SONDAGGI/ Il “ritorno” di Berlusconi scongela l’astensione e fa fuori Lega e Pd

- int. Carlo Buttaroni

Il nuovo sondaggio Tecnè indica una crescita significativa di Forza Italia: Berlusconi, candidato o no, sta riportando la gente al voto. L’analisi e il commento di CARLO BUTTARONI

silvio_berlusconi_movimento_animalista_1_lapresse_2017
Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

L’ultimo sondaggio dell’Isituto Tecnè conferma la crescita in atto da mesi del centrodestra che dal 37,7% del precedente sondaggio arriva al 38,4%, così come si conferma il calo del Pd, oggi al 27,7% rispetto al 29,2%. La cosa più interessante è però che all’interno del centrodestra si consuma il sorpasso di Forza Italia ai danni della Lega: i primi passano dal 16% al 17,5%, i secondi dal 15,8 al 14,8%. “Berlusconi” spiega a ilsussidiario.net Carlo Buttaroni presidente di Tecnè “sta richiamando al voto molti di coloro che si astenevano o si disperdevano in altre forze politiche, andando a prendere il voto soprattutto delle fasce più anziane della popolazione”.

Il vostro nuovo sondaggio conferma la crescita in atto del centrodestra, è così?

La crescita del centrodestra si sta consolidando ormai da qualche mese e corrisponde al calo di consensi del Pd, ma anche al ritorno nella platea degli elettori di quella quota di persone che da tempo non era andata a più a votare, pur rimanendo gli astensionisti una quota elevata (43,9%, ndr). Il recupero di Forza Italia in sostanza dipende da un lato dal ritorno di voti persi per altri partiti e dall’altra dal recupero dall’area dell’astensionismo.

All’interno del centrodestra la forza trainante, in crescita, è diventata Forza Italia, non più la Lega. Come mai? 

In realtà più che una perdita della Lega, che è molto ridotta, sono i nuovi ingressi che fanno contestualmente abbassare la percentuale degli altri partiti. 

Ci spieghi meglio.

Il momento massimo per la Lega c’è stato quando c’erano meno personaggi che tiravano il voto. Adesso si è allargata la base, per cui ci sono più elettori che tornano a votare e che presumibilmente il ritorno di Berlusconi ha riattivato. La percentuale di votanti è cresciuta in particolare nelle fasce più anziane, che di solito non dichiarano se votano o no o per chi votano, fino all’ultimo momento. Più che una perdita della Lega sono cresciuti i consensi verso Forza Italia.

Berlusconi probabilmente non potrà candidarsi, ma può ancora essere oggetto di “referendum” come è stato in passato, un voto pro o contro di lui?

Come sempre i ritorni di Berlusconi sono diversi dalla volta precedente. Fu così nel 2013 ma anche nel 2008, e pure nel 2006, quando Prodi vinse di pochissimo. Ci furono anni in cui di fatto non fu attivo sulla scena politica e il centrosinistra occupò maggioranza e opposizione. Il Berlusconi di oggi è diverso da quello del 2013. Non credo ci sia un referendum su di lui soprattutto perché c’è ancora un clima referendario pro o contro Renzi. Per anni siamo stati abituati alla disputa di un bipolarismo esasperato, la crisi economica e i temi del lavoro e della sicurezza hanno acquisito invece un peso specifico più alto, temi che giocheranno un peso importante nella campagna elettorale.

Renzi e Berlusconi si sfidano a colpi di promesse, i 1000 euro ai pensionati e gli 80 euro alle famiglie. La gente abbocca ancora?

Entrambi, Renzi e Berlusconi, hanno messo l’accento su un aspetto che poi naturalmente è da vedere se riusciranno a realizzare.

Quale?

Dal 2001 a oggi le politiche economiche sono state tutte incentrate sul contenimento della spesa. Il mettere fine alle politiche di austerità è stato un cavallo di battaglia per entrambi da dopo Monti a oggi. Nei due anni di governo Renzi qualcosa si era cominciato a vedere, ma moltissimo di quello che è stato annunciato non è stato fatto. Ora che da destra e da sinistra in questo momento si ponga il tema dell’allargamento della spesa mi sembra significativo.

A sinistra invece è crisi nera: il Pd perde, Sinistra Italiana e Articolo 1 rimangono a quote basse (dal 6 al 7% la somma dei due, ndr). Cosa li penalizza?

C’è da dire una cosa: quello che il Pd ha perso in questi mesi non è andato alle forze alla sua sinistra. 

Questo perché?

Da quando c’è stata la scissione si sono susseguiti una serie di annunci, in realtà non c’è l’offerta politica. Questo annunciato contenitore di sinistra di fatto non esiste ancora. C’è un’area a sinistra del Pd che potrebbe arrivare anche al 12-13% ma non ha un campo dove trovare una forma. La crisi del Pd non apre al consenso alla sua sinistra e se ne beneficia l’area del non voto e anche i 5 Stelle.

Cinque Stelle che sembrano essersi stabilizzati sul 25% circa, la loro corsa si è fermata?

Assolutamente no. Fra tutti i partiti il M5s è quello che ha la minore inerzia, nel giro di una settimana può guadagnare o perdere anche 2 o 3 punti percentuali. Spesso senza una regione legata a loro, perché è un partito onnivoro, che vive delle difficoltà altrui. Se un partito è in difficoltà il Movimento 5 Stelle prende subito quegli elettori arrabbiati o delusi.

Cosa ne pensa del problema delle fake news che rischia di diventare il tormentone di questa battaglia elettorale?

Penso che questa cosa delle fake news sia una fake news. Non che non sia importante, il punto è che c’è un tema relativo all’attendibilità delle notizie, ma molto spesso fra le notizie false vengono annoverate anche le opinioni. Un conto è una notizia falsa e di palesemente false non se ne sono trovate moltissime fino ad adesso. Ma quando monta un’opinione vista negativamente e viene annoverata tra le face news, non è corretto. Bisogna capire le ragioni per cui si alimenta un dibattito negativo, ma è sempre stato così, ognuno arricchisce il racconto di particolari inediti. 

(Paolo Vites) 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori