ELEZIONI COMUNALI/ Caldarola: Renzi per vincere il referendum mette a rischio i sindaci Pd

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA, l’accelerazione di Renzi sul referendum è dissennata, perché l’irritazione di chi ha deciso di votare No potrebbe diventare astensione nel voto amministrativo

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Matteo Renzi e Beppe Sala (Infophoto)

“I parlamentari dei Cinque Stelle e della Lega li capisco. Sanno che se passa il referendum uno su tre resta a casa. Sono terrorizzati di perdere la poltrona e vivere l’esperienza mistica di tornare a lavorare”. E’ l’ultimo attacco del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che martedì è intervenuto a tutto campo con un’intervista a Rep.tv. La data del referendum costituzionale è ancora da fissare, e comunque non si terrà prima di ottobre, eppure il premier è già in piena campagna elettorale. Mentre da settimane sorvola sulle elezioni amministrative che si terranno tra soli dieci giorni. Ne abbiamo parlato con Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds.

Renzi non sta più parlando delle elezioni amministrative. Perché?

Le premesse per le amministrative non sono buone. Napoli è persa. A Roma la partita si è riaperta soltanto grazie all’indebolimento della Raggi. A Milano Sala era in grande vantaggio e adesso Parisi sembra in recupero. Le amministrative non si presentano quindi in questo momento come un voto favorevole su cui fare un investimento.

Come si spiega invece la sua accelerazione sul referendum?

Questa accelerazione sul referendum è in parte dissennata, perché dividendo il campo tra il Sì e il No non aiuta i candidati sindaco del Pd. L’irritazione di chi ha deciso di votare No potrebbe diventare astensione nel voto amministrativo. Probabilmente questa accelerazione c’è perché davvero Renzi considera il referendum come una specie di giudizio di Dio. Lo ritiene cioè il vero banco di prova della sua forza politica ed elettorale, e sente che a differenza delle settimane scorse il No ha recuperato molte posizioni.

Il premier ha arruolato costituzionalisti e testate giornalistiche. Il suo metodo nella campagna referendaria è esente da rischi?

Questo metodo porta a una sola conclusione: il premier spera di dividere il fronte elettorale tra conservatori e progressisti. Chiunque si batte per il No è per lo status quo, e quindi per le pastoie parlamentari, per la duplicazione delle assemblee legislative, per l’alto numero di parlamentari pagati. Invece chi è per l’innovazione si batte per una camera unica, contro l’eccesso di burocrazia, per dimezzare il numero di parlamentari pagati dalle casse pubbliche.

Quale risultato spera di ottenere Renzi in questo modo?

In questo modo Renzi conta di cogliere un sentimento antiparlamentare che negli anni si è molto diffuso. Quello che però non ha calcolato è che nel No ci può essere un coagulo di voto antigovernativo che supera l’oggetto della riforma e che riguarda la figura stessa del premier. Il No si può così giovare di un’area di centrodestra che è molto forte nel Paese e di un’area di centrosinistra che rifiuta Renzi, la quale a sua volta non è molto piccola.

Secondo lei sul referendum Renzi è maggioranza o minoranza nel Paese?

Qualche mese fa avrei pensato che il Sì fosse nettamente maggioranza. Tuttora non credo ai sondaggi che danno il No che sopravanza il Sì, in quanto ritengo che lo spirito antiparlamentare sia talmente forte che può persino favorire il governo. Nelle ultime settimane Renzi cavalcherà molto questo spirito antiparlamentare, fino a mettere in imbarazzo lo stesso Grillo. D’altra parte credo anche che lo schieramento del No stia vivendo un’illusione.

 

Sembra perfino che Renzi parli di referendum per non dover affrontare temi scottanti come economia, lavoro e migranti.

Io li distinguerei, perché il discorso che Renzi fa sui migranti è piuttosto serio e su una linea di futuro, che gli evita anche il conflitto con il Papa. Sulla crisi economica la critica di fondo che gli si può fare è quella di non esprimere un progetto. Sul lavoro il premier ha approvato il Jobs Act, che è francamente un po’ poco. Il tema sociale che stanno affrontando le grandi democrazie è il reddito di cittadinanza, che allarga il soccorso alle fasce più deboli. In Italia invece non si vede un’iniziativa contro la povertà.

 

Nel frattempo in Belgio va in scena la guerriglia e il Regno Unito rischia la Brexit. Non crede che Renzi stia sottovalutando il contesto europeo?

Il contesto europeo è complicato e potrebbe essere drammatico se il voto in Gran Bretagna risultasse contrario all’Ue. L’Europa è attraversata dalle lotte sociali contro la riforma del lavoro di Hollande, dalle proteste in Belgio e dalla vittoria dei Verdi in Austria. D’altra parte dall’Ue Renzi ha ricevuto un bonus che riguarda la rivalutazione della ripresa economica. Credo che ora cercherà di spenderselo in modo elettorale, come è successo negli ultimi due anni, quando invece sarebbe il momento di utilizzarlo per obiettivi più strutturali.

 

(Pietro Vernizzi)

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