SCENARIO/ Dal referendum alle olimpiadi, il problema di Renzi si chiama D’Alema

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA, D’Alema sta personalizzando troppo il No al referendum, dimenticando che non può pensare di sospingere le altre forze di centrodestra a schierarsi dietro di lui

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Massimo D'Alema (Foto: Lapresse)

“Massimo D’Alema sta personalizzando troppo il No esattamente come Renzi aveva personalizzato troppo il Sì”. Lo afferma Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds, secondo cui “mettendosi alla testa del partito del No al referendum, D’Alema ottiene involontariamente due risultati: disintegra la sinistra interna, perché dimostra che è acefala, e sospinge le altre forze del No, inclusi Stefano Parisi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a schierarsi dietro di lui”. Intervenendo a una festa della sinistra a Vicenza, Massimo D’Alema ha annunciato che sta preparando una riforma costituzionale alternativa a quella di Renzi ed è tornato a polemizzare con il premier: “Sta accumulando sconfitte su sconfitte. Io però non ho chiesto le sue dimissioni. Ha fatto tutto lui, dice e disdice. Renzi contro Renzi. Noto però con piacere che ora ha sconvocato le urne anticipate”.

Caldarola, partiamo dalle polemiche post terremoto. Lega Nord e M5s si sono opposti alla scelta di Vasco Errani come commissario per il terremoto. Quali sono le reali motivazioni politiche?

Di puro disturbo. Poiché i Cinque Stelle non sono riusciti a trovare una ragione per criticare Renzi sulla vicenda del terremoto, sostengono la tesi che il premier intenda nominare Vasco Errani per sottrarre alla minoranza di Pierluigi Bersani un autorevolissimo personaggio. La verità è che Errani è stato un governatore con i controfiocchi, si è occupato del terremoto in Emilia-Romagna ed è uscito indenne da una persecuzione giudiziaria. Ha quindi tutti i titoli per questo incarico.

Il Messaggero ha ipotizzato che le Olimpiadi possano essere spostate da Roma a Milano. Che cosa c’è dietro a questa vicenda?

In questo momento non si capisce bene quale sia l’effettivo atteggiamento del sindaco Virginia Raggi e di molti suoi assessori. Siamo in piena indecisione di fronte alle Olimpiadi, perché M5s aveva pronunciato un rifiuto molto secco ma ora si rende conto che le Olimpiadi in ogni caso se gestite bene sono un’occasione straordinaria. L’ipotesi di Milano fa parte della sfida che porta a dire che laddove Roma non crede di essere all’altezza, può farlo il capoluogo lombardo. Ciò sposterebbe ancora di più il baricentro italiano sulle spalle di Milano e sarebbe una sconfitta per Roma.

Renzi ha annunciato che si voterà nel 2018 anche se al referendum vincessero i No. Perché il premier ha deciso di capovolgere la sua impostazione?

Renzi ha deciso di rovesciare la sua iniziale impostazione che era fondata sul fatto che il referendum fosse pro o contro di lui. Se avesse quindi detto che di fronte a una vittoria del No si sarebbe dimesso, inevitabilmente avrebbe re-innescato il tema del referendum sulla sua persona. Negando le elezioni anticipate è come se dicesse che il governo non è coinvolto nella battaglia referendaria. Noi sappiamo che questo non è vero perché il governo è coinvolto eccome, e non potrebbe essere altrimenti. Le affermazioni di Renzi servono quindi a sottrarre il suo nome dalla disputa referendaria, e vanno prese più come un’affermazione di propaganda che come un’intenzione politica vera.

Ma allora Renzi che cosa intende fare realmente?

Di fronte a una sconfitta di misura dei Sì, Renzi potrebbe restare tranquillamente al suo posto. Se invece, fatto che non ritengo probabile, il No dovesse umiliare il Sì, è del tutto evidente che Renzi dovrebbe trarne le conseguenze.

 

Intanto D’Alema si è messo alla testa di un partito del No. Qual è il vero valore politico della sua discesa in campo?

Con questa mossa Massimo D’Alema diventa fondamentalmente il vero avversario politico di Renzi. Quindi ottiene involontariamente due risultati: disintegra la sinistra interna, perché dimostra che è acefala, e sospinge le altre forze del No, inclusi Stefano Parisi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a schierarsi dietro di lui. La considero una mossa azzardata.

 

In che senso?

D’Alema sta personalizzando troppo il No, esattamente come Renzi aveva personalizzato troppo il Sì. Il risultato è che questo referendum rischia di configurarsi come una partita tra Matteo Renzi, segretario del Pd, e Massimo D’Alema, che è stato uno dei suoi fondatori. Per gli elettori degli altri partiti finirà per apparire come una sfida tutta interna al Pd.

 

Il cambiamento di rotta di Renzi nasce anche dal fatto che subodora che la Consulta intende bocciare l’Italicum?

Tutto lascia pensare che l’Italicum non passerà indenne dalla sentenza della Corte costituzionale. Se ciò accadesse sarebbe una sconfitta del Renzi legislatore, ma al Renzi premier sarebbero tolte le castagne dal fuoco. Il premier sta subodorando soprattutto il rischio di una sconfitta al referendum. Se la battaglia referendaria si carica di significati politici, è facile che nel No confluisca tutto il malessere nazionale.

 

Renzi che cosa può controbattere a questo malessere?

Renzi può sostenere il Sì con una parola d’ordine di tipo grillino: riduciamo il numero dei senatori e non paghiamoli, così colpiamo la casta. Quella che si prospetta è quindi una partita non bellissima. Il premier teme di perdere ma non ha già perso, anche perché si voterà alla fine di novembre. In questo arco di tempo possono accadere cose molto negative capaci di nuocere a Renzi, ma anche dei fatti abbastanza positivi capaci di rafforzarlo. Nessuno di noi farebbe oggi il pronostico su chi vincerà la Champions League, e la stessa prudenza ci vuole anche per quanto riguarda il referendum.

 

(Pietro Vernizzi)

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