RETROSCENA/ L’accordo Salvini-Grillo per spartirsi Roma e Milano

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA, Salvini sente che c’è una componente di vera destra nell’M5s e la Raggi gli sembra il personaggio che può sintetizzare meglio questa tendenza

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Matteo Salvini - Infophoto

“Il ripensamento della Meloni sulla sua candidatura a Roma si spiega semplicemente con il fatto che si è resa conto di potere gestire contemporaneamente la sua maternità e la sua carriera come fanno oggi tante donne. Mentre è la posizione di Salvini che nasconde un disegno politico più complesso”. Lo afferma Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds, secondo cui “Salvini si sta sempre più smarcando da Berlusconi per avvicinarsi ai Cinque Stelle di Grillo, che avverte come culturalmente di destra e affine al Front National di Marine Le Pen”. Per questo, spiega sempre Caldarola, tra Grillo e Salvini è stato stretto un tacito accordo. Da un lato a Roma la Lega nord affossa tutti i candidati di centrodestra per fare vincere Virginia Raggi, dall’altra i Cinque Stelle a Milano schierano una figura senza un profilo per portare Stefano Parisi a Palazzo Marino.

Caldarola, perché la candidatura di Bertolaso sta provocando tante divisioni nel centrodestra?

L’operazione Bertolaso è frutto del fallimento del centrodestra. Berlusconi aveva avuto l’intuizione di fare sostenere Marchini a tutto lo schieramento. Con Parisi a Milano avrebbe presentato il volto di un centrodestra “rottamato”, affidato a candidati indipendenti con una buona biografia manageriale. Ma questa idea è stata contraddetta dalla Meloni.

Perché alla Meloni non piace Marchini?

Alla Meloni non piace Alfio Marchini per un fatto biografico. Il quartiere romano della Garbatella, dove è cresciuta la Meloni, è stata costruita dal nonno e dal papà di Marchini. C’è quindi un odio di vecchia data dall’epoca in cui i Marchini erano i vecchi finanziatori del Pci, mentre la Meloni era una giovane missina.

Quanto ha contato il no della Meloni su Marchini?

La Meloni occupa un piccolo spazio nel centrodestra, in quanto il suo partito è l’unica forza che nasce dall’ex An, ma lo difende con grande vigore anche per il timore che altre persone possano minacciare questo spazio elettorale. Dopo il veto posto dalla Meloni su Marchini, Berlusconi ha optato per Bertolaso come candidatura di ripiego. L’ex capo della Protezione civile è stato però boicottato da Salvini.

Come si spiega che inizialmente la Meloni non si sia voluta candidare, mentre ora si è decisa a scendere in campo?

La Meloni inizialmente non si era candidata perché era rimasta incinta da poco, e quindi aveva ritenuto di essere fuorigioco. All’iniziale sorpresa è sopravvenuta una più materna consapevolezza di poter fare l’una e l’altra cosa. All’inizio aveva pensato che questa maternità fosse coinvolgente e la costringesse a modificare l’intero ritmo della sua vita. A mano a mano che la sua maternità va avanti la Meloni si rende conto di poter essere come tante mamme, che fanno tante cose anche complicate fino a pochi giorni prima del parto. Quella della Meloni è una risposta da donna moderna.

Come si spiegano invece le giravolte di Salvini?

A Salvini è venuta in mente un’altra idea: essere grande elettore della candidata di M5S, Virginia Raggi.

 

In che senso?

Nel centrodestra Salvini è una mosca impazzita. Ha guadagnato molti punti nei sondaggi, liberandosi della vecchia tutela della Lega di Bossi e recuperando un po’ di voti persi da Berlusconi. Adesso probabilmente non gli basta più l’alleanza con Forza Italia, sempre più fragile dal punto di vista elettorale, ma sente di avere alcuni punti di convergenza con M5s e vuole stabilire una dialettica con Grillo.

 

Quindi vuole fare in modo che a Roma perda il centrodestra?

Salvini ha capito che il centrodestra così come è fatto non ha molte possibilità. E soprattutto si è spaventato quando ha visto che il ricambio avviato da Berlusconi portava a una leadership totalmente esterna. Berlusconi con una certa fatica aveva trovato i suoi candidati, Parisi e Marchini. Questa scelta però indeboliva il ruolo dei “soci” di Forza Italia, dalla Meloni allo stesso Salvini.

 

E’ per questo che Salvini ha iniziato a mettergli i bastoni fra le ruote?

Salvini non ha ancora rinunciato all’idea di essere lui il capo del centrodestra. Non dimentichiamo che Maroni qualche giorno fa ha chiesto a Berlusconi di scegliere Salvini come leader, e in cambio loro avrebbero tolto il simbolo della Lega nord.

 

Quindi Salvini non ci sta a essere subalterno a Berlusconi?

Non soltanto ,ma dal punto di vista culturale la Lega di Salvini, che è molto debitrice rispetto a Marine LePen, sente che c’è una componente di vera destra nell’M5s che trova molto interessante. Probabilmente la Raggi sembra a Salvini come il personaggio che può sintetizzare bene questa componente più di destra di M5s.

 

Quindi a Roma si fanno le prove generali di un avvicinamento tra Lega e M5s?

Bisognerà vedere che cosa farà l’M5s a Milano dopo il ritiro della Bedori. Se l’M5s a Milano sceglie un candidato senza un profilo, prenderà piede la maliziosa idea che Lega e M5s si stiano facendo reciprocamente un favore. La Lega affossa tutti i candidati di centrodestra a Roma per favorire la vittoria dei Cinque Stelle e M5s fa harakiri a Milano per lasciare i suoi elettori liberi di votare per Stefano Parisi.

 

(Pietro Vernizzi)

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