MATRIMONI IN CALO/ La legge Cirinnà danneggia fiscalmente chi si sposa?

Sposarsi non conviene più dal punto di vista economico e fiscale, grazie alla legge che regola le unioni civili, è uno dei motivi per cui le nozze in Italia continuano a calare

30.11.2017 - Paolo Vites
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I recenti dati Istat confermano un trend in atto da tempo, il calo dei matrimoni, civili e religiosi, nel nostro paese. Le ragioni sono molteplici ovviamente, tra cui quelle di motivo culturale e sociale: l’idea di legarsi per tutta la vita a una persona sola, costruire una famiglia, è stata in gran parte rimossa dal contesto sociale, meglio e più comodo essere single o convivere a tempo determinato. La famiglia? Noiosa, impegnativa e antiquata. Ma ci sono anche forti motivi economici dietro il calo dei matrimoni, e la legge sulle unioni civili ha contribuito grandemente, come viene spiegato in modo dettagliato in un articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa. Difatti, quelli che erano i pochi vantaggi fiscali di chi si sposa non esistono più, per non parlare degli intralci burocratici a cui le convivenze non vanno incontro: “le varie leggi che si sono succedute (ultima quella sulle Unioni civili e le convivenze di fatto che ha preso il nome dalla senatrice Monica Cirinnà), hanno eroso i privilegi di status, economici, e anche successori che il matrimonio ha fino a poco tempo fa portato con sé” si legge nell’articolo. Già dal 2012 in Italia non c’è più alcuna differenza tra figli naturali nati fuori del matrimonio e quelli nati all’interno delle nozze, con la legge Cirinnà poi si sono eliminate quasi tutte le differenze riguardanti la relazione fra i partner.

Curiosamente, il concetto di contratto prematrimoniale che regola “le modalità di contribuzione economica alla vita comune dei due conviventi, il regime patrimoniale della comunione dei beni come da codice civile (che può essere modificato in qualunque momento)” per il matrimonio non è valido, ma lo è per le unioni civili. Il matrimonio conserva un minimo vantaggio fiscale solo se lavora uno dei due coniugi, perché l’altro risulterebbe fiscalmente a carico mentre con la convivenza di fatto non accade: “i partner dello stesso sesso sono assimilati al coniuge ai fini fiscali, anche ai fini dell’applicazione di detrazioni per familiari a carico. Resta fermo il requisito di reddito del familiare a carico che non deve essere superiore a 2 mila 840,51 euro lordi”. In caso di separazione poi gli sposati possono detrarre fiscalmente l’assegno per gli alimenti inoltre separazioni e divorzi hanno costi economici molto salati, mentre le coppie di fatto si separano senza alcun obbligo di pagare alcunché. 



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