GIOCHI A SINISTRA/ Veltroni e Prodi sono caduti nella trappola di Renzi (e Berlusconi)

- Eugenio Mazzarella

I Padri nobili del Pd, sollecitati da Fassino, sono all’opera perché si rimettano insieme il Pd renziano e chi se ne andato via. Ma l’operazione da fare sarebbe un’altra. EUGENIO MAZZARELLA

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Romano Prodi (LaPresse)

I Padri nobili del Pd, sollecitati da Fassino, mediatore incaricato per una ricucitura a sinistra, sono tutti all’opera, pare, con appelli e moral suasion anche privata, perché si rimettano insieme i cocci del Pd, il Pd rimasto a Renzi e chi se ne andato via, raggiungendo a sinistra chi era già fuori. 

Il motivo di tale attivismo, che avrebbe fatto meglio a essere espresso quando il  motore della “rottamazione” e dell’autosufficienza del Pd a trazione renziana girava al massimo, sarebbero le “nuove” prospettive aperte dall’ultima direzione Pd per un’intesa elettorale e di programma senza preclusioni per nessuno. 

Il prima problema è che “nessuno” è un po’ troppo, estendendosi dal “centro” di Verdini e Alfano, ex destra in verità, alla sinistra: Mdp, Sinistra Italiana, Rifondazione, civici del Brancaccio. Il secondo problema è che queste aperture per una pagina programmatica nuova da scrivere insieme, sono aperte a condizioni che non ci si rimangi quanto di “buono”, ancorché “migliorabile”, è stato fatto nei quattro anni del renzismo, anche se la sinistra ritiene che il novanta per cento di questo manufatto governativo vada smantellato. 

Insomma siamo oltre le divergenze parallele, siamo alle incompatibilità compatibili. Ma se i Padri nobili volessero passarci sopra, c’è un punto che neanche la loro buona volontà, se sincera, può fingere di non vedere. E che cioè questa ricomposizione a sinistra c’è chi non la vuole, Renzi; e chi non la può volere, Bersani & co. Renzi non la vuole perché altrimenti non avrebbe tagliato i ponti alle sue spalle per una legge elettorale che decide a tavolino non solo la massima parte degli eletti, ma anche il futuro governo. Che, a meno di una spallata maggioritaria dei 5 Stelle, sarà un accordo del Nazareno tra centrodestra e Pd per senso di “responsabilità nazionale”. Se nelle passate legislature i responsabili erano gli ausiliari necessari e ben pagati per “li c… loro” nell’espressivo lessico di Razzi, e come non dimenticare Scilipoti, nella prossima legislatura saranno responsabili tutti nella maggioranza, perché grazie a questa legge elettorale “nascono” responsabili. 

Se Renzi cerca accordi di coalizione ora, è del tutto evidente che lo fa perché il Nazareno da lui immaginato vedeva Berlusconi in posizione gregaria. I sondaggi dicono, che, bene che vada, sarà Renzi a far da aiutante di campo nella battaglia della “responsabilità”, se mai potrà essere combattuta; grillini permettendo cioè. Via dell’Umiltà ha avuto la meglio sulla arroganza maggioritaria del Nazareno, diciamo così. 

D’altra parte Bersani, e la sinistra, quella ricomposizione non possono volerla, anche solo per un accordo elettorale (per altro inutile, essendo del tutto evidente che sarebbero abbandonati per i 5 Stelle o per l’astensione dal loro elettorato), perché ammesso che l’accordo vada in porto con qualche risultato, il Pd (la coalizione attorno a Renzi) per andare al governo dovrebbe comunque accordarsi quanto meno con Berlusconi. E a questo punto dovrebbe, questa ipotetica ricomposizione a sinistra, scomporsi la sera stessa del voto, dopo essere servita da taxi a Renzi per avere qualche decina di armigeri in più per la battaglia della responsabilità. 

Se veramente i Padri fondatori hanno a cuore di non riconsegnare il Paese a Berlusconi, contro cui avevano messo in piedi il Pd, o di consegnarlo ai 5 Stelle, il risultato anche del loro fallimento, hanno una sola possibilità. E cioè, favorire proprio un risultato elettorale alla sinistra del Pd, “scomposto” dal renzismo. Perché quei numeri possano, insieme a quelli di un Pd renziano, essere la base di un discorso programmatico, nel centrosinistra, dopo le elezioni più in sintonia con il Paese. 

Certo per la missione dei Padri nobili, ricomporre il centrosinistra con reali possibilità di tornare a competere, la strada maestra sarebbe un’altra. Che emerga una personalità garante di una discontinuità percepibile nei programmi e nello stile con cui si propone agli italiani, che li porti di nuovo a credere ad un centrosinistra di nuovo unito per i loro interessi, e non per un pugno di seggi in più da spartirsi. E sarebbe anche una dirompente operazione di marketing elettorale, perché non se la aspetta nessuno, anche se forse è l’unica cosa che teme Berlusconi. Vedano loro, i Padri fondatori del Pd, a chi rivolgere il loro nobile appello.

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