RETROSCENA/ Così Renzi & Boschi cambiano l’Italicum per salvare il referendum

- Anselmo Del Duca

Alcuni indizi suggeriscono che Renzi sarebbe pronto a cambiare l’Italicum. Magari dopo il 5 agosto, quando le camere chiudono. Per fare un blitz a settembre. ANSELMO DEL DUCA

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Matteo Renzi (LaPresse)

Diceva Agatha Christie che due indizi sono una coincidenza, ma che tre fanno una prova. Ecco: alla coincidenza ci siamo, ma presto potremmo arrivare alla prova. Quale? Quella che Matteo Renzi abbia deciso di rompere gli indugi, e di passare all’azione, prendendo in mano il garbuglio della legge elettorale ben prima del referendum confermativo della riforma costituzionale. Obiettivo: ammorbidire molti oppositori di sinistra (e non), convincendoli che sì può votare sì, senza correre il rischio di squilibrare pericolosamente tutto il sistema istituzionale ridisegnato dalla riforma Boschi. E — non secondario — senza consegnare ai 5 Stelle una facile vittoria alle prossime elezioni politiche da svolgersi con l’Italicum.
Il secondo indizio, quello che fa coincidenza, è un sibillino post scriptum al fondo domenicale di Eugenio Scalfari, consueto appuntamento dei lettori di Repubblica. “Ho saputo da una fonte molto attendibile — scrive il grande vecchio del giornalismo italiano — che Renzi ha deciso di metter mano alla riforma elettorale in modo drastico e prima del referendum costituzionale. Quindi entro qualche settimana”. Al di là del giudizio positivo, anzi sollevato, che ne dà Scalfari, se questa anticipazione fosse confermata cambierebbe radicalmente il panorama politico.
Che non si tratti di un’ipotesi campata per aria si capisce se si ricorda che le parole di Scalfari seguono di appena quattro giorni l’intervista al Foglio con cui Giorgio Napolitano, gendarme delle riforme e del governo Renzi, ha messo nel mirino proprio l’Italicum. Secondo l’ex capo dello Stato il consolidarsi del tripolarismo che si è visto nelle amministrative impone un ripensamento del meccanismo previsto dalla legge elettorale che — per la sola Camera dei Deputati — è entrata in vigore il primo luglio scorso. “Una revisione del sistema elettorale credo sia da considerare — è la riflessione di Napolitano — nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio, che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno”.
Non costituisce invece un terzo indizio (e, quindi, una prova) il Bersanellum lanciato dalla sinistra dem. Anche qui si propone di archiviare il ballottaggio, ma la coincidenza appare più che altro casuale, frutto del disperato tentativo di uscire dal vicolo cieco in cui la minoranza si è cacciata: il vorrei, ma non posso, vorrei votare no alla riforma costituzionale, ma non è possibile farlo per non rompere con il partito.
Certo, dopo le batoste di Roma, Torino e Napoli, Renzi (e i renziani) hanno avviato una riflessione profonda sul che fare per evitare di andare a sbattere a novembre. E l’idea di accontentare chi chiede il ritocco dell’Italicum appare ogni giorno che passa come la più praticabile per ricompattare il partito e rilanciarsi verso la vittoria. Uno spariglio che avrebbe di certo la benedizione dell’attuale inquilino del Quirinale, ma che si presenta non privo di rischi.

Il problema è evitare che accettando di metter mano alla legge elettorale si finisca per aprire un vaso di Pandora di richieste di modifica contrastanti e, alla fine, inconciliabili.
Ecco che agosto arriva a proposito. La pausa dei lavori parlamentari, a partire dal 5 agosto, potrebbe dare il tempo a Renzi di mettere a punto una proposta forte, magari cercando sponde fra i centristi e in Forza Italia, cui andrebbe concessa la possibilità di dare vita a coalizioni. In cambio il premier potrebbe ottenere se non un sì, almeno un atteggiamento morbido sul referendum.
Alla riapertura delle Camere, a settembre, si potrebbero creare le condizioni per una sorta di blitz, onde arrivare all’approvazione dell’Italicum 2.0 in almeno un ramo del parlamento entro la data del referendum, che ancora non è stato ufficialmente fissata. E forse non è un caso.
Prioritario per il premier è mettere al sicuro il risultato del referendum. Lo si capisce bene dalle parole del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. A Livorno, a chi le chiedeva se il suo progetto non fosse sbagliato ha risposto che è impensabile ricominciare tutto da capo. “E’ il tempo delle scelte — ha aggiunto — lo Stato risparmierà 500 milioni di euro l’anno”.
Assai più flessibile è, al contrario, apparsa la Boschi in materia elettorale, ritenendola modificabile se si formerà in parlamento di una maggioranza in grado di migliorare l’Italicum. Una conferma di quanto dichiarato da Renzi nell’ultima direzione Pd. Se non si tratta del terzo indizio che andavamo cercando, quello che dà la certezza di una prova, ci siamo vicini.
E ci vorranno pochi giorni per capire se lo stato maggiore renziano fa sul serio oppure no. Se Scalfari sarà smentito, però, il rischio per la leadership renziana di infrangersi sulla scogliera referendaria si farebbe ogni giorno più concreto. Esattamente il rischio che con la sua consueta lucidità ha indicato Napolitano e che, forse, anche Renzi ha cominciato a capire.



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