Sentenza Consulta / Italicum, legge elettorale: bocciato ballottaggio, tutti i partiti “elezioni subito” (ultime notizie, oggi 25 gennaio 2017)

- La Redazione

Italicum, sentenza Corte Costituzionale: legge elettorale, oggi l’esito della Consulta sulla riforma dell’ex governo Renzi. Proporzionale senza ballottaggio? Punti in esame e rebus elezioni

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Palazzo Consulta (LaPresse)

Dopo praticamente due giorni di consigli, la Consulta ha espresso la sentenza che ha di fatto reso legge elettorale subito applicativa quanto uscito oggi dalla Corte Costituzionale. Un Italicum “azzoppato” visto che viene definito incostituzionale il ballottaggio e il secondo turno, esattamente come i capilista bloccati; tutto ok invece per il premio di maggioranza al primo turno e da questo punto i vari partiti proveranno a trovare un accordo per andare al voto nei prossimi mesi. Secondo però praticamente tutte le principali forze in Parlamento, il tempo per andare al voto deve essere brevissimo. «Non ci sono più scuse: parola agli italiani», sono le prime parole di Matteo Salvini, a cui fa coro anche Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, «Non ci sono più scuse: elezioni subito». «Fumata bianca della Consulta. Habemus Legalicum! Ora c’è una legge elettorale costituzionale e pronta all’uso per il voto subito». Il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha commentato così la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale e chiede di andare subito al voto specificando che il premio di maggioranza al 40% ritenuto costituzionale rappresenta “il nostro obiettivo per governare». Ma anche lo stesso Pd, tramite le parole di Ettore Rosato spinge per le elezioni in poco tempo visto che la legge uscita dalla Consulta, una sorta di “Consultellum bis”, può essere già utilizzata e pienamente costituzionale: «Per noi bisogna andare a votare subito».

E alla fine alle ore 17 è arrivata la sentenza della Consulta sulla legge elettorale dell’Italicum: la decisione della Corte Costituzionale è stata resa pubblica, e le previsioni delle vigilia vengono praticamente tutte confermate. «La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi il ballottaggio e i capilista bloccati previsti dall’Italicum, mentre ha dato via libera al premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale per il partito che supera il 40% dei voti alle elezioni. Bocciata anche la disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. Così modificata, la legge è dichiarata subito applicabile», così riassume l’Ansa i primi dispacci della nota ufficiale della Consulta, usciti proprio pochi minuti fa. Azzoppato l’Italicum, di fatto rimane una legge elettorale proporzionale con l’eccezione di un premio di maggioranza che potrà essere applicato solo al raggiungimento del 40% al primo turno delle elezioni. Altro fatto importante, la legge è subito di immediato utilizzo.

La sentenza della Corte Costituzionale doveva avvenire entro le 13 di quest’oggi, ma ancora la Consulta non ha deliberato la decisone finale sull’Italicum: mentre si attende ancora l’uscita della nota fatidica con le indicazioni di costituzionalità della legge elettorale, avanza l’ipotesi che i giudici della Corte stiano ritardando perché in corso di svolgimento ci sarebbe, affianco alla nota generale, anche una anticipo delle motivazioni che dovrebbero uscire a fine febbraio. Le fonti vicine alla Consulta riportano come tale ipotesi possa avvenire per evitare fraintendimenti e altri ritardi in Parlamento per la decisione sulla nuova legge elettorale da approvare nei prossimi mesi. Con una sorta di riassunto tale operazione potrebbe arrivare già nei prossimi giorni senza dover per forza attendere le motivazioni della sentenza compete tra metà febbraio e la fine mese. 

La sentenza della Consulta è attesa a minuti dal palazzo della Corte Costituzionale a Roma: la decisione sull’Italicum e sulla costituzionalità o meno della legge elettorale sembra andare dagli ultimi rumors e fonti del Parlamento verso l’abolizione del ballottaggio con un sistema di proporzionale che vede allo stesso tempo un premio di maggioranza qualora un partito raggiunga il 40% alle elezioni politiche nazionali. Ballottaggio, premio di maggioranza, capilista bloccati e multicandidature i punti principali della legge che la Corte doveva valutare e che nel giro di qualche minuto riceveranno una risposta sommaria, con le motivazioni estese che verranno per legge rese note tra circa un mese. L’attesa nei palazzi del Parlamento è tanta anche perché l’orario di uscita della sentenza sta una volta di più tardando, dimostrando come probabilmente in seno alla Consulta non vi siano ancora le idee propriamente convinte al 100% da tutti i giudici membri.

A breve dovrebbe arrivare la sentenza della Consulta sulla Legge Elettorale dell’Italicum: la Corte Costituzionale è riunita da ieri pomeriggio in Camera di Consiglio e verso l’una e mezza dovrebbe far comparire l’esito della sentenza pubblica, con le motivazioni che invece arriveranno non prima di trenta giorni a partire da oggi. Mentre restano grandi dubbi sui maxi temi di ballottaggio e premio di maggioranza, i punti più caldi della legge elettorale approvata dal fu governo Renzi, potrebbe cambiare qualcosa anche per le aree di capilista e candidati su più seggi. Come riporta l’Ansa stamane, «Sui capilista bloccati, la sentenza sul Porcellum, che per la Corte sarà una bussola, non vietava tout court le liste bloccate “corte” consentendole in caso di collegi con pochi candidati. La Corte dovrà valutare se l’Italicum assicuri riconoscibilità dei candidati e libertà di voto». Per quanto riguarda invece i candidati eletti in più seggi con la scelta libera a discrezione del candidato di scegliere a posteriore un seggio, come voleva il Porcellum, anche qui non è escluso che la Corte Costituzionale si limiti ad un monito, ovvero segnalando che tale meccanismo fa saltare il rapporto eletto-elettore e che serve un criterio automatico, senza andare oltre: se lo facesse mancherebbe nell’immediato il criterio da applicare e si produrrebbe un vuoto.

