SILVIO BERLUSCONI, P2 E MAFIA/ Le inchieste sulle stragi del 1993 e la macchina del fango

- Niccolò Magnani

Silvio Berlusconi, dalla P2 alla Mafia: tutti i coinvolimenti, le ultime inchieste sulle stragi del 1993 e la complessa macchina del fango tra politica e giustizia

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Berlusconi ancora a processo nel Ruby ter (LaPresse)

Già è difficile riassumere le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, figuriamoci quelle legate alle Mafia e alla P2 che decenni attraversano parallelamente (e spesso incrociandosi) la carriera politica del Cavaliere oggi protagonista nella sua Mediaset a L’intervista con Maurizio Costanzo. In queste vicende giudiziarie infatti spesso si sono scontrate pesante accusi dimostrate infondate, calunnie lanciate da alcuni “pentiti” di mafia che hanno usato Berlusconi per balzare all’onore delle cronache (e magari ottenere qualche sconto di pena) ed effettivi coinvolgimenti per cui ancora oggi è sotto indagine: come dire, un grande caos dentro il quale in tutti questi anni l’opinione publica si è praticamente divisa a metà tra chi lo considera un perseguitato dalla giustizia e chi invece ritiene Berlusconi uno dei mali peggiori per la politica italiana. Al netto delle fazioni, è notizia di questi giorni che Berlusconi e Dell’Utri – il suo avvocato e consigliere che da anni si ritrova in carcere proprio per l’accusa e condanna per concorso esterno in associazione mafiosa – sarebbero di nuovo indagati nell’ambito delle stragi del 1993. A metterli sulla graticola ci pensa ancora una volta il boss della mafia Giuseppe Graviano, intercettato dai pubblici ministeri palermitani del processo ‘Trattativa Stato-mafia’. Il tutto avverrebbe mentre il boss in carcere parlava dell’ex presidente del Consiglio e dall’ex senatore di Forza Italia; il “padrino”, spiega Repubblica che pubblica alcuni stralci delle intercettazioni, con le sue dichiarazioni ha di fatto riaperto un caso archiviato nel 2011, ovvero quello sulle stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano nell’epoca orrenda delle bombe di Cosa Nostra in giro per l’Italia (nello stesso anno ebbero luogo anche gli ignobili attentati in Sicilia ai giudici Borsellino e Falcone). La Procura di Firenze – anche se manca ancora la conferma del diretto interessato – ha ottenuto la riapertura del fascicolo per il quale Berlusconi era già stato archiviato nel 2011, dopo queste intercettazioni (che ancora vanno confermate dalle perizie investigative): «Berlusconi mi ha chiesto questa cortesia, per questo c’è stata l’urgenza», questa la frase incriminata (detta da Graviano ad un compagno di cella durante l’ora d’aria in carcere) secondo cui Berlusconi sarebbe il “mandante” delle stragi per destabilizzare lo Stato in un periodo di delicato equilibrio politico e sociale».

LA MACCHINA DEL FANGO

Non solo Graviano, anche altri pentiti e accusati di mafia hanno in questi anni di lunga militanza politica attaccato Silvio Berlusconi vedendolo spesso come “punto di riferimento” in un periodo in cui, ad inizio Anni Novanta, lo stato e Cosa Nostra sarebbero stati (secondo le teorie dei cosiddetti “complottisti”) in costante “rapporto” per cercare di concludere la stagione delle infamanti e tragiche stragi con cui la mafia ricattava le alte cariche dello stato. «A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi», spiegava il capo di Cosa nostra Totò Riina, al compagno di ora d’aria, il pugliese Alberto Lorusso nel 2014 secondo le note intercettazioni all’interno del carcere di Opera. L’ennesima accusa contro Berlusconi lo vedrebbe come possibile mandante del “patto di protezione” (accertato dalla Cassazione), con Dell’Utri come intermediario. A livello di condanne però nulla è mai accaduto in termini di concorso esterno mafioso o altre accuse infamanti, e Berlusconi fino a questi ultimi giorni di riapertura delle indagini sulle stragi del 1993 non è mai stato condannato in via definitiva, né ha mai fatto un giorno di carcere. «Puntualmente a ridosso di una competizione elettorale a mezzo stampa arriva la notizia di una nuova indagine nei confronti di Silvio Berlusconi. E, come di consueto, mai si saprà chi ha diffuso la notizia», si legge in una nota dell’avvocato Niccolò Ghedini parlando della presunta nuova inchiesta sulle stragi di mafia del 1993 aperta a Firenze. La macchina del fango e le istanze giudiziarie, la “lotta” continua ancora fino a questi ultimi giorni.

IL PASSATO E IL MISTERO DELLA P2

Intanto, all’interno dell’Intervista di Maurizio Costanzo di questa sera, uno dei possibili argomenti che potrebbe anche essere riaffrontato è certamente quello strano e misterioso della P2. L’iscrizione di Berlusconi alla loggia massonica fondata da Licio Gelli avviene il 26 gennaio 1978 nella sede di via Condotti a Roma, all’ultimo piano del palazzo che ospita il gioiellere Bulgari insieme a Roberto Gervaso; la tessera è la n. 1816, codice E. 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, come risulta dai documenti e dalle ricevute sequestrate ai capi della loggia. I documenti riservati e poi in seguito pubblicati su tutti i principali quotidiani italiani mostrano un duplice punto che da sempre ha lasciato ambigue le posizioni di Berlusconi riguardo la Loggia massonica: da un lato infatti il Cavaliere ha sempre negato ogni sua partecipazione alla P2, dall’altro però ha ammesso in tribunale di essere stato iscritto. Nell’autunno del 1988, durante un processo contro due giornalisti accusati di averlo diffamato celebrato dal tribunale di Verona, Berlusconi dichiarò: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. […] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata chiesta». Fu inizialmente indagato per falsa testimonianza ma poi subito assolto perché il fatto non costituiva reato. Ad inizio anni Novanta fu lo stesso Berlusconi a spiegar meglio quella sua affermazione: «per la verità allora appariva come una normalissima associazione, come se fosse un Rotary, un Lions, e non c’erano motivi, per quello che se ne sapeva, per pensare che la cosa fosse diversa. Io resistetti molto a dare la mia adesione, e poi lo feci perché Gervaso insistette particolarmente dicendomi di rendere una cortesia personale a lui» (fonte Wikipedia). Ad “attaccarlo” sarebbe poi stato lo stesso Licio Gelli che ha sempre sostenuto che «Berlusconi ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato in tutto», ma da qui a dimostrare un coinvolgimento diretto nelle attività illecite della P2 nessuno lo ha mai confermato né dimostrato.

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