Visco vs Renzi/ Caso Bankitalia spacca il Pd (e il Governo): la difesa del Governatore e il nodo-Boschi

- Niccolò Magnani

Ignazio Visco vs Matteo Renzi, il caso Bankitalia spacca il Pd e in parte anche il Governo: la difesa del Governatore e l’attacco in Commissione Banche. Tra Boschi e Travaglio…

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Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia (LaPresse)
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Il Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, non ha ancora ufficialmente proferito parola ufficiale dopo il caos generato in Parlamento per la mozione di “sfiducia” mossa dal Pd sul caso Bankitalia (approvata dal Governo): ma tramite un fondo sul Corriere della Sera di Fiorenza Sarzanini, emergono alcune novità riferite alla Commissione Banche per la quale lo stesso Visco starebbe preparando una relazione di fuoco. Per prima cosa, «relazioni ispettive, mail interne e lettere inviate alle banche, comunicazioni formali con la Bce e con la Consob: saranno classificati seguendo tre livelli di riservatezza i documenti che il governatore della Banca d’ Italia Vincenzo Visco consegnerà alla commissione banche», spiega la Sarzanini ammettendo che di quei livelli di segretezza difficilmente si potrà avere accesso. Questo non toglie però che il dente avvelenato di Bankitalia contro la mossa smarca-polemiche di Renzi sia perennemente in vista: tra le varie situazioni sotto crisi delle varie banche italiane, Visco farà emergere non solo Banca di Vicenza e altri istituti veneti, ma anche la “bollente” Banca d’Etruria, dove era responsabile il padre di Maria Elena Boschi (da molti indicata come la vera mandante dietro la mozione dem): «Il 3 dicembre 2013 Visco ribadisce che “da tempo la situazione aziendale della banca è connotata da elementi di marcata anomalia che hanno indotto quest’istituto a rappresentare più volte ai diversi organi aziendali che si sono succeduti nella conduzione della Popolare, l’ esigenza di attivarsi per risanare la gestione, connotata da significati squilibri tecnici e debolezze organizzative”» si legge ancora nei rumors riportati dal Corriere. È però su un punto che Visco intende affilare i coltelli contro il Pd e quello stesso Governo che ora lo starebbe per scaricare davanti alla nuova elezione del Governatore di Banca d’Italia (cui ripetiamo spetta la nomina del Capo della Stato e non del Parlamento): «la carente pianificazione strategica e, più in generale, l’ inadeguatezza del board e dell’ esecutivo a svolgere il necessario ruolo di indirizzo, governo e gestione dei rischi, hanno determinato un ulteriore forte deterioramento dei profili tecnici del gruppo», sarebbero le parole di Visco inserite nei documenti consegnati alla Commissione Banche, sempre secondo il lavoro di indagine della Sarzanini.

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MATTEO-RISPONDE

Giusto ieri era arrivata la tentata-difesa di Matteo Renzi dopo che praticamente tutte le forze politiche di opposizione e anche di Governo avevano capito il “giochino” lanciato da Matteo sul caso Bankitalia: tentare sotto elezioni di non lasciare la padronanza della polemica anti-banche ai rivali del Movimento 5 Stelle cercando dunque di smarcarsi da eventuali proprie responsabilità nella gestione delle stesse. «Mi spiace per le polemiche di Veltroni e Napolitano e di tutti gli altri, anche se rispetto la loro opinione. Ogni discussione aiuta a crescere, ma rimango stupito nel vedere reazioni così dure a un semplice atto parlamentare. O vogliamo dire che il Parlamento non ha diritto di discutere? Noi non abbiamo una questione personale con il governatore Visco il cui mandato scade per legge a fine ottobre, dopo sei anni di lavoro alla guida della Banca d`Italia. Il Parlamento ha approvato una mozione approvata – spiega ancora Renzi nell’intervista al Quotidiano Nazionale – col parere positivo del governo. Una mozione in cui si esprime un giudizio su ciò che è accaduto in questi anni sulle banche. O vogliamo far credere invece che in questi anni sia andato tutto bene? Se qualcuno pensa di poter dire agli italiani che in questi anni sia andato tutto bene, auguri. Io la penso diversamente. Qui non è in ballo il galateo istituzionale né la scelta del nome, ma il ruolo e la dignità del Parlamento».

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TRAVAGLIO TRA BOSCHI E VISCO

Secondo Renzi il Governo era d’accordo fin dall’inizio, tant’è che ha votato la mozione con parere positivo, anche se va detto che in queste ore stanno uscendo numerose informazioni a riguardo delle ultime convulse ore che hanno preceduto il voto in Parlamento con un schizofrenico dialogo-scontro tra Rosato (renziano) e il ministro per i rapporti col Parlamento, Anna Finocchiaro (dem ma lontana dal segretario). «noi rispetteremo qualunque scelta verrà fatta dalle autorità preposte sul norie del prossimo governatore. Auspico che scelgano la persona migliore: se il governo riterrà che la persona migliore sia l`attuale governatore, ne prenderemo atto. Ma il rispetto istituzionale non significa non chiedere chiarezza rispetto a ciò che è successo. Noi abbiamo la coscienza a posto, spero che tutti possano dire lo stesso». Travaglio sul Fatto Quotidiano affila anche lui i coltelli e si lancia contro il caso Bankitalia con un duplice obiettivo: «che Ignazio Visco in un Paese serio non sarebbe più Governatore da un pezzo, non ci sono dubbi. Ma che a chiedere la sua testa sia il duo Renzi & Boschi sarebbe una barzelletta se non fosse uno scandalo. Il loro governo ha lasciato marcire per anni le crisi bancarie senza muovere un dito…». Il “travaglio furioso” prende due piccioni con una fava e almeno sul finale mette d’accordo tutti: «ciascuno cerca un capro espiatorio da immolare sull’altare delle urne. E vedremo chi resterà col cerino in mano…». Renzi gli risponde inconsciamente quando però dice «Noi non abbiamo fatto sconti a nessuno e il padre della Boschi, vicepresidente non esecutivo di Banca Etruria per un anno, è stato mandato a casa come tutti, con il nostro commissariamento. Nessuno sconto, altro che discorsi. C`è qualcuno però che strumentalizzando pensa di far credere che il problema delle banche italiane nasca e finisca ad Arezzo e questo è assurdo». Lo scontro, signori e signore, è servito e il luogo del “saloon” manco a dirlo è una banca.

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