I ricorsi contro l’Italicum oggi in tarda mattinata vedranno la sentenza ultima della Consulta che dopo l’intera giornata di ieri passata tra le tesi dei ricucenti prima e dell’avvocatura di stato dopo ha posto le basi per la decisione che verrà ultimata nel corso della mattinata, per essere presentata pubblicamente attorno alle 13.30 in forma ufficiale. Stando alle fonti vicine alla Corte Costituzionale, i colleghi di Rai News24 ipotizzano ormai i giochi fatti in seno al Consiglio. La “nuova” legge elettorale modellata dalla Consulta sarà molto probabilmente un sistema proporzionale a turno unico con premio di maggioranza al partito che totalizzi almeno il 40%. In questo modo si vedrebbe confermata la totale bocciatura del ballottaggio, caposaldo della riforma elettorale del governo Renzi oltre all’abbandono dei sogni di maggioritario dello stesso ex premier fiorentino. Unico elemento certo, e motivo del lungo dibattito con motivazioni che usciranno il prossimo mese, è che la legge elettorale in uscita oggi dalla Consulta sarà in grado di essere applicata in caso di elezioni così come di essere modificata dal Parlamento. Pare a questo punto inutile lo sforzo dell’avvocatura di stato nel difendere il caposaldo dell’italicum, ovvero il secondo turno di elezione: «Non ho rinvenuto nessuna norma della Costituzione che vieta il ballottaggio: è legittimo, lo Stato deve saper scegliere. Il ballottaggio – ha affermato – è stato molto criticato dai ricorrenti, ma questa forma elettorale è già presente nel nostro ordinamento e molti altri Paesi lo prevedono», ha spiegato ieri l’avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri.

La Consulta oggi in tarda mattinata farà uscire la sentenza sulla legge elettorale, dopo le discussioni della giornata di ieri e le polemiche degli ultimi mesi sull’impianto dell’Italicum. Ma cosa realmente potrebbe uscire tra qualche ora dalla Camera di Consiglio del palazzo Consulta di Roma? Il testo della legge elettorale potrebbe essere bocciato del tutto, come accettato tout court (ipotesi assai rara) oppure semplicemente cambiata in molti/alcuni aspetti della sua struttura. La politica intera attende questo risultato, anche se le vere motivazioni della sentenza, la Corte Costituzionale le fornirà tra il 15 e il 28 febbraio prossimo. Come detto ieri da Pietro Grasso, il presidente del Senato, i veri accordi per un nuovo testo di legge elettorale dovranno avvenire solo dopo l’uscita delle motivazioni; questo renderebbe i tempi ancora più lunghi e alcuni partiti – vedi Lega Nord e Fratelli d’Italia – potrebbero non essere più in accordo sul partecipare al tavolo delle trattative. Con questo iter, se venisse confermato dalla stessa Consulta, le elezioni anticipate rischiano seriamente di allontanarsi e non di poco: cosa decideranno a questo punto il PD e Forza Italia, le uniche due forze che pare potrebbero rimanere sul tavolo a lavorare su un testo con accordo di massima?

Come già accaduto ieri, eccovi riassunti i principali punti dei ricorsi contro l’Italicum che la Consulta anche in questa ultima fase di discussione dovrà dibattere per raggiungere la fatidica sentenza sull’impianto accettabile ella legge elettorale. Il Tribunale di Messina censura le norme sul premio di maggioranza al primo turno che assicura 340 seggi alla lista che ottiene il 40% dei voti, «calcolando la percentuale sui votanti e non sugli aventi diritto al voto; sul premio al ballottaggio assegnato senza soglia minima di votanti; sulla clausola di sbarramento che esclude le liste che non abbiano superato la soglia del 3%; sul capolista bloccato mentre gli altri sono scelti con voto di preferenza; e infine le disposizioni per cui l’Italicum, valido solo per la Camera, si applica a prescindere dall’esito del referendum sulla riforma costituzionale». Il Tribunale di Torino solleva dubbi sull’attribuzione del premio al ballottaggio tra le liste più votate, «purché abbiano ottenuto il 3%; sul divieto al secondo turno di apparentamenti o coalizioni col premio che va a chi ottenga il 50% più 1 dei voti; sulla possibilità per il capolista eletto in più collegi plurinominali di scegliere il collegio in base valutazioni di opportunità, in assenza di un criterio predeterminato», si legge nel report dell’Ansa. Il Tribunale di Perugia ha sollevato anch’esso questioni «sui capolista bloccati e sul premio che attribuisce 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40% dei voti validi o a quella che prevale al ballottaggio, escludendo collegamenti tra liste o apparentamenti tra i due turni di votazione». Da ultimo, i tribunali di Trieste e Genova «sollevano questioni sul turno di ballottaggio e sull’opzione del candidato capolista eletto in più collegi di scegliere a quale agganciarsi». (Niccolò Magnani)

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