DIETRO LE QUINTE/ D’Attorre: l’alternativa a Renzi non deve passare per manovre di Palazzo

- int. Alfredo D'Attorre

“La politica economica fallimentare del governo avvicina la fine del renzismo. Non penso però che se ne debba uscire con manovre di palazzo”. Parla ALFREDO D’ATTORRE (Sinistra italiana)

renzi_leopolda_discorsoR439
Matteo Renzi

“La politica economica fallimentare del governo avvicina la fine del renzismo. Non penso però che se ne debba uscire con manovre di palazzo, bensì restituendo la parola ai cittadini in modo democratico”. Lo sottolinea Alfredo D’Attorre, onorevole di Sinistra Italiana, che tra il 19 e il 21 febbraio si riunisce per l’assemblea nazionale. Il ddl Cirinnà arenato in Senato e lo scontro con l’Unione Europea su flessibilità, migranti e Schengen sono viste da più parti come campanelli d’allarme per un Renzi sempre più in difficoltà. A due anni dal suo insediamento, che scattano il 22 febbraio, il premier appare assediato su più fronti.

Secondo alcuni il premier si trova in un obiettivo stato di difficoltà senza precedenti. Condivide questa analisi?

E’ un dato oggettivo. La politica economica di Renzi poggia su basi molto fragili. La ripresa era interamente affidata a fattori esogeni, e nel momento in cui il quadro internazionale si è modificato questa ripresa si è arrestata. La legge di stabilità è stata scritta sulla base di cifre del tutto infondate. Per esempio si prevedeva una crescita reale dell’1,6% e un’inflazione all’1%. Questo avrebbe portato la crescita nominale al 2,6%. Oggi ci troviamo con una crescita reale ridimensionata all’1% e un’inflazione intorno allo 0,3/0,4%. Significa che la crescita nominale del Pil è dimezzata rispetto alle previsioni.

Alla luce di queste difficoltà, che cosa prepara la parte di sinistra che non si riconosce in Renzi?

Venerdì abbiamo avviato l’assemblea di Sinistra Italiana che apre il percorso costituente con una partecipazione superiore a ogni aspettativa. Oltre mille persone sono venute a spese loro da tutta Italia. E’ una partecipazione che crescerà nelle giornate di sabato e domenica. Questo per dire che c’è una grande domanda di sinistra popolare e di governo. Mi auguro che anche i compagni che sono ancora rimasti nel Pd prendano atto dell’impossibilità di modificare le cose dall’interno e concorrano con noi a restituire all’Italia una forza di sinistra radicata e credibile. Ciò è ancora più urgente di fronte a una crisi del renzismo ormai manifesta.

Alle amministrative di Roma, questo rilancio della sinistra può passare dal sostegno a Morassut?

Non credo. Larga parte del popolo della sinistra ormai non riconosce le Primarie del Pd come un luogo reale di scelta fra orientamenti alternativi. L’alternativa al renzismo a Roma passa dalla candidatura di Stefano Fassina e da quello schieramento composito che si sta coagulando intorno al suo nome, che io mi auguro possa vedere l’apporto anche di altre personalità come quella dell’ex sindaco Marino. Spero inoltre che vi contribuiscano anche altre personalità del Pd, come Massimo Bray e Walter Tocci, che decidano di fare una scelta per il cambiamento. Noi siamo disponibili a tenere vere Primarie a Roma per individuare insieme una candidatura condivisa. Nel frattempo Fassina è in campo e la sua candidatura ha già modificato i rapporti di forza.

Il rapporto tra Renzi e Ue sembra essersi spezzato. In questo che ruolo hanno Mattarella e Napolitano?

Non ho elementi per esprimermi sull’attuale presidente della Repubblica, che esercita il suo ruolo con grande discrezione e senso del limite. Napolitano invece sta dalla parte di una piena conformità dell’Italia alle direttive europee. Da questo punto di vista almeno a parole si è aperta una divaricazione tra quello che dice Renzi e la linea Monti-Napolitano. Bisogna vedere se una volta tanto Renzi sarà coerente con la sua impostazione propagandistica.

 

Enrico Letta può tornare in campo per guidare la sinistra?

Letta avrà ancora funzioni e ruoli nel futuro, ma la sua personalità è più adatta per gestire eventuali ipotesi di ampia coalizione se a un certo punto si arrivasse a un collasso del governo Renzi.

 

Quindi avete un altro nome da proporre in alternativa a Renzi?

Il problema adesso non è il nome bensì cambiare politica. Noi saremo impegnati pancia a terra nel referendum costituzionale, e lì vogliamo sconfiggere il disegno renziano. Anche perché Renzi a parole se la prende con l’Europa ma nei fatti la sua deformazione costituzionale è del tutto funzionale a una sottomissione dell’Italia ai diktat europei. Vogliamo sconfiggere Renzi in modo democratico, dare al Paese una legge elettorale decente, e personalmente auspicherei un rapido ritorno al Mattarellum, per poi restituire la parola ai cittadini. Non penso che si esca dal renzismo con manovre di palazzo.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori