Indipendenza Catalogna/ Diretta video, attesa per le parole di Rajoy di domani

- Niccolò Magnani

Dichiarazione d’indipendenza Catalogna: la secessione dalla Spagna arriverà oggi? Ultime notizie, Rajoy e Puigdemont ascolteranno l’invito di Vargas Llosa? Atteso discorso a Barcellona

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Il fronte della Catalogna resta caldissimo

Carles Puigdemont ha scoperto le sue carte, indipendenza della Catalogna sospesa fino a quando non si troverà un accordo con Madrid e l’Europa. Ma Madrid, nella fattispecie, cosa dice? C’è attesa per le dichiarazioni del premier Mariano Rajoy che riferirà domani alla Moncloa riguardo le dichiarazioni del presidente della Generalitat catalana. Ma il Governo spagnolo non sarebbe intenzionato a compiere alcun passo indietro sulla questione, tanto che fonti governative hanno commentato le parole di Puigdemont definendole “un’inammissibile dichiarazione di secessione”, come riportato da El Pais. Parole forti che sottolineano come Madrid non voglia compiere alcun passo né incontro, né indietro rispetto alle condizioni dettate dalla Catalogna, considerate a tutti gli effetti un ricatto. Una situazione che sarà chiarita ulteriormente dalle parole di Rajoy, ma che potrebbe essere il preludio ad una nuova fase di grandi tensioni. (agg. di Fabio Belli)

PUIGDEMONT DICHIARA INDIPENDENZA MA CHIEDE DIALOGO A MADRID

E dichiarazione d’indipendenza indiretta sia: il lungo discorso di Carles Piuigdemont al Parlamento in Catalogna potrebbe riassumersi in questi due punti cruciali. «Mi assumo il mandato del popolo, venuto dal referendum, per l’indipendenza della Catalogna», e subito dopo, «La Catalogna sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione». Strappo ma dialogo; inizio di secessione ma con il tavolo che verrà aperto tra Madrid, Europa e Barcellona: alla fine, ammesso che questo atto è solo l’inizio di un lungo percorso si spera il più pacifico possibile, ha prevalso la linea “soft” che impedisce ad esempio l’immediata sospensione dell’autonomia catalana da parte del governo di Madrid. Puigdemont infatti ha aperto la dichiarazione d’indipendenza, proclamando la Repubblica di Catalogna, ma subito dopo l’ha sospesa per permettere il dialogo con Madrid (e potrebbe esserci sotto lo zampino di Merkel che in Europa è il principale sponsor di Rajoy, ndr). «Il referendum si è svolto in circostanze estreme, è la prima volta nell’Europa democratica, Lo Stato ha voluto impedire il referendum in ogni modo, anche scatenando il panico, ma non c’è riuscito», spiega il presidente nei tanti punti toccati dal suo discorso. «La fuga delle banche e delle imprese non sarà un problema, non avrà conseguenze per i catalani», dice Puigdemont, e subito dopo rilancia «Siamo diventati indipendentisti in nome della sopravvivenza della nostra terra, che la Spagna non ci garantisce, volevamo votare come gli scozzesi ma da Madrid è arrivata solo la repressione». La formula indiretta scelta dalla Catalogna – si segnala la furia rabbiosa della Cup che non condivide il messaggio “soft” lanciato da Puigdemont – è stata questa: «Ci siamo guadagnati il diritto di essere uno stato indipendente. Non siamo delinquenti, non siamo golpisti, non siamo folli, siamo persone normali che chiedono di poter scegliere. E i catalani hanno scelto col referendum del primo ottobre». Ora la palla infuocata passa a Madrid che dovrà cercare una modalità di trovare questo “benedetto” tavolo di trattativa, mentre i radicali più indipendentisti catalani si ritrovano delusi. Insomma, che davvero alla fine siano state ascoltate le voci di quei milioni di catalani scesi in piazza per l’unione? 

NUOVE APERTURE A MADRID?

