DIETRO LE QUINTE/ I tre problemi che rompono il patto Berlusconi-Salvini

- Antonio Fanna

Berlusconi fa la contro-Leopolda a Milano, va da Fazio, lancia come premier l’ex comandante dei carabinieri Gallitelli. Ma il problema rimane Salvini. ANTONIO FANNA

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Silvio Berlusconi (LaPresse)

Bisogna dire che Merano fa davvero bene a Silvio Berlusconi, lo rimette in sesto, gli restituisce il sorriso e regala all’ottantunenne leader la possibilità di un tour de force domenicale, al mattino a chiudere la “contro Leopolda” azzurra a Milano e la sera a esibirsi, maschera di sé stesso, davanti alle telecamere di Fabio Fazio. Il Cavaliere non si risparmia e lancia una volata lunga verso le elezioni, parla di “quattro mesi” lasciando intendere che ha ormai metabolizzato il fatto che si voterà a marzo e non a maggio, come lui preferirebbe per guadagnare tempo al recupero della sua improbabile candidatura.

Lo show in diretta su Rai1 non è di quelli memorabili, nulla di paragonabile, per esempio, all’epico scontro a “Servizio pubblico” con Marco Travaglio e Michele Santoro, culminato nel siparietto in cui Berlusconi, prima di sedervisi, spolverava la sedia su cui aveva poggiato le terga l’attuale direttore del Fatto Quotidiano. Fazio non ha nemmeno sfiorato le vicende giudiziarie del Cavaliere, l’ha trattato in guanti bianchi, gli ha consentito di sforare i tempi concordati e ha promesso che lo farà ritornare l’anno prossimo. Berlusconi ha avuto campo libero nell’esporre il programma, il metodo scelto per scriverlo, le bordate contro i grillini e il “bel meteorino” Di Maio, l’apprezzamento verso Eugenio Scalfari il quale in settimana aveva detto che tra Di Maio e Berlusconi avrebbe preferito quest’ultimo. “La vecchiaia rende più saggi”, ha chiosato il Cavaliere soddisfatto. C’è pure spazio per lanciare il nome per Palazzo Chigi, e questa è una sorpresa: il carneade Leonardo Gallitelli, generale dei carabinieri, ex comandante generale dell’Arma. Nome già circolato come possibile governatore del Lazio ma non come premier. Un altro dei sondaggi mascherati del Cavaliere, che già aveva provato a lanciare Draghi e Marchionne, ovviamente senza sentirli preventivamente ma con il semplice scopo di vedere l’effetto che fa.

È l’ultimo armamentario di Berlusconi che non vuole apparire estremista ma moderato, dialogante e convincente, aperto alla “società civile”. Al mattino c’era il pienone alla “contro Leopolda” organizzata da Maria Stella Gelmini e Paolo Romani, soprattutto del mondo imprenditoriale, segno che il centrodestra ha riconquistato la scena politica e che industriali e commercianti ammettono la ritrovata centralità di Berlusconi. Il quale il problema vero ce l’ha in casa. Ed è il rapporto con la Lega di Salvini. Da Fazio il tema è stato toccato tre volte, altrettante occasioni in cui si è capito che le cose non stanno filando lisce. Il programma: ha avuto un’approvazione “di massima” degli alleati ma non definitiva. Bossi: il Cav lo accoglierebbe a braccia aperte se Salvini non ricandidasse il padre storico del Carroccio. Lo ius soli: Forza Italia è contraria alla legge ma non con i toni ultimativi della Lega. 

Berlusconi ha lanciato la volata lunga perché deve riportare Forza Italia stabilmente sopra la Lega. Il voto in Sicilia ha mostrato che al Sud il partito di Salvini continua a non attecchire mentre al Nord, che conquisterà seggi parlamentari visto l’accresciuto peso demografico rispetto al Mezzogiorno, bisogna dare battaglia. Ma la volata lunga serve anche per offrire una sponda alla parte lombarda di Area popolare che non vuole seguire Alfano sulla strada dell’accordo con Renzi. Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale della Lombardia ed esponente di spicco dell’area nordista, ha detto che Alfano è autore di una “mutazione genetica” del partito ed è arrivato a definirlo “un piccolo dottor Mengele della politica”: un partito che in origine si chiamava Nuovo centrodestra ora converge verso il maggior partito della sinistra.

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