DIETRO LE QUINTE/ Nomi e cognomi di chi lavora al dopo-Renzi (Usa compresi)

C’è grande confusione sotto il cielo renziano: e i guai di MPS si sommano ai problemi interni, come le rogne di Alfano e i complotti di vecchi amici (tra loro). GIANLUIGI DA ROLD

08.07.2016 - Gianluigi Da Rold
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Massimo D'Alema (LaPresse)

C’è grande confusione sotto il cielo renziano, ma non c’è proprio nulla che vada bene. E parafrasando ancora il defunto “Grande timoniere “cinese, sembra del tutto inutile “sparare sul quartier generale”, perché questo quartier generale offre l’impressione di liquefarsi da solo nel grande caldo in attesa dei primi raffreddori autunnali.
La famosa “luna di miele” del “rottamatore” con il paese è finita, di fatto, da quasi un anno, dal tempo di quelle elezioni regionali così poco partecipate. Ma quello che è avvenuto dopo, tra promesse mancate, 80 euro da restituire per alcuni, alcune riforme costituzionali misteriose o incomprensibili, il risultato delle amministrative e la famosa difesa del risparmio nelle banche italiane, è sfociato in un brusco confronto a colpi di strofinacci nella cucina di casa.
Matteo Renzi, nonostante le apparenti e sbandierate buone relazioni europee, deve trovare in pochi giorni circa dieci miliardi di euro per salvare il Monte dei Paschi di Siena, la grande cassaforte del vecchio Pci, uno dei “padri nobili” dell’attuale Partito democratico. Persino Breznev, forse in Purgatorio, andrà fuori dai gangheri, pur dopo aver sopportato Dubcek e il movimento di Bratislava.
Non si capisce ancora bene quali siano le regole europee che si possono rispettare e quelle che non si possono onorare per salvare capra e cavoli. Certamente il cosiddetto “bail-in” non si tocca, perché il croupier lussemburghese che presiede la Commissione di Bruxelles e i suoi mandanti tedeschi diventerebbero belve. Sono già incavolati con Spagna e Portogallo per alcuni parametri non rispettati e il croupier, sensibile ai “paradisi fiscali”, non sopporta il “benessere dilagante” di Spagna e Portogallo (come quello greco) e minaccia sanzioni. In più è arrivato il “diplomatico” Jeroen Dijsselbloem che ha quasi tuonato: “L’Italia rispetti la direttiva sul bail-in”.
In tutti i casi non si capirebbe bene che cosa accadrebbe con il salvataggio di Mps e la situazione di altre banche italiane, sia quelle andate a gambe all’aria (almeno per azionisti e risparmiatori) come Etruria e Vicenza, ma anche per altre che sembrano entrate in seria difficoltà, nonostante le rassicurazioni dell’impareggiabile Pier Carlo Padoan. Si parla di un interesse, ad esempio, di fondi americani per alcune ex popolari. Forse occorrerebbe essere più precisi.
In ogni caso, tutto questo can-can bancario, ha portato, alla fine di un percorso troppo tortuoso, dalla luna di miele alla possibile crisi di governo. Se si aggiunge a questo il “ballo” messo in scena dalle procure, con Ilda Boccassini che prende a schiaffi (metaforici s’intende) Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, per le infiltrazioni mafiose all’Expo di Milano (negli appalti, ma non nei subappalti: urca!) e “l’affare Alfano”, con la coda del padre e del fratello, si capisce che da un lato le procure italiane non amano le Authority indipendenti (direttiva di Piercamillo Davigo, numero uno) e dall’altro che non hanno alcuna intenzione di risparmiare il loro potere anche di questo governo.