Il discorso ancora non c’è: il presidente catalano ha rimandato di un’altra ora il possibile annuncio di dichiarazione per l’indipendenza della Catalogna, mentre a Barcellona la situazione si fa sempre più tese a angosciata nell’attendere queste parole che potrebbero essere storiche. Non si terrà prima delle 19 l’atteso discorso, e pare che in questo momento – dopo aver convocato la giunta – stia parlando con alcuni mediatori in Spagna per trovare possibili accordi in extremis ed evitare lo strappo traumatico da Madrid. Secondo l’inviato di Repubblica a Barcellona, il motivo del rinvio sarebbe l’ira della Cup – l’ala più indipendentista al Parlamento – che vorrebbe un discorso molto più duro, netto e soprattutto una dichiarazione d’indipendenza già oggi. La novità infatti sarebbe nella possibilità in mano al presidente catalano di poter porre una indipendenza “differita”, ovvero dichiarata formalmente e subito sospesa per alcuni mesi per consentire un negoziato con Madrid sul referendum concordato a riguardo. 

A BREVE IL DISCORSO DI PUIGDEMONT

Inizia ora il discorso del presidente Puigdemont, il più atteso forse della storia recente della Spagna: sembra tutto pronto per l’annuncio della dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna, eppure fino all’ultimo l’Europa spera in una possibile mediazione, seppur molto fragile. «Prenderemo le misure necessarie. La separazione della Catalogna non ci sarà. Puigdemont rischia il carcere se firma la dichiarazione di secessione», sono le ultime parole del premier Rajoy, non certo “distensive” verso il governatore di Barcellona. Il vicesegretario del suo partito, il popolare Pablo Casado, ha avvertito Puigdemont che se dichiara l’indipendenza “rischia di finire” come il suo predecessore Lluis Companys che nel 1934 proclamò una effimera “repubblica catalana”. Durò 11 ore. Il rischio oggi però è alquanto importante visto che la “guerra civile” vista per qualche ora a Barcellona due domeniche fa potrebbe divenire di nuovo teatro nei prossimi giorni. La maggioranza della Spagna e della stessa Catalogna vuole l’unione, ma finora stanno prevalendo le minoranze al potere: il caos è totale, e in questi istanti Puigdemont è arrivato alla Generalitat e al Parlament per iniziare il suo discorso tanto atteso (scortato dai Mossos d’Esquadra).

TUSK A BARCELLONA, “NON ANNUNCIATE L’INDIPENDENZA”

Mentre ancora si attende il discorso al Parlamento catalano del presidente Puigdemont, arriva in extremis l’appello lanciato dall’Unione Europea verso la Catalogna per evitare la firma e l’annuncio della dichiarazione d’indipendenza: «Rivolgo un appello al presidente della Catalogna Puigdemont di non annunciare l’indipendenza, una decisione che renderebbe il dialogo impossibile», ha detto poco fa il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, rivolgendosi direttamente a Puigdemont e a tutti i catalani. «La diversità non deve portare al conflitto, le cui conseguenze sarebbero cattive per i catalani, la Spagna e tutta l’Europa. Cerchiamo sempre ciò che ci unisce e non ciò che ci divide», ha concluso il polacco ribadendo quanto già stamane aveva detto Tajani in una intervista a Radio Vaticana, «se la Catalogna esce dalla Spagna, esce dall’Unione Europea. Mi auguro che le autorità catalane non procedano ad una proclamazione unilaterale di indipendenza perché sarebbe un fatto gravissimo che suonerebbe come una grave provocazione; anche perché la maggioranza dei catalani – e lo si è visto anche durante la manifestazione dell’altro giorno a Barcellona – è contro l’indipendenza», ha concluso il Presidente del Parlamento Europeo.

