SONDAGGI/ Buttaroni: M5s cresce ancora, Renzi penalizza Gentiloni (22%)

- int. Carlo Buttaroni

Difficile fare previsioni elettorali: la gente va dietro al leader di turno, se cambia questo cambia anche il voto. Solo il M5S mantiene e aumenta il consenso. CARLO BUTTARONI (Tecnè)

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Beppe Grillo con Davide Casaleggio (LaPresse)

“Le prossime elezioni sono una incognita totale” dice Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di sondaggi Tecnè a ilsussidiario.net. Il motivo è che dopo la caduta delle grandi ideologie, l’elettorato è diventato “liquido”, si sposta parecchio e invece di seguire la vecchia logica di appartenenza ad aree politiche, segue il leader di turno. Solo il Movimento 5 Stelle, che Buttaroni definisce “il partito più lontano” perché fuori da ogni logica di appartenenza, ha una base elettorale fissa e sicura che dopo il caos suscitato da Grillo all’Europarlamento “non solo non ha visto una flessione, ma anzi una crescita in termini di sondaggi”. Ecco cosa ci ha detto.


In una intervista al Corriere della Sera Massimo D’Alema ha affossato Renzi. Il Pd cerca un leader che non trova. Lei lo vede? Chi potrebbe essere?

In questo momento è assai difficile fare una previsione di questo tipo. Ci sono due parti contrapposte che sono molto distanti fra loro, e in realtà se scendessimo nel dettaglio troveremmo anche altre sfumature più difficili da cogliere. Più che un partito, il Pd oggi è una coabitazione di due partiti diversi, è difficile trovare una figura di sintesi.

Non vede proprio nessuno?

In questo momento una figura capace di raccogliere le diverse anime del partito non c’è. Le figure più note sono quelle che si sono già spese e che oggi si propongono con una contrapposizione molto netta verso la maggioranza del partito.

Da dove dovrebbe provenire una figura di sintesi?

Io credo che prima di tutto nel Pd debbano prima trovare un terreno comune e solo dopo un leader, una figura che lo rappresenti. La grande sintesi si potrebbe trovare solo nel modo che in fondo è la storia di questo partito: attraverso un processo congressuale che parta però dalle primarie.

Renzi, ovviamente, propone se stesso e non è escluso che punti alle elezioni anticipate a giugno. “Ripartiamo dal 40 per cento” come ha detto dopo il referendum è una cosa che sta in piedi?

Dobbiamo rovesciare la logica. Siamo abituati a misurare ogni leader sulla base di quanto può raccogliere, ma in realtà il processo parte dalla situazione opposta. Ci dovrebbe essere un’area politica con il suo rappresentante e quest’area politica raccogliere consensi in termini di corrispondenza alle aspettative. In ogni caso, oggi il Pd raccoglie consensi intorno a Renzi, è il partito di Renzi. 

E’ un processo che da tempo sembra essere diventato di tutti i partiti, cominciando da Berlusconi che quando si schiera fa prendere voti al suo partito.

Ogni partito esprime un leader e quel leader è il leader che ha i consensi. Se il Pd avesse un altro leader non sappiamo quanto voti prenderebbe, quando cambia il leader cambiano anche gli elettori di riferimento. La fine delle ideologie ha comportato che il voto diventasse più liquido e più mobile. Se oggi il Pd è a quota 30%, con un altro leader potrebbe avere di più o meno voti, chi può saperlo?

 

Ammesso che si vada verso il proporzionale, il Pd e Berlusconi avrebbero i numeri per fare un governo?

Dalle ultime simulazioni il proporzionale senza premio non darebbe una maggioranza parlamentare a Pd e Forza Italia insieme, ci sarebbe bisogno di trovare altri seggi. Le elezioni rimangono una grande incognita. Con una tripolarizzazione del consenso consideriamo tre forze che non rappresentano il 100% degli elettori, resta fuori un 10% che non sappiamo chi voterà.


Grillo ha fatto delle giravolte in Europa che sfiorano il dilettantismo: eppure alcuni suoi colleghi sondaggisti dicono che gli elettori non lo penalizzano: perché?

Anche noi abbiamo registrato addirittura una crescita dopo le ultime vicende europee. Le ragioni sono due.

 

La prima?

Alla maggioranza dell’opinione pubblica quanto successo all’europarlamento interessa molto poco. La seconda ragione è la natura del consenso del Movimento 5 Stelle.

 

Il partito dell’antipolitica e della protesta?

Non solo. I cinque stelle raccolgono consensi non solo per ciò che propongono, ma in funzione di quanto gli altri partiti raccolgono sfiducia. Io lo chiamo “il partito più lontano di tutti gli altri”, è l’alternativa al non voto, raccoglie il consenso non solo di protesta, ma di coloro che sono delusi e arrabbiati verso il loro vecchio partito. Questi non cambiano fronte, cioè non passano da destra alla sinistra, ma vanno da Grillo. 

 

Il centrodestra è morto? Quanto valgono gli “ex”, le vecchie componenti, soprattutto Lega, Forza Italia e Meloni?

Fratelli d’Italia è sempre tra il 4 e il 5%; Forza Italia tra il 12,5 e il 14%, e sulla stessa quota c’è la Lega. Io non credo che sia morto: il paradosso del centrodestra è che ci sarebbero i consensi e i voti, ma manca un’area politica comune di riferimento. Se si vota con il proporzionale Forza Italia va con il Pd ma se si vota con il maggioritario deve fare un percorso politico tale da costruire una piattaforma con la Lega, cosa che oggi è assai improbabile.

 

Qual è il gradimento di Gentiloni? 

Gentiloni è partito bassissimo con il 19% dei consensi, adesso è sul 21-22%. Paga il fatto di apparire come una sottomarca di Renzi e soprattutto espressione di un partito che vuole andare al voto al più presto.

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