BALLOTTAGGI 2016/ Formica: a Roma vince Raggi, “sorprese” a Milano e a Torino

- int. Rino Formica

“Mi fa specie che D’Alema non abbia avuto il coraggio di ribadire pubblicamente le sue parole sulla Raggi, tanto più che a muoverle era una scelta di democrazia”. Parla RINO FORMICA

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Virginia Raggi (Foto dal web)

“Mi fa specie che D’Alema non abbia avuto il coraggio di ribadire pubblicamente le parole che aveva detto in privato sulla Raggi, tanto più che a muoverle non era stato rancore personale contro Renzi ma una scelta che riguarda la democrazia nel nostro sistema politico”. Lo rimarca Rino Formica, ex ministro del Lavoro e per due volte ministro delle Finanze. Mercoledì Repubblica ha pubblicato indiscrezioni in base a cui l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, privatamente avrebbe detto: “Voto per la Raggi e invito chi mi chiede un consiglio a fare altrettanto”. In giornata è arrivata la smentita di D’Alema, che ha precisato: “Si tratta di una montatura contro di me. Stanno cercando un capro espiatorio perché pensano che i risultati di domenica non saranno soddisfacenti come vorrebbero”.

Formica, lei come legge il caso D’Alema relativo alle sue presunte affermazioni sulle comunali di Roma?

D’Alema è da tempo che all’interno del Pd, insieme a una parte della minoranza del suo partito, dimostra segni di insoddisfazione e di ostilità. Quando la minoranza Pd ha posto il problema della connessione tra il voto referendario e la legge elettorale, ha messo in relazione due cose apparentemente distinte ma in realtà legate tra loro. La riforma costituzionale infatti, con semplificazione e accentramento di potere da parte del governo, cade in un periodo nel quale c’è una forte crisi del sistema politico. A ciò si aggiunge una forte ondata di personalizzazione della politica che nell’area di centrosinistra è interpretata da Renzi.

Perché tutto ciò si lega al sistema elettorale?

Perché l’Italicum dà un premio al partito che raggiunge la maggioranza relativa, facendola diventare ampia maggioranza assoluta. Il problema posto dalla minoranza Pd quindi non è soltanto di efficienza e di semplificazione, ma anche di scontro tra democrazia e totalitarismo. Quando D’Alema e la sinistra interna pongono questo problema, toccano dunque una questione che riguarda l’intero sistema politico italiano.

Che cosa c’entra tutto ciò con le presunte dichiarazioni di D’Alema sulla Raggi?

Se ciò che muove D’Alema non è un rancore personale, ma una valutazione del rischio democratico che sta correndo il Paese, mi fa specie che non abbia avuto invece il coraggio di confermare pubblicamente ciò che aveva detto in privato.

Lei come spiega il fatto che D’Alema abbia invece smentito tutto?

In D’Alema c’è un residuo di patriottismo di partito alla vigilia delle elezioni. Non è comunque un caso che la vicenda sia scoppiata alla vigilia delle elezioni, quando questi giudizi erano già in circolo negli ambienti giornalistici da almeno 15 giorni.

Perché a sollevare l’intera vicenda è stata proprio Repubblica?

La frantumazione in atto nella società italiana è un fatto di carattere generale: non c’è più un corpo organico e unitario. Anche all’interno di Repubblica ormai ci sono più linee, e quindi probabilmente la mano destra non sa che cosa fa la mano sinistra. Ma anche nella stessa mano destra e mano sinistra il pollice non sa che cosa fa l’indice e l’indice non sa che cosa fa l’anulare.

 

Veniamo alle comunali nelle grandi città. Renzi come affronta la prova di questi ballottaggi?

Pd e Forza Italia sono costretti a giocare in difensiva. C’è una sola forza che è all’offensiva, M5s. I Cinque Stelle allo stato attuale sono molto coesi e organici, anche se i loro problemi arriveranno subito dopo la conquista di Roma. Forza Italia e Pd invece affrontano la campagna elettorale da posizioni difensive, non offensive. Nella stessa Milano dove è in atto la sfida tra Pd e centrodestra entrambi i candidati sono all’offensiva con metodi difensivi.

 

In che senso?

Il voto a Milano è un fatto molto milanese, in quanto la città si vuole tirare fuori dalla crisi del sistema politico italiano. In questo stato confusionale in cui tutte le vacche sono nere, Milano vuole trovare una soluzione che sia la meno traumatica sia che vinca l’uno sia che vinca l’altro. In questo modo si tenta di uscire senza intignarsi da un conflitto politico tra “disarmati”. Come si dice al mio paese, “i foderi combattono e le sciabole sono appese”.

 

Si aspetta delle sorprese dai ballottaggi?

Il ballottaggio si presta alle sorprese, ma in definitiva le uniche due città dove ciò può avvenire sono Roma e Torino. A Milano Sala e Parisi sono sul filo, e quindi se come penso vincerà il centrodestra non sarà poi una grande sorpresa. La grande sorpresa può esserci se vince Giachetti a Roma o la Appendino a Torino. Che Giachetti vinca però non mi pare possibile, anzi penso che oramai il distacco della Raggi sarà molto largo. L’unica città nella quale può esserci una sorpresa è Torino.

 

(Pietro Vernizzi)

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