PORTAVOCE GENERALITAT, “SARÀ UNA GIORNATA STORICA”

È andata in scena e tuttora è in corso un qualcosa di grottesco a Barcellona: alle 13 è cominciata la conferenza stampa del portavoce del governo di Catalogna nel giorno in cui potrebbe essere firmata la dichiarazione d’indipendenza. Jordi Turull però ha spiegato che come da agenda avrebbe parlato solo di immigrazione ed economia, non volendo invece rispondere nulla sul vero tema del giorno, anzi dell’anno. «Per quello dirà tutto Puigdemont alle 18 questa sera», ha spiegato il quasi irriverente portavoce catalano, che davanti a tutte le domande dei giornalisti presenti – ovviamente non lì per sentire parlare di immigrazione! – sorride e ripete, “non dirò nulla”. Qualcosa però si è atto scappare, quando ha spiegato davanti ai microfoni, «ho la sensazione che sarà un giorno storico, è chiaro. Sono momenti molto intensi e appassionanti», ha chiosato Turull. Intanto la Spagna intera teme la secessione, con l’appello del sindaco di Barcellona Ada Colau di questa mattina che non sembra essere stato accolto, per ora. Di contro, il ministro dell’economia spagnolo, Luis De Guindos, ha spiegato duramente poco fa ad Euronews, «Siamo nei minuti finali. Tutto dipende dal signor Puigdemont. Spero che torni al buon senso. La risposta del nostro governo altrimenti sarà adeguata».

IL PIANO SEGRETO PER LA SECESSIONE

Per la dichiarazione di indipendenza in Catalogna, secondo uno scoop rilanciato da El Pais questa mattina (principale giornale spagnolo, ndr), pare esistere un piano segreto che da tempo era indetto dagli indipendentisti della Generalitat e che puntava alla secessione diretta. Il documento pubblicato dal quotidiano di Madrid mostra come la “road map” per l’indipendenza era ben precedente al referendum del 1 ottobre. Addirittura era previsto un evento/choc per generare un conflitto con Madrid e rendere così inevitabile la separazione dal Corona iberica. «Il documento sarebbe stato sequestrato dalla Guardia Civil il 20 settembre presso l’abitazione di Josep María Jové, il vice segretario generale dell’economia e delle finanze del governo catalano arrestato lo stesso giorno», spiega sempre El Pais nello scoop odierno, proprio il giorno in cui Puigdemont potrebbe indire l’ormai famosa e temuta dichiarazione d’indipendenza. Nel documento si parla delle varie fasi post-secessione con il governo spagnolo “costretto” a negoziare per «lo scenario di un conflitto democratico con ampio sostegno pubblico, finalizzato a generare l’instabilità politica ed economica». Non solo, il documento aggiunge che i i capi politici e i dirigenti dei Mossos sono totalmente coinvolti in questo processo separatista.

IL SINDACO DI BARCELLONA CONTRO LA SECESSIONE

Oggi, forse, è il giorno della verità ma in Catalogna gli indipendentisti radicali sono sempre di meno: a prendere posizione netta contro lo strappo voluto dal referendum e dal presidente catalano è addirittura a sindaca di Barcellona, Ada Colau che pure non si può certo accusare di essere una “unionista” convinta, tra le prime tra l’altro ad accusare il governo spagnolo delle violenze durante il voto del 1 ottobre scorso. «I risultati del referendum del primo ottobre – ha osservato alla tv catalana – non possono servire come fondamento per una proclamazione di indipendenza». Una dichiarazione importante che va decisamente contro la volontà di scissione più volta mostrata dai catalani più convinti e dallo stesso presidente della Generalitat che giusto ieri spiegava, «Noi abbiamo aperto la porta alla mediazione, noi abbiamo detto di “sì” a tutte le possibilità di mediazione che ci sono state presentate. I giorni passano e se lo stato spagnolo non rispondesse in modo positivo, noi faremo quello per cui siamo qui».

