DIETRO LE QUINTE/ Pisapia, Renzi e D’Alema, 6 prove che condannano la sinistra alla sconfitta

- Antonio Fanna

Giuliano Pisapia andrà da solo alle urne. Ma la sua idea di partenza, quello di una sinistra fiancheggiatrice di Renzi, finirà all’aria. Sei prove che smascherano il suo gioco. ANTONIO FANNA

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Giuliano Pisapia (LaPresse)

Pisapia andrà per conto suo alle elezioni. Non si capisce bene se per convinzione sua, per una speranza che Renzi collassi nel Pd in un modo o in un altro e il partito di governo ricorra a lui, o per un accordo sotto traccia con Renzi, come sospetta D’Alema che ai suoi va dicendo che ormai l’avvocato milanese è un agit-prop renziano. 

Tanti indizi fanno una prova. Primo indizio: com’è possibile proporre una sinistra larga alternativa o correttiva dei programmi del renzismo, sostenendo ad ogni piè sospinto la necessità di un accordo non con il Pd, ma con Renzi, dichiarando alla feste dell’Unità di sentirsi a casa propria e abbracciandosi l’icona delle “riforme” istituzionali del renzismo, la Boschi? Secondo indizio: come fai a fare un campo largo a sinistra del Pd chiedendo l’esclusione di Fratoianni, Civati, Montanari e Falcone, e di D’Alema, praticamente imbarcandosi solo un Bersani dimezzato, e magari i suoi senza neppure lui, visto che bisogna essere “generosi” e fare largo ai pisapiani (che te li raccomando: vedi il seguito meridionale di Tabacci)? Terzo indizio: voto dei suoi a favore della finanziaria, dopo aver biascicato qualche distinguo presentandosi da Gentiloni e non averne ottenuto nulla. Quarto indizio: sostegno parlamentare dei pisapiani alla legge elettorale proposta da Renzi, con soglia al 3 per cento e accordi di coalizione per fare arrivare con più facilità in parlamento una lista Pisapia, senza che egli sia costretto ad accodarsi a Mdp. Quinto indizio: usare la stessa propaganda di Renzi contro Mdp, riducendolo a dalemismo rancoroso. Sesto indizio (che è quasi una prova): far saltare la pazienza persino a Bersani sottraendosi nel dialogo con Errani a prendere impegni stringenti per un percorso comune. 

Insomma l’avvocato andrà da solo. Ma poiché il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, finirà, senza successo, nello schema originario da cui era partito lasciando Milano a Sala, provando ad organizzare contro Bersani, D’Alema & co. una sinistra fiancheggiatrice di Renzi; un po’ come il partito dei contadini polacchi dei tempi d’oro della sua cultura trasferito al pragmatismo politicista italiano. 

Dato che lo schema era pensato con un Renzi al 41 per cento, è difficile che abbia la stessa validità di gioco (personale, ahi il disinteresse di chi non fa politica di professione da venti e più anni!) con un Renzi che dovrà sudare per non precipitare verso il 20 per cento e difendere i numeri della non-vittoria di Bersani con cui Letta, Renzi e Gentiloni hanno governato cinque anni. 

Pisapia è riuscito a convincere tutti quelli che doveva guidare che è meglio fare a meno di lui. Alle urne, a cominciare da quelle siciliane, la sentenza. Che non è neanche tanto ardua da prevedere.

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