E’ un’ipotesi azzardata e piena di incognite quella di una crisi di governo, ma vale la pena di comprendere che cosa si sta muovendo dietro le quinte. Lasciamo perdere la cosiddetta minoranza del Pd nel suo complesso, che ha certamente alcuni personaggi di rilievo, ma è pure ricca di protagonismo inconsistente, più adatto agli schermi televisivi che all’azione politica. Ci sono però alcuni protagonisti della “mitica” seconda repubblica (quella che avrebbe salvato l’Italia dal baratro!) che fanno sempre venire i brividi, ma che in politica hanno il loro peso e stanno facendo alcuni calcoli.
Massimo D’Alema, a quanto sembra, ha rialzato i baffi. Rilascia dichiarazioni e interviste, critica aspramente Renzi e non si sottrae all’ipotesi di una crisi di governo, che potrebbe essere pure immediata. Poi c’è Romano Prodi, il “professore babbeo”, secondo Enrico Cuccia, magari armato di “pendolino” gradoliano, ma sempre influente e ora impegnato alla ricostruzione di un fronte comune con il vecchio “Nane” Bazoli, impegnato nel controllo, insieme a Urbano Cairo, di Rcs Corriere della Sera, contro la cordata di Andrea Bonomi. Ripetizione di una battaglia storica che lascia sul terreno sempre morti e feriti, “frati neri” e massoni.
Sono da leggere attentamente in questi giorni gli editoriali di Paolo Mieli, che si è subito arruolato con i superstiti della “seconda repubblica”, senza però rifiutare di diventare il padre nobile dei pentastellati grillini. Carriera esemplare quello dello storico Mieli: da Potere operaio al “Comico Grillo”. In fondo tragedia e farsa che continuano a ritmare i cicli storici.
A questo gruppo di belle speranze non sarebbero estranei neppure “pensatori” di un accordo trasversale con la Forza Italia del Cavaliere convalescente e con il movimento di spostamento e ricompattazione che dal Nuovo centro destra ritornerebbe alla ricostituzione del vecchio centro destra, con l’abbandono di Angelino Alfano e il disimpegno di Ncd dal governo. Il passo immediato potrebbe essere un governo non tecnico, ma di tregua per gestire gli affari correnti e preparare le elezioni.
Un rischio feroce, secondo alcuni, perché queste elezioni, in una situazione istituzionale tutta da decifrare, preparerebbero quanto meno il successo dei pentastellati e l’ultima svendita del paese Italia, con l’incoronazione a premier di Luigi Di Maio, che ha già superato in popolarità Matto Renzi. Con — in più — una concezione della democrazia diretta via internet da mettere i brividi alla schiena.
Ma non è impossibile che a questa ipotesi di definitiva destrutturazione italiana, per loro giochi e interessi strategici, possano pensare gli americani.
Magari l'”Ignazio Marino” della Casa Bianca, pardon al secolo Barack Obama, potrebbe pensare di gestire direttamente anche la situazione italiana, dopo i noti “successi alla rovescia” di Medio Oriente e Brexit.
C’è da notare, con grande tristezza, che tutto questo lavorìo nel retrobottega avviene nel mezzo di una guerra mondiale, non troppo intermittente o dimezzata come — armati di santo ottimismo — sostengono alcuni. 

Nel mezzo di una crisi economica senza precedenti ormai neppure nel secolo scorso. Nel peggiore collasso storico delle classi dirigenti mondiali, senza nessuno che proponga alternative credibili e realizzabili basate su un’autentica cultura di governo.
Forse bisognerà convivere con un’estate rovente, non solo per il caldo, ma con verosimili crolli di Borsa al di qua e al di là dell’Atlantico, dati economici sconfortanti e previsioni per il 2017 ancora peggiori. Vivremo “tempi di ferro”, ecco la realtà. E intanto per l’Italia, non essendoci alternative, aspettiamoci acrobazie sui referendum programmati, in un clima da tragicommedia.
Quindi aspettiamoci le analisi di giustificazione a questa nuova fase di crisi: tutta colpa dei campagnoli inglesi, a cui danno pure il diritto di voto! E questi hanno votato niente meno che per la Brexit. Che tempi!

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