CAOS PD/ Stumpo (Mdp): noi una coalizione con Renzi? Sì, se torna di sinistra

- int. Nicola Stumpo

NICO STUMPO è uno dei 37 deputati che hanno lasciato il Pd. Oggi è in Articolo 1. Occorre un centrosinistra rinnovato e una coalizione, ma per farla serve il ripensamento de Pd

pierluigi_bersani_1_lapresse_2017
Bersani rischia voto nullo alle Elezioni 2018 (LaPresse)

Il risultato delle elezioni siciliane, con la “rinascita” del centrodestra di Silvio Berlusconi, la mancata vittoria dei pentastellerati di Beppe Grillo e di Luigi Di Maio, sta caratterizzando in modo concitato il dibattito politico. 

Ma quello che fa più notizia, anche se era quasi scontato dall’andamento degli ultimi mesi e da tutte le previsioni, è la sconfitta drammatica del centrosinistra, la nuova disfatta soprattutto di Matteo Renzi, il segretario del Partito democratico, che  divide a sinistra, cercando paradossalmente di tamponare una situazione diventata difficile, mantenendo un’alleanza con Angelino Alfano e, durante le consultazioni siciliane, cercando di recuperare persino l’elettorato “evaporato” di Rosario Crocetta, il governatore uscente che ha lasciato un vuoto politico spaventoso. 

Oggi Alfano è un desaparecido, Crocetta uno che passerà alla storia per aver cambiato un numero impressionante e imprecisato di assessori.

Ma considerato tutto questo, il problema che oggi si presenta e su cui ci si interroga è quello delle prossime elezioni generali, quelle nazionali di marzo 2018, dove la sinistra è destinata a fare i conti con la storia, per usare un linguaggio aulico. In tutti i casi da vedere, se anche in Italia rischia il tracollo o prende la strada di una rinascita.

Nicola Stumpo è uno dei 37 deputati che hanno lasciato il Pd e che, dopo essere stato responsabile dell’organizzazione di Matteo Renzi, è oggi responsabile organizzativo di Articolo 1 di Pier Luigi Bersani. E’ un uomo di sinistra per tradizione, solido, leale, che alla fine, nel febbraio di quest’anno, si è dimesso dal Pd e con altri ha dato vita a Mdp e poi a quello che chiamano appunto “Articolo 1”.

Con tutto quello che è accaduto, sembra che sia passato molto tempo.

E’ vero. La mia uscita dal Pd è avvenuta a febbraio di quest’anno, ma in questi mesi sembra che siano passati tre anni di vita. Non è stata una scelta semplice ed è stata  inevitabilmente una scelta sofferta.

Mi scusi se ricordo quel passaggio certamente amaro, ma che è diventato storico. Quale è stato il motivo scatenante della vostra uscita dal Pd? 

Il problema principale era la ricostruzione di una cultura politica di sinistra e quindi la necessità non solo di un rinnovo congressuale, ma almeno di una conferenza programmatica, di un momento di  dibattito e di discussione approfondita sui problemi della sinistra oggi, nella situazione italiana. Questo confronto non è stato possibile farlo. E’ evidente che tutto questo si aggiungeva alle scelte politiche di questi anni, dalla Buona Scuola fino al Jobs-Act, solo per dirne alcune.

Scusi Stumpo, voi avete fatto una lunga riunione delle vostra direzione e avete sottolineato la necessità di rinnovare una politica di centrosinistra, quindi una coalizione di centrosinistra.

Non è di certo semplice, ma questa è la strada che intendiamo percorrere: quella di ricreare una coalizione, il più ampia possibile, di centrosinistra per affrontare le elezioni di marzo. Ma è evidente che il problema è connesso a un cambiamento della politica del Pd di oggi, a un centrosinistra rinnovato che costruisca una politica di sinistra e affronti la situazione del paese in altro modo da quello fatto in questi anni.

Facciamo un esempio.

Guardi solamente alla necessità di interventi strutturali di cui ha bisogno il Paese. Alla necessità di investimenti pubblici per creare occupazione mettendo mano a un grande risanamento pubblico di ospedali, scuole, infrastrutture. Si sono scelto altre strade, quelle dei “bonus”, quelle degli interventi dispersivi. Si sono recuperate risorse, ma poi si è speso in modo sbagliato e non si è invece puntato ai necessari interventi strutturali che probabilmente avrebbero portato a una reale ripresa anche dell’occupazione. Bastava finalizzare su interventi strutturali le risorse recuperate in questi anni, facendo un programma per gli anni futuri. Al proposito sarebbe interessante fare due conti.

E’ una critica severa. Come potete immaginare che si arrivi a una nuova coalizione di centrosinistra?

Noi abbiamo fatto delle scelte e ribadiamo ancora questa linea di una coalizione di centrosinistra ampia. Noi ci poniamo il problema che il centrosinistra, con una rinnovata cultura di sinistra al suo interno, resti protagonista della vita politica italiana. E’ auspicabile che anche gli altri si pongano questo problema. Certo, il nodo restano le scelte e i metodi del Pd attuale. Per arrivare a una nuova coalizione occorre che nel Pd ci sia un ripensamento, un cambiamento di rotta, una ricostruzione della cultura di sinistra. Credo che il problema sia comune a tutti quelli che hanno partecipato alla politica di centrosinistra.

Al momento pare che ci siano molti mal di pancia, qualche ripensamento e dichiarazioni varie, allusive, ma poco decise.

Novità reali, dai vari leader che stanno all’interno del Pd, non ne sono arrivate finora. Vediamo quello che accadrà nei prossimi mesi.

Per rinnovare e ricreare una cultura di sinistra ci sono molti aspetti e problemi da affrontare. Stupisce ad esempio che nel dibattito sulla questione bancaria, che in questi giorni è al centro degli interessi nazionali, in questi anni non si sia messo a fuoco la filosofia della banca che serve ai risparmiatori e ai correntisti, non agli interessi dei grandi affari e degli speculatori.

Non c’è dubbio che i problemi da affrontare oggi siano tanti e in un contesto nuovo. Ma il problema è che nel Pd di tutti questi argomenti non si è voluto discuterne. Alla fine noi chiedevamo un confronto aperto e la costruzione di una cultura di sinistra. Non c’è stata alcuna risposta, se vogliamo usare un eufemismo. Poi ci sono state battute, attacchi, risposte che dividevano e atti che non corrispondevano alle esigenze di un partito che era caratterizzato a sinistra. Mi sembra che siano tanti quelli che se ne sono accorti, non solo quelli che sono usciti dal Pd in questi  ultimi mesi.

Ma come ha fatto Renzi, in un periodo così breve, ad avere prima tanto consenso e a creare poi una così grande disillusione?

Risposte complesse e ragioni difficili da spiegare. All’inizio Renzi non era una speranza solo per la sinistra, era una speranza trasversale, che riguardava l’Italia, in modo trasversale ai partiti. Ci saranno anche aspetti caratteriali nella disillusione che ha poi creato. Una cosa è certa: dopo il successo alle elezioni europee, Renzi si è giocato tutte le fiches che aveva a disposizione e le ha sprecate tutte.

(Gianluigi Da Rold)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori