CAOS M5S/ Ecco perché Grillo “molla” i suoi e sceglie l’Europa

Con una mossa repentina, Grillo cambia alleanze in Europa: non più con l’Ukip di Farage nell’Efdd, ma con gli europeisti di Alde. Perplessità e sconcerto in M5s. GIANLUIGI DA ROLD

09.01.2017 - Gianluigi Da Rold
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Beppe Grillo con Davide Casaleggio (LaPresse)

Beppe Grillo continua a riservare colpi di scena e fa le sue sorprese politiche da autentico comico. Che cosa riserva questa volta il leader del Movimento 5 Stelle? Sposta il dibattito in Europa e con un messaggio sul suo blog (e conseguente votazione via internet) rovescia la politica sin qui seguita. In pratica Grillo chiede il voto del Movimento per traslocare dal gruppo antieuropeista Efdd (Europe of Freedom and Direct Democracy Group), dove attualmente i grillini siedono al Parlamento europeo, e indica anche per chi votare, ovvero il gruppo dei liberali e democratici, cioè l’Ald (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa).

Si dà il caso che nel gruppo precedente spiccava la figura di Nigel Farage, l’inglese autentico leader della Brexit, assieme ad alcuni conservatori, e fondatore dell’Ukip, che ha guidato la lotta per il “Leave”. E’ chiaro che il M5s si collocava vicino non solo ai più euroscettici, ma ai più aperti contestatori dell’Unione Europea e dell’euro. Al contrario Alde è un raggruppamento che spicca per la sua vocazione europeista, per la sua difesa dell’euro e della politica economica che vi è connessa, al punto che è sempre stato guardato da uomini politici italiani come Romano Prodi e Mario Monti.

Come si giustifica questa capriola del leader pentastellato? La spiegazione ha un carattere tutto tecnico, legato ai regolamenti europei, per cui se non fai parte di un grande gruppo vieni limitato nei movimenti e negli interventi al Parlamento europeo. Grillo sostiene: “I recenti avvenimenti europei, come la Brexit, ci portano a ripensare alla natura del gruppo Efdd. Con lo straordinario successo del Leave, Ukip ha raggiunto il suo obiettivo politico: uscire dall’Unione Europea. Parliamo di fatti concreti — aggiunge Grillo —: Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento europeo nella prossima legislatura. Fino ad allora, i colleghi inglesi saranno impegnati a valorizzare le scelte che determineranno il futuro politico del Regno Unito”.

Secondo Grillo “Le condizioni politiche alla base dei negoziati con Alde sono molto chiare: condivisione dei valori di democrazia diretta, trasparenza, libertà, onestà; totale e indiscutibile autonomia di voto; partecipazione dei cittadini nella vita politica delle istituzioni europee; schieramento compatto nelle battaglie comuni come la semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali”.

Come si realizzerebbe tutto questo? Siamo nel campo delle grandi promesse e delle grandi speranze. Ma ci permettiamo di restare perplessi su un programma condiviso tra gli esaltatori dell’Alde e gli esaltatori, notoriamente euroscettici, avversari dichiarati dell’euro, come Grillo e i suoi amici pentastellati.

In parole povere, per motivi di carattere tecnico parlamentare, le idee vengono messe in soffitta e si ripiega anche con un’alleanza con avversari, un tempo criticati e biasimati. E’ la nuova “politica etica” che Grillo predica da tempi lontani e che oggi, dopo il completo fallimento della “prima repubblica”, diventa una mossa del tutto giustificata.

In altre parole un’autentica “capriola” politica, propria degna di un comico, che con la politica non ha a nulla a che vedere.

Vi è da aggiungere che la capriola del comico ha creato scompiglio nelle sue file. Diversi esponenti del M5s sono rimasti perplessi e altri si sono espressi con critiche durissime. Marco Affronte, Carlo Sibilia, Nicola Morra, Daniele Pesco, Michele Dell’Orco, Marco Zanni, Riccardo Nuti. Citiamo solo alcuni nomi che hanno espresso chiaramente il loro dissenso, ma è difficile valutare lo sconcerto che con questa scelta si è creato all’interno del M5s. A questo punto occorre vedere gli sviluppi di questa scelta europea, che poi avrà dei riflessi anche in Italia.

Un fatto è certo: la Lega di Matteo Salvini resta adesso la più agguerrita e solitaria oppositrice dell’euro. Una magra consolazione in un clima politico che appare solo sempre più confuso, con poche idee, scarse visioni e basato solo su mosse di convenienza, immediata, che di certo non fanno riguadagnare il ruolo che dovrebbe competere alla politica.

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