per risorgere sul serio), alla fine hanno fatto saltare i nervi al Renzi europeo, tanto da fargli usare gli stessi toni che ha portato, con la sua presidenza del Consiglio e la sua segreteria del partito, in Italia.

Attenzione, il Financial Times arriva a suonare un allarme: crede che i toni della polemica in Europa non si smorzeranno affatto come è sembrato dopo la conferenza stampa con la Merkel, ma potranno aumentare in occasione del referendum inglese sull’Ue, che potrebbe concludersi con quella che viene chiamata Brexit.

C’è in più una “sinistra” profezia del Financial Times. Di fronte alla frenata dei Paesi emergenti, alle probabilità di una nuova bolla, alla revisione al ribasso di tutti i dati di crescita, sarebbe la stessa Italia, dopo un altro anno problematico, a decidere di uscire dall’euro per svalutare.

Non abbiamo mai pensato che il Financial Times sia la “bibbia” dell’economia e quindi abbia autentici profeti che non sbagliano mai. Tuttavia che ci siano segnali di nuove difficoltà economiche e che interessino soprattutto la situazione italiana questo è innegabile. Ed è questo che spiegherebbe veramente i richiami di Renzi alla politica economica europea, le battute e le polemiche incrociate.

Il fatto che a questo punto si è creato, e che appare difficile superare, è l’incertezza, se non la precarietà, dei rapporti tra Unione europea e Italia.

Se nel Paese, Renzi sembra stabile soprattutto per la totale assenza di un’autentica alternativa, in Europa il premier sta diventando una sorta di “destabilizzatore” che da fastidio alla Commissione presieduta da Jean Claude Junker, ma soprattutto agli interpreti del perenne asse franco-tedesco, che nonostante tutto regge e non sopporta altri partner alla propria altezza.

Storia paradossale di questi anni di insicurezza, di incertezza e di crisi. Anche la partita di Matteo Renzi, la sua tenuta e stabilità si gioca solo parzialmente a Roma, dove al momento non pare avere alternativa, ma i problemi veri stanno arrivando da Bruxelles, da Berlino e da Parigi. Ma non era proprio questo governo, dopo quelli di Monti e di Letta che dovevano rassicurare i rapporti tra l’Europa e l’Italia?

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