OGGI PUIGDEMONT VA IN PARLAMENTO

Oggi la Catalogna firmerà la propria dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna? La domanda che da ormai una settimana e mezzo dilania l’intero popolo spagnolo e catalano è arrivata alla sua, forse, definitiva direzione da prendere: Puigdemont alle ore 18 si presenterà al Parlamento della Catalogna per discutere della gravissima situazione politici dopo il referendum del 1 ottobre 2017. Secondo non poche voci da Barcellona, il presidente Puigdemont potrebbe sfruttare la sua presenza in Parlamento per dichiarare l’indipendenza della Catalogna e dare quindi applicazione alla legge del referendum approvata dal Parlamento catalano a inizio settembre, con procedure molto contestate come appunto la secessione da Madrid e una possibile concatenazione di effetti che potrebbe portare alla guerra civile. Per evitare questa fine angosciante la Comunità internazionale, la Chiesa Cattolica, il mondo della cultura – qui sotto possiamo trovare l’importante invito lasciato dal premio nobel Mario Vargas Llosa durante la manifestazione di questo weekend appena passato a Barcellona dove una folla oceanica si è radunata per la pace e l’unità di tutta la Spagna – e anche buona parte delle formazioni politiche moderate iberiche, stanno provando a convincere Mariano Rajoy e Carles Puigdemont per sedersi al tavolo delle trattative

«Il Governo spagnolo farà tutto il necessario per impedire l’indipendenza della Catalogna, Puigdemont rischia di finire in carcere se dichiara l’indipendenza», ha detto ieri il premier spagnolo; di contro, il leader catalano è “spinto” dagli indipendentisti molto influenti di  CUP (Candidatura di Unità Popolare, partito indipendentista e di estrema sinistra) e Ómnium e ANC (Assemblea Nazionale Catalana) per rifiutare la mediazione e dare seguito al referendum secessionista (di cui però ricordiamo ha votato solo il 42% dell’intera popolazione catalana). Come dire, al momento, le due parti non si guardano e non si considerano: non resta che attendere lo svolgersi delle operazioni per capire se quella folla oceanica e pacifica di questi giorni a Barcellona sia riuscita a convincere le minoranze che stanno decidendo le sorti dello scontro Madrid-Barcellona che appunto questa guerra non s’ha da fare.

L’INVITO DI VARGAS LLOSA

Insomma, Puigdemont e Rajoy l’invito toccante e profondo lanciato dal premier nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa dalla piazza pacifica di Barcellona davanti a milioni di catalani? Un peruviano di origine, vivente in Spagna e accolto per anni in Catalogna ha posto la politica davanti alle sue responsabilità invitandole ad un dialogo non vuoto e privo di intenzioni, ma incentrato al fulcro del problema. «La passione può essere pericolosa quando muove il fanatismo e il razzismo. E la peggiore di tutte, quella che ha causato le peggiori stragi nella storia, è la passione nazionalista. Il nazionalismo ha riempito la storia d’Europa, del mondo e della Spagna di guerra, sangue e cadaveri. ‘Siamo qui oggi per fermare la devastazione dell’indipendentismo e del nazionalismo», ha ripetuto con fora nel suo lungo discorso accorato alla piazza pacifica il Nobel peruviano. In mezzo ad aziende che si trasferiscono a Madrid, banche che fuggono e cittadini in preda al panico per possibili scontri nei prossimi giorni qualora venisse firmata questa benedetta dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna, Vargas Llosa ha voluto rimarcare il tratto che ci contraddistingue in quanto uomini. «Migliaia e migliaia di Catalani si sono riuniti qui oggi. Sono catalani democratici, non sono traditori, sono catalani che non considerano il loro avversario un nemico, catalani che credono nella democrazia, nella libertà, nello stato di diritto, nella costituzione». L’unità e non lo scontro, il dialogo e non la guerra, l’accordo e non il golpe: ora la palla passa alla Generalitat (e anche a Madrid), sperando che il Nobel e quei milioni in piazza abbiano fatto breccia per davvero nei palazzi del potere.



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