ROSATELLUM/ La festa dei gigli magici (e dei cooptati)

- Mara Maldo

Avanti a colpi di fiducia: il cammino della legge elettorale appare segnato. In realtà tutti i leader sono felici della legge, perché possono regolare i conti nei partiti. MARA MALDO

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(LaPresse)

LAGGE ELETTORALE: IL GIORNO DEL ROSATELLUM. Loredana de Petris, pasionaria capogruppo di Sinistra Italiana a Palazzo Madama, ha occupato la sedia del presidente Grasso, forse pentita di averne in passato sostenuto l’elezione. Così in Senato c’è stato un sussulto ma poi subito è calato il sipario sul teatro tragico della legge elettorale. Non una bensì cinque volte il governo ha richiesto il voto di fiducia per evitare alla maggioranza di essere travolta dal dissenso interno. Renzi è stato categorico: “voglio la legge prima del voto siciliano. Così le liste le faccio io”. Franceschini dopo anni di dispetti ha telefonato ad una nota cronista del Corriere considerata portavoce del segretario Pd. “Volevo ringraziarti…”. “Di cosa?” fa quella, che in passato ha dato al ministro della Cultura solo ceffoni. “Grazie. Grazie. Ah, poi, volevo dire, se per caso senti Matteo…”.

La nuova legge elettorale non permette a nessuno di sconfiggere i propri avversari esterni. Ma consente a chi firma le liste di annientare i nemici interni. Ecco a cosa serve il Rosatellum. E serve a Renzi come a Berlusconi, a Salvini come a Grillo. Anzi, i nemici di ieri sono la variopinta “accozzaglia” che può consentire all’ex rottamatore di rinascere dalle sue ceneri e nel centenario della rivoluzione di Ottobre celebrare, con una strage degli ultimi comunisti rimasti, da Orlando a Chiti e a Cuperlo, i fasti del vecchio ma efficace metodo leninista. Renzi insomma sarà anche anticomunista, ma è rimasto bolscevico nei modi e nella sostanza. 

Passerà allora il Rosatellum. E dopo nulla sarà come prima. Orfani del diritto di voto “personale” e “libero” come lo definisce la Costituzione, agli italiani non resterà che tentare la roulette di un sistema elettorale fatto col peggio delle norme bocciate dalla Corte Costituzionale. Parte maggioritaria senza primarie valide per legge, parte proporzionale con liste bloccate senza preferenze. E chi più ne ha, più ne metta. Poi, come per magia, quando il polverone delle elezioni politiche si sarà placato, guardando ai nomi delle new entry del futuro Parlamento leggeremo oltre a quello dei protagonisti degli evanescenti gigli e cerchi magici anche quelli di Alfano e De Mita. E capiremo che ci hanno tirati scemi una volta ancora. 

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