Catalogna/ Dichiarazione d’indipendenza e referendum: l’articolo 155 e lo ‘spettro’ della guerra civile

- Niccolò Magnani

Referendum Catalogna, dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna già lunedì? Ultime notizie, Madrid blocca il Parlamento catalano, Barcellona aggira il veto. Caos banche e tensioni sociali

Catalogna_Bandiera_Lapresse
Ultime Notizie, Catalogna - La Presse

L’articolo 155 agita la Catalogna e fa tremare la Spagna: ma di cosa si tratta, effettivamente, proviamo a capirlo brevemente: all’interno del processo di indipendenza della Generalitat, l’ormai iper citato articolo 155 della Costituzione spagnola prevede che il governo di Madrid potrebbe forzare la mano per adottare “misure necessarie per costringere una Comunidad Autonoma al rispetto forzoso dei suoi obblighi e alla tutela dell’interesse generale”. È un antico articolo dell’ordinamento spagnola che agita e non poco Barcellona visto che a fronte di una dichiarazione d’indipendenza il Govenro di Rajoy potrebbe giocarsi la carta dell’articolo 155 e imporre lo scioglimento del Parlament catalano, oltre che la sospensione dell’autonomia della regione e l’indizione di nuove elezioni. Al momento nella storia della Spagna non si è mai arrivati al momento di esercitarlo ma purtroppo il tempo pare essere davvero propizio: come segnala l’inviata di Adnkronos, «il governo è tenuto a specificare quali misure concrete vuole adottare e sottoporle all’approvazione del Senato, dove il Partito popolare dispone della maggioranza assoluta».

IL PREFETTO SPAGNOLO CHIEDE SCUSA PER LE VIOLENZE

Dopo 5 giorni dal referendum di Catalogna, arrivano le scuse del Prefetto del Governo Spagnolo in Catalogna, Enric Millo: si è scusato e non poco per le violenze della Guardia Civill e della Polizia Nazionale durante lo svolgimento del voto per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. «Posso solo chiedere scusa a nome degli agenti coinvolti, anche se la responsabilità finale delle violenze ricade sulla Generalitat che si è rifiutata di rispettare l’ordinanza del tribunale di annullare il referendum». Intanto, mentre si tenta una disperata ma ancora possibile pressione per arrivare al dialogo e non alla secessione, il presidente Puigdemont ha deciso di comparire martedì, e non lunedì, in Parlamento catalano per «informare sulla situazione politica attuale». Sarà il momento in cui lancerà l’ultimatum della dichiarazione d’indipendenza? Intanto Carme Forcadell, presidente del Parlamento di Barcellona, ha convocato una riunione per oggi dell’Ufficio di presidenza per fissare la data e l’ordine del giorno delle sessioni plenarie.

MADRID, DECRETO PER FAVORIRE FUGA IMPRESE CATALANE

A livello economico e politico continuano i “preparativi” verso il peggio, ovvero la scissione della Spagna con il nuovo “stato” della Catalogna: dopo le banche catalane che provano a studiare eventuali mosse di “fuga” qualora la Dichiarazione d’Indipendenza venisse effettivamente presentata, anche le imprese di Barcellona e dintorni ricevono un “input” decisivo dal governo di Madrid. Questa mattina l’esecutivo guidato da Rajoy ha approvato un decreto che agevola il trasferimento delle sedi sociali delle imprese dalla Catalogna alla Spagna: lo ha annunciato il ministro dell’Economia Luis de Guindos. Il gesto importante arriva dopo che l’Unione Europea si era espressa nei giorni appena dopo il referendum sull’impossibilità della Catalogna di rimanere in Ue dopo una secessione. Intanto la multinazionale Gas Natural Fenosa ha convocato un consiglio d’amministrazione straordinario per discutere il trasferimento della sede legale fuori dalla Catalogna, riporta El Pais sempre stamane. È invece di qualche ora l’allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale per l’encomia iberica: se la crisi Madrid-Barcellona rimarrà i rischi sono davvero seri. «Le prospettive attuali per il Paese sono positive. Ma nel caso in cui si prolungassero, le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi», ha spiegato Andrea Shaechter, l’economista capomissione Fmi in Spagna.

