COMUNALI & REFERENDUM/ La “mobilitazione” di Renzi? Se anche Giachetti lo scarica…

Per FABRIZIO D’ESPOSITO, il fatto che Giachetti abbia detto che le Comunali a Roma non hanno un valore politico indica che vuole prendere le distanze dal voto anti-renziano

10.05.2016 - int. Fabrizio d'Esposito
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Roberto Giachetti (Infophoto)

“I segnali di debolezza intorno a Renzi sono sempre più evidenti. Lo stesso fatto che Giachetti abbia detto che le Comunali a Roma non hanno un valore politico indica che vuole prendere le distanze dal voto anti-renziano”. E’ quanto evidenzia Fabrizio D’Esposito, giornalista politico de Il Fatto Quotidiano. Ieri, nel suo intervento durante la direzione del Pd, il segretario Matteo Renzi ha annunciato: “Facciamo cinque mesi di mobilitazione straordinaria del Pd per vincere in quanti più comuni possibile e il referendum”. Quindi si aprirà la fase congressuale: “Dal giorno dopo, congresso. Nelle modalità che riterrete: a tesi o in altri modi, farlo durare tre mesi, sei mesi o un anno”.

Renzi ha annunciato il Congresso del Pd subito dopo il referendum. Che cosa ha in mente?

Renzi conta sul fatto di vincere il referendum, e a quel punto si prepara la strada per le elezioni. Il candidato premier deve essere scelto dal congresso. Del resto se le elezioni amministrative andranno male per il Pd, la minoranza tornerà alla carica rispetto al tema del doppio incarico. Se Renzi cioè resta a Palazzo Chigi, per la sinistra Pd è necessario individuare un altro segretario.

Lei che cosa si aspetta da questa partita?

Se al premier dovessero andare in porto sia le comunali sia il referendum, il congresso sarà la sua incoronazione a leader definitivo del Pd e un lancio in vista delle elezioni. Queste ultime potrebbero tenersi tanto nel 2017 quanto nel 2018. Da buon giocatore, Renzi deciderà in base al risultato del referendum quando andare al voto.

Secondo lei Renzi riuscirà ad arrivare al congresso da vincitore?

E’ un percorso ancora tutto da scrivere, in quanto manca l’esito delle amministrative e del referendum, che poi è un plebiscito su Renzi e il suo governo. Solo dopo arriverà il congresso del Pd, che deve preparare le elezioni del 2018. Resta inoltre l’incognita della sentenza della Consulta sulla legittimità dell’Italicum. Renzi cerca dunque di tenersi buona la minoranza annunciando il congresso, il resto è ancora tutto da decidere.

Il Pd sul referendum ha le forze per la “mobilitazione totale” richiesta da Renzi?

Penso di no, noto tanti segnali di debolezza intorno a Renzi. In primo luogo mi domando con chi si possa mobilitare, dal momento che il partito non è unito. Lo stesso Giachetti ha detto che a Roma non si vota per il governo, ma per l’amministrazione della città. Significa che vuole prendere le distanze dal voto anti-renziano che è presente nel Paese e nella stessa Roma. Se ci fosse un presidente del Consiglio forte, Giachetti si farebbe scudo della sua protezione: invece tende a distinguere il voto amministrativo da quello nazionale. Per Renzi non è certamente un buon segno.

Quali incognite presenta il referendum per il premier?

Dopo che 16 milioni di italiani hanno votato sì al referendum sulle trivelle, ora il premier ne deve trovare altrettanti che votino sì alla sua riforma costituzionale. Non è affatto una sfida semplice. La speranza di Renzi è che si raggiunga un’alta affluenza: se questa arriva al 70% il premier può ottenere un successo politico, mentre se si ferma intorno al 50% rischia di uscirne sconfitto. Del resto il nervosimo di Renzi è evidente a tutti.

 

Da che cosa?

Dal fatto che sta facendo una campagna tutta incentrata su temi anti-casta, cercando di fare credere agli italiani che il Senato sarà abolito, mentre nella realtà non è affatto così.

 

Politicizzando il referendum Renzi ha diviso la magistratura. E’ una mossa cercata dal premier?

I magistrati stanno intervenendo in questa campagna referendaria per dei motivi esattamente opposti a quelli del premier. Come ha spiegato molto bene Armando Spataro su Repubblica, i magistrati rivendicano il diritto a dire la loro sulla Costituzione. Qui non è in atto una campagna politica in senso deteriore, perché si vota su quello che è il bene più prezioso per la vita politica e civile del Paese, cioè la Costituzione.

 

Un intervento dei magistrati è quindi legittimo?

E’ più che legittimo che i magistrati possano esprimere liberamente la loro opinione e condurre anche una campagna su questi temi. Che poi tutto questo avvenga in un clima di scontro tra politica e magistratura è un altro discorso. Nella riforma costituzionale ci sono però delle sgrammaticature che non si possono tacere.

 

(Pietro Vernizzi)

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