SONDAGGI/ Weber: alle urne con il “nuovo Italicum”? Ecco chi vince…

- int. Roberto Weber

Che orizzonte si prepara per i partiti politici adesso che la Consulta si è pronunciata sull’Italicum? Per il sondaggista ROBERTO WEBER (Ixè) il quadro è imprevedibile. Ma…

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Beppe Grillo (Foto: LaPresse)

“Una cosa è certa, adesso i partiti dovranno per forza tornare a fare politica, cosa che non facevano da anni” dice il sondaggista Roberto Weber, direttore dell’istituto demoscopico Ixè, dopo la decisione della Consulta sulla legge elettorale. “Si dovrà ricominciare a dialogare, riprendere a fare dialettica perché come stanno le cose oggi nessuna coalizione immaginabile e tantomeno alcun partito potrà raggiungere la soglia per governare”. Alla faccia di chi diceva che con l’Italicum si sarebbe andati a dormire sapendo chi aveva vinto, il quadro è più confuso che mai, tanto che ipotesi di fantapolitica diventano adesso una possibilità: “Davanti ai due vecchi poli, centrosinistra e centrodestra oggi alla deriva, chi potrà trarre vantaggio da tutto potrebbe essere il Movimento 5 stelle, e i motivi non mancano”. Ecco quali sono.

Weber, di fatto si torna a votare con un sistema proporzionale. Cosa faranno le forze politiche? Se si votasse domani quanto prenderebbero secondo i sondaggi?

Diciamo che adesso abbiamo un proporzionale semipuro. Il che significa che adesso la questione è squisitamente politica, visto che si può andare a votare subito.

Cosa intende esattamente?

Che quanto ha sentenziato la Consulta favorisce un po’ tutti, ma allo stesso tempo non credo che nessuna forza politica sia in grado di raggiungere il 40 per cento.

E per le coalizioni che previsioni fa?

Anche qui c’è la netta sensazione che nessuno sia in grado di arrivare al 51 per cento. Il Pd oggi è al 30-32 per cento, in campagna elettorale potrà aumentare di qualche punto. Poi c’è il fattore Berlusconi, se avrà o meno la possibilità di scendere in campo e quindi portare voti. I cosiddetti moderati, Alfano, Berlusconi e il Pd non credo siano in grado di arrivare al 51.

Ha lasciato fuori Salvini.

Per Salvini andare da solo sarebbe la cosa migliore, con il 12 per cento dei voti raddoppia il numero dei deputati, sarebbe un successo. La tentazione che ha di farlo veramente è fortissima.  

Un quadro confuso.

Se uno dei temi della legge elettorale era la governabilità sicura non mi sembra proprio che si capisca chi potrà governare e questo rende il quadro divertente.

In che senso?

Questa situazione per forza di cose rinvigorisce la politica, quella che è fatta di dialettica e confronto. Tutte cose che i vari Renzi, Salvini e Grillo non hanno praticato in questi ultimi anni. 

Di fatto la legge di Renzi è stata bocciata. Infatti chi si è astenuto e non ha votato l’Italicum nel Pd oggi festeggia. Il Pd diventa più forte o più debole?

Così è più debole. Mi ha colpito un sondaggio reso noto in questi giorni dove si dice che gli italiani che vogliono l’uomo forte al potere sono in crescita, fino al 70 per cento. Quello che i commentatori si sono dimenticati di dire è però è che si cerca il proprio uomo forte nella propria tribù e il referendum ne è la prova. La gente ha dato il 40 per cento dei voti a un uomo forte e gli altri uomini forti hanno preso il 60 per cento. Lo scenario non è più solo tripolare, è diventato quadripolare, la frammentazione totale.  

 

Tornando al Pd: meglio con Renzi o senza Renzi?

Un Pd senza Renzi è più debole, non per le politiche che mette in campo, ma per la sua capacità di muovere il consenso. In Italia, ma me lo diceva un amico americano a proposito di Trump, ci vuole ben altro per spostare la ruota di un paese, a prevalere sarà sempre il clamore delle promesse, non quello delle politiche reali.

 

Non pensa che davanti a questa situazione possa accadere in Italia quello che è successo a Roma, che stravinca il Movimento 5 Stelle?

Non è impossibile che crescano ancora, e come analista devo dire che centrosinistra e centrodestra non se ne rendono conto. I 5 Stelle oggi sono già sopra a quanto valevano nel 2013 e cresceranno ancora. 

 

Capilista bloccati: c’erano e ci sono ancora. Come commenta?

I partiti sono tutti contenti e in realtà in molti paesi europei è così, i capilista li scelgono i partiti. Per i piccoli partiti questo sarà un problema, ma è certo che assisteremo a una guerra interna ferocissima dentro i partiti. Anche qui chi ne esce meglio sono i 5 Stelle perché le dinamiche interne le controllano in un altro modo.

 

In conclusione che previsioni fa?

Negli ultimi 6 o 7 anni la percentuale di persone che ritiene di essere in credito con il paese è diventata la maggioranza, cioè persone convinte di aver dato più di quello che hanno ricevuto. Se a questo aggiunge le vicende del terremoto, le tante polemiche intorno a questo fatto, quel processo di vittimizzazione tipicamente italiano, cioè che qualunque cosa è colpa di qualcun altro, potrebbe accadere di tutto.

 

Anche Grillo presidente del Consiglio?

Staremo a vedere.

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