SI RISCHIA LA GUERRA CIVILE

La Catalogna attende i prossimi giorni con l’ansia e il timore dentro al cuore della stragrande maggioranza di cittadini che tutto questo caos dopo il referendum non l’avrebbero mai scelto né voluto: la giornata di ieri è stata importante e ha allargato ancora di più la voragine tra Barcellona e Madrid. La dichiarazione d’indipendenza potrebbe essere firmata a giorni, forse già lunedì: per evitare ciò, il governo popolare di Spagna ha sospeso la seduta del Parlamento catalano di lunedì pomeriggio dove avrebbe dovuto tenersi il discorso sui risultati del referendum dell’1 ottobre, letto ovviamente dal presidente Carles Puigdemont. Ebbene, la Corte Costituzionale ha bloccato tutto, aumentando ancora di più la distanza tra le due istanze catalane e spagnole: secondo fonti del Sussidiario vicine alla Guardia Civil (la polizia spagnola), i propri agenti sono stati in queste ore ridotti i normali turni di riposo per i poliziotti spagnoli presenti in Catalogna nei prossimi giorni. Questo significa che le famose “leggi speciali” in momenti di emergenza nazionale stanno per avvicinarsi se non succede qualcosa nelle prossime 48 ore di decisivo e significativo: tradotto, da lunedì i militari, la polizia spagnola e l’esercito potrebbero entrare in Catalogna per bloccare la dichiarazione d’indipendenza firmata dalla Generalitat.

LA CONTRO-MOSSA DI BARCELLONA

È invece di ieri sera la contro-replica del governo catalano per “aggirare” la sospensione imposta da Madrid: in sostanza i partiti indipendenti hanno presentato una nuova proposta di odg della seduta in cui non fa riferimento al referendum d’indipendenza. «La nuova convocazione, prevista sempre per la giornata di lunedì, sarà esaminata domani dall’ufficio di presidenza, e prevede un intervento del presidente Carles Puigdemont senza far riferimento al referendum di indipendenza», riporta La Stampa. Sembra sempre di più un “gioco” delle parti che non sanno come rimediare alla potenziale catastrofe creata e alimentata: all’”invito” fatto da Rajoy di evitare mali peggiori e ritirare la dichiarazione d’indipendenza unilaterale (che sarebbe quasi pronta, ndr), ha risposto in maniera ancora più dura il vicepresidente della Generalitat Oriol Jonqueras. «Il Primo ministro si sieda al tavolo, l’usanza delle minacce non è l’atteggiamento migliore per fare le cose nel 21esimo secolo».

LE BANCHE CATALANE PRONTE ALLA FUGA

Un’ipotesi che già durante la crisi in Grecia era stata paventata ma che ora sembra essere effettiva: in Catalogna se vi fosse davvero la firma sulla dichiarazione d’indipendenza nei prossimi giorni, le banche catalane sarebbero pronte alla “fuga”, ovvero a trasferire la sede legale in Spagna per non perdere le garanzie e il fondo bancario spagnolo. La notizia arriva dai media spagnoli che spiegano come Caixabank e Banco Sabadell, hanno piani per trasferire la loro sede sociale a Madrid in due ore appena: «Le grandi aziende non sono disposte a pagare con i loro soldi gli effetti negativi correlati a una separazione dalla Spagna e vogliono evitare la debacle conseguente all’uscire dall’ombrello dell’Unione Europa», ha spiegato ad Abc una fonte catalana. La situazione economica, oltre che sociale e politica è sull’orlo della crisi in Catalogna: in pochi giorni infatti dopo il referendum sono stati bruciati in Borsa circa 3000 milioni di euro con le due banche che hanno provato a rassicurare tutti i correntisti spiegando loro come i conti sono tutti garantiti sia con la secessione che senza, «perché il risparmio di entrambe le entità è sotto l’ombrello del Fondo di Garanzia dei depositi spagnoli che copre fino a 100mila euro per proprietario e conto». Certo che, con la “fuga” a Madrid delle banche, la situazione non sarebbe delle migliori e gli stessi correntisti non sono cosi sicuri di vedere i propri conti completamente al sicuro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori