SCENARIO/ Posselt: l’Ue è un disastro, ecco come rifarla

- int. Bernd Posselt

Per BERND POSSELT, l’Ue non deve intervenire in tutti gli ambiti, ma nei campi nei quali gli Stati sono troppo piccoli per prendere una decisione abbiamo bisogno di uno sforzo comunitario

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Martin Schulz (LaPresse)

«L’Unione europea non dovrebbe intervenire in tutti gli ambiti, ma nei campi nei quali gli Stati nazionali sono troppo piccoli per prendere una decisione, abbiamo bisogno di uno sforzo comunitario e di una cooperazione tra i singoli governi. Era questa l’idea dei padri fondatori dell’Europa». Lo afferma Bernd Posselt, politico e giornalista tedesco, portavoce del Sudetendeutsche Landsmannschaft (Associazione dei tedeschi del Sudetenland), che martedì è intervenuto come relatore al Meeting di Rimini.

Posselt, come si spiega l’attuale stallo della politica europea in tema di migranti?

Lo stallo nelle politiche migratorie europee è un disastro causato dagli Stati nazionali, che hanno bloccato qualsiasi tentativo di soluzione di questo problema. Nel 1998 individuammo la soluzione che andava trovata per tutte le questioni aperte relative ai migranti, dal controllo dei confini alla distribuzione dei profughi nei singoli Stati. Il piano, però, fu adottato soltanto da due Paesi membri cioè Italia e Germania.

Perché dal 1998 a oggi non si è riusciti a sbloccare la situazione?

Oggi ci troviamo di fronte a un disastro perché le istituzioni europee sono pronte per agire, ma alcuni Stati membri si oppongono. Ci sono buone probabilità di arrivare a una soluzione a settembre. Lo scorso luglio il Parlamento europeo ha votato sulla creazione di una guardia costiera europea e su un controllo comunitario dei confini: nel prossimo autunno potremo incominciare ad attuare queste misure. Abbiamo però accumulato un ritardo di 18 anni.

Lei ritiene che il referendum britannico abbia messo in luce la necessità di un’Ue differente?

Il comportamento della Gran Bretagna nei confronti del processo di integrazione europea è sempre stato caratterizzato da un atteggiamento ambivalente. L’Unione europea è stata sempre erroneamente concepita dagli inglesi soltanto come uno spazio di libero mercato, e mai come un’occasione per l’integrazione politica. Oggi che il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Ue abbiamo la possibilità di proseguire con l’integrazione politica che finora era rimasta ferma. Per alcuni anni ci sono stati diversi ostacoli rispetto a questo cammino, in quanto quest’ultimo richiede un negoziato sulle soluzioni che riguardano la cooperazione. Nell’ottica di un’Unione politica dal mio punto di vista la Brexit rappresenta dunque più un’opportunità che un problema.

Per affermare una maggiore integrazione politica è necessaria una governance Ue più centralizzata?

Il problema non è se si debba centralizzare o meno la governance, bensì che l’Unione europea non dovrebbe essere competente in tutti i campi. Ma nei campi nei quali è giusto che la competenza sia dell’Ue, in quanto gli Stati sono troppo piccoli per decidere, abbiamo bisogno di uno sforzo comunitario e di una cooperazione tra i singoli governi. Era questa l’idea dei nostri padri fondatori. Il mio auspicio è che Matteo Renzi e Angela Merkel raggiungano questo tipo di intesa dopo il vertice di Ventotene. L’Italia oggi ha la grande opportunità di assumere un ruolo più forte all’intero dell’Europa.

 

Che cosa ne pensa della maggiore flessibilità richiesta dal premier Renzi?

Il governo italiano potrebbe fare di più per rimettere in ordine i conti pubblici, ma ha comunque già attuato molte misure positive. Sarebbe una vera sfortuna se questo autunno portasse con sé una destabilizzazione dell’Italia. Non mi considero un amico politico del premier Renzi, e ci sono molte questioni rispetto a cui non la penso come lui, ma ritengo che ciò di cui ha bisogno l’Italia sia stabilità e non invece la destabilizzazione che vorrebbe portare il Movimento Cinque Stelle.

 

A proposito, nel 2017 si voterà in Francia e Germania. Che cosa accadrebbe se dovessero vincere i partiti euroscettici?

In Germania i partiti euroscettici non hanno nessuna possibilità di acquisire influenza, mentre in Francia esiste effettivamente il rischio di una loro affermazione. Proprio per questo i socialisti francesi necessitano di una nuova leadership che sostituisca quella di Francois Hollande. A novembre lo stesso Partito Repubblicano deciderà se confermare o meno la leadership di Nicolas Sarkozy. A quel punto i partiti democratici di tutti e tre i Paesi avranno il dovere di impegnarsi per una nuova collaborazione trilaterale per la stabilità di Francia, Germania e Italia. È ciò di cui ha bisogno l’Europa.

 

(Pietro Vernizzi)

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