VITTADINI/ Cl non cerca l’egemonia in politica. Renzi? Impari a chiedere aiuto

- int. Giorgio Vittadini

Il Meeting schierato? “Il voto al referendum è un fatto personale e di coscienza”. Pubblichiamo l’intervista di GIORGIO VITTADINI uscita oggi sul “Corriere della Sera”

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Giorgio Vittadini (Foto LaPresse)

Comunione e liberazione voterà Sì alla riforma della Costituzione?
“Il voto al referendum è un fatto personale e di coscienza”.

Al Meeting di Rimini che inizia venerdì saranno molte le voci a favore, a partire da quella del ministro Boschi.
“Ci sarà un dibattito equilibrato. Saranno presenti con il ministro anche Sabino Cassese e un costituzionalista come Francesco Paolo Casavola, schierato per il no. In questo modo, come ha auspicato il presidente Mattarella, è possibile capire le ragioni di merito”.

Giorgio Vittadini, lei ha presieduto la Compagnia delle opere e guida la Fondazione  per la Sussidiarietà: a titolo personale sa già che scelta farà nell’urna alla consultazione di novembre?
“Ancora non lo so e voglio proprio usare il Meeting per capire. Sono d’accordo sulle questioni che riguardano la semplificazione delle decisioni. Come si capisce anche attraverso la mostra sui 70 anni della Repubblica che abbiamo costruito con Luciano Violante, quando è stato creato l’assetto istituzionale c’erano partiti forti che potevano decidere e istituzioni deboli per evitare rischi di totalitarismo. Oggi non è più così. Sono invece molto in disaccordo sulla parte che riguarda il rapporto tra lo Stato centrale e le Regioni. Ma qualunque sarà l’esito si deve aprire una fase di ripensamento costituzionale”.

Il Meeting compie 37 anni. Qual è il vostro messaggio?
“Come dice il titolo del Meeting, “Tu sei un bene per me”, così come quello della mostra “L’incontro con l’altro: genio della Repubblica”, il confronto con chi è diverso è l’aspetto fondante della civiltà e della propria identità contro un mondo di steccati. A Rimini si incontreranno il ministro dell’Interno tedesco e Alfano, il quartetto tunisino premio Nobel per la pace, il Grand Muftì di Croazia, Romano Prodi e monsignor Tomasi che parlano dell’Africa… Lo spirito è quello dell’incontro tra san Francesco e il Sultano, come modo per vincere anche la violenza terroristica”.

Come dice il Papa, non è in corso quindi una guerra di religione.
“Certo, è una guerra di potere, ideologica ed economica che usa la religione per coprirsi. In tutti i fronti c’è chi vuole guerra e violenza. Quando c’era la guerra tra protestanti e cattolici, cinque secoli fa, era forse diverso?”.

Non tutti nella Chiesa la pensano così.
“La vita della Chiesa ha sempre avuto dentro San Francesco e i guerrafondai. E’ il grande tema: la fede come egemonia o la fede come presenza? E’ la stessa storia del movimento in cui io vivo”.

Per molti rappresentanti di Cl il cristianesimo è stato anche egemonia.
“Questo infatti è un percorso e un travaglio anche dentro di noi. Noi non siamo i puri contro gli impuri. Io stesso devo lottare dentro di me contro l’idea dell’egemonia”.

Sbaglia oggi chi tra voi si impegna in politica?

“Cl non si identifica in alcuno schieramento. Lo scopo del Movimento, e lo dico citando Giussani e Carrón, è educare alla fede e all’umano. Chi tra noi fa la scelta dell’impegno politico lo fa a titolo personale”.

Si offende quando sente parlare di Cl come una lobby?
“Non mi offendo semplicemente perché non è vero. Significa attribuire al Movimento gli errori di alcuni e non vedere le miriadi di opere, penso al Banco Alimentare, all’apertura ecumenica, all’educazione di giovani che escono dal nichilismo. Il manicheismo a qualunque livello è uno degli errori più grandi della storia”.

Lei è stato amico di Jannacci, un’icona della sinistra. E prima del voto per il Comune di Milano aveva auspicato la vittoria di uno Jannacci della politica. E’ andata così?
“Enzo, come Gaber e altri parlava della vita reale. Del barbone, dell’operaio che si innamora, della periferia. La politica ha dignità se si accorge dei particolari. Da questo punto di vista Milano oggi è l’inizio della ripresa della politica. Sia Sala sia Parisi hanno parlato di contenuti alla città, entrambi con toni bassi, senza trionfalismi e Milano lo ha apprezzato. Si sono dimenticati Berlusconi, Salvini, La Russa, Renzi. Non c’è bisogno del demiurgo ma di partiti che siano espressione di ideali e interessi legittimi. Questo è il valore della Prima Repubblica che dobbiamo recuperare”.

Al Meeting viene contestato di essere sempre filogovernativo. Che giudizio dà del governo Renzi?
“Non filogovernativi, ma da tempo preoccupati che l’Italia s’impoverisca. L’azione di questo governo sullo scenario internazionale è giusta, anche perché è benemerito tutto questo lavoro di rappresentanza dei nostri interessi senza appiattirsi sull’Europa. Ma Renzi sbaglia quando dice: “Tutto risolto, gli altri erano cattivi”. Bisognerebbe dire: “La situazione è difficile, facciamo quel che possiamo, abbiamo bisogno di voi”.

Insomma Renzi dovrebbe essere più umile.
“Nessuno può risolvere da solo i problemi del Paese. Quando la barca affonda bisogna che tutti collaborino, chi guida e chi rema. Come cantavano i Blues Brothers: everybody needs somebody”.

Lei ha raccontato di aver votato Berlusconi nel 2008, per poi restare deluso dal “fallimento della sua rivoluzione liberale”. Che cosa pensa ora dell’aggregazione liberalpopolare che vorrebbe costruire Parisi?
“Sono lodevoli tutti quei progetti che partono dai contenuti. Rajoy ha perso due elezioni di seguito, per otto anni ha ricostruito il programma, poi ha vinto. Quando la Merkel ha quasi pareggiato invece di comprarsi qualche deputato ha costruito un programma di quasi mille pagine. E lo sta attuando”.

(Marco Ascione)

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