COMUNALI ROMA 2016/ Caldarola: solo la Meloni può portare il centrodestra al ballottaggio

- int. Peppino Caldarola

Ieri l’ufficio di presidenza di Forza Italia ha dato mandato a Silvio Berlusconi di decidere se continuare a sostenere Bertolaso oppure appoggiare la Meloni. PEPPINO CALDAROLA

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Giorgia Meloni (Infophoto)

“Con la Meloni il centrodestra arriverà al ballottaggio e se va bene può vincere. La leader dei Fratelli d’Italia è più forte non soltanto di Bertolaso e Marchini, ma anche della Raggi e forse dello stesso Giachetti, che sta dimostrando una pericolosa mancanza di convinzione”. Lo sottolinea Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds. Ieri l’ufficio di presidenza di Forza Italia ha dato mandato a Silvio Berlusconi di decidere se continuare a sostenere Bertolaso oppure appoggiare la Meloni. Bertolaso però nel corso di una conferenza stampa alla Camera ha annunciato: “Non mi tiro indietro. Berlusconi mi ha chiesto di andare avanti”.

Da giorni si dibatte sulla candidatura di Bertolaso. Che cosa sta succedendo?

Bertolaso si sta rivelando molto fragile. Come rivelano i sondaggi non convince gli elettori di Forza Italia, mentre la Meloni sembra più attrattiva e sale nei sondaggi. Il centrodestra si sta rendendo conto che è possibile riaprire la partita di Roma. Sulla carta la favorita dovrebbe essere la Raggi, su cui molti pensano che possa confluire una parte dei voti di centrodestra. Ma se l’elettorato di centrodestra trovasse un candidato che lo rispecchia di più, come la Meloni, quest’ultima potrebbe aspirare non solo ad arrivare al ballottaggio ma anche a vincere la partita.

Secondo lei Berlusconi si orienterà sulla Meloni o su Marchini?

In questo momento tutto lascia pensare che sceglierà la Meloni, perché la leader di Fdi ha preso velocità. La candidatura di Marchini è invece appannata. Le forze di centrodestra convergono sulla Meloni, in quanto la ritengono più competitiva in vista dello scontro sia con Giachetti sia con la Raggi. I punti di forza della Meloni sono il temperamento e il suo tratto popolare romanesco: per gli elettori di centrodestra possono risultare più attrattivi. Alla fine quindi Berlusconi dovrà fare buon viso a cattivo gioco e accettare la Meloni.

Appoggiando la Meloni, Berlusconi rischia di subire il “bacio della morte” di Salvini?

No. Se Berlusconi non accettasse la Meloni ma facesse confluire i voti su un altro candidato, quest’ultimo comunque non andrebbe al ballottaggio. Il centrodestra può arrivare al ballottaggio solo se è tutto unito, e l’unità si può trovare solo sul nome della Meloni. L’unità non si può trovare su Marchini in quanto la Meloni non ha nessuna voglia di ritirarsi.

Così però Berlusconi deve ammettere di avere sbagliato…

E’ vero, ma a Milano, dove Berlusconi gioca la partita che gli interessa di più, il candidato Stefano Parisi non è affatto ascrivibile a Salvini. Il cedimento su Roma, che nasce da un cumulo di errori commessi dallo stesso Berlusconi, non è comunque così significativo come sarebbe stato su Milano.

Ma la Meloni non è un po’ “estremista”?

Il problema per il centrodestra a Roma è quello di riprendersi la scena politica, e chiunque gliela ridia può andare bene ai suoi elettori. E’ un “primum vivere” rispetto a cui conta meno il fatto che il candidato sia estremista o moderato.

 

Secondo alcuni la Raggi non può più crescere. Lei che cosa ne pensa?

La Raggi è apparsa abbastanza “esplosiva” all’inizio sia perché è molto fotogenica, sia perché è sembrata estranea a tutti i giochi. Poi è emerso che lei nei giochi c’è sempre stata, tanto a destra quanto a sinistra. Man mano che si è espressa sulle grandi questioni cittadine è emersa anche la sua fragilità. Da questo punto di vista la Meloni dà molti punti alla Raggi. Se inoltre Forza Italia sostiene la Meloni, quella parte del centrodestra che poteva essere tentato di votare per la Raggi forse ritorna all’ovile. E’ inoltre difficile dire quanto la Raggi fosse debitrice di suggerimenti del defunto Casaleggio, che ora non può più aiutarla.

 

Giachetti ha rivendicato di essere arrivato al 26%. E’ così?

Giachetti è riuscito a fare uscire il Pd dal cono d’ombra, ma sta rivelando un limite: la sua è una campagna elettorale un po’ troppo sottovoce. Noto in lui una straordinaria timidezza e una sorta di mancanza di convinzione. E’ come quei calciatori che tutti dicono essere dei campioni, ma poi fanno sempre delle partite mediocri. Questo atteggiamento non lo aiuta, anche perché sento che sta iniziando a diventare un’opinione diffusa l’idea che Giachetti è in campo ma non combatte.

 

Alla fine chi arriverà al ballottaggio?

Se è vero come sembra che la Raggi è un candidato che ha già fatto il suo exploit, è più probabile un ballottaggio Meloni-Giachetti. E’ possibile un secondo turno Meloni-Raggi solo se si confermasse questa scarsa combattività di Giachetti e se vi fosse un vero crollo nell’elettorato di centrosinistra. Non escludo anche un voto di dispetto contro Renzi che può andare a Stefano Fassina. Il premier non è stato molto intelligente a insultare i referendari, perché in questo modo rischia di spingere una quota non banale di loro al non voto oppure a confluire su Fassina.

 

(Pietro Vernizzi)

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