DOPO LA SICILIA/ Se è vero che hanno vinto (quasi) tutti, allora chi ha perso?

- Francesco Inguanti

Le elezioni sono vinte quando un partito raggiunge il risultato che si era prefissato. Ecco perché in Sicilia hanno vinto (quasi) tutti. Ma allora chi ha perso? FRANCESCO INGUANTI

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Assemblea regionale siciliana, Nello Musumeci (LaPresse)

I politici più avveduti sanno che le elezioni si considerano vinte quando ciascuno raggiunge il risultato che si era prefissato. Per questo banale ed evidente motivo in Sicilia hanno vinto tutti i contendenti. Ecco perché.

Nello Musumeci e il suo raggruppamento volevano vincere. Ne hanno avuto innanzitutto la volontà e poi ci hanno messo l’impegno. Hanno messo in campo tutte le energie disponibili, pur nel breve tempo a disposizione, ed hanno applicato con coerenza un principio che in politica premia sempre: uniti si vince, per dividersi c’è sempre tempo. Volevano tornare a governare la Sicilia e per cinque anni toccherà a loro. Poi vedremo.

Giancarlo Cancelleri e il suo partito volevano arrivare secondi e ci sono riusciti egregiamente. Non volevano vincere: troppo oneroso e rischioso. Meglio una sana e meno logorante opposizione che il governo di una regione ad alto rischio di fallibilità, molto più di Roma, Torino o Bagheria. Per cinque anni torneranno a fare opposizione, avendo il vantaggio di avere contro un governo molto più definito nei contenuti e nelle idee di quello che voleva essere e non fu il quinquennio di Rosario Crocetta. Buon lavoro.

Fabrizio Micari e il Pd sapevano di non poter vincere e non hanno fatto nulla per vincere. Hanno conquistato un onorevole terzo posto che consentirà loro di continuare ad esistere tra i banchi dell’Assemblea Regionale Siciliana. Dovranno fare un’opposizione che evitando di identificarsi con quella dei 5 Stelle, sappia indicare un’alternativa credibile alle scelte che farà il Governo Musumeci. Micari tornerà a fare il rettore dell’Università di Palermo, perché saggiamente (sic!) non si era dimesso e il Pd siciliano proseguirà verso un futuro che sempre più sarà deciso a Roma.

Claudio Fava e i suoi dovevano dimostrare che esiste una sinistra fuori dal Pd degna di considerazione e rispetto. Ci sono riusciti. Nessuno potrà dire che non hanno avuto un riscontro elettorale. Altra cosa è incidere nelle scelte future. Ma questo non era nei loro obiettivi. E quindi buona opposizione anche a loro.

Roberto la Rosa e i suoi impavidi sostenitori hanno vinto anche loro. Hanno dimostrato di esistere, hanno dato prova che le loro idee possono trovare consenso. Altra cosa è sperare di fare politica con quelle sole forze. La politica è fatta di alleanze e mediazioni. Ma non era nel loro programma. E quindi auguri per il futuro anche a loro.

E allora, se hanno vinto tutti, chi ha perso?

Hanno perso i tantissimi siciliani che non hanno votato. Per quanto nobile possa essere stata la loro motivazione, non sarà mai sufficiente a giustificare il fatto che hanno perso un’altra occasione. Non quella di cambiare la Sicilia, ma almeno quella di sentirsi utili e necessari al suo cambiamento. In cambio potranno continuare a lamentarsi di tutto e di tutti, quasi che fossero dei marziani di passaggio su quest’isola, salvo il fatto che in quest’isola devono continuare a viverci e in attesa che Musumeci la renda bellissima, potrebbero contribuire a renderla meno brutta.

Hanno perso anche i tanti siciliani che hanno subìto questa circostanza elettorale senza viverla da possibili protagonisti. Di fronte a una campagna elettorale dimessa nei toni, nei contenuti e nei personaggi, un maggior coinvolgimento avrebbe costretto almeno i candidati e i partiti ad assumersi quelle responsabilità per le quali hanno chiesto il voto. Anche in questo caso un’occasione persa. C’è ora il rischio che questa freddezza si trasformi in distacco e disinteresse, lasciando poi ai soliti noti, cioè agli eletti, oneri e responsabilità di guidare una Regione che solo con il concorso di tutti i suoi abitanti potrà sperare in un futuro migliore.

Tutti, votanti e astensionisti, sono tuttavia legati dallo stesso desiderio: dimenticare Crocetta e i suoi cinque anni di governo. Forse è poco, ma da questo si può già partire. Certo in Sicilia non mancano né le risorse né le energie. Forse però si potrebbe cominciare imparando a separare le criticità dalle responsabilità di ciascuno, da quello che ciascuno, consapevolmente, può e deve fare.

C’è da recuperare innanzitutto una fiducia nelle risorse che ciascuno può mettere in campo e dare più credito al valore del bene comune, sempre invocato e mai attuato pienamente. 

Forse la campagna elettorale è stata un’occasione persa, ma certamente nessuno può permettersi di perdere altri cinque anni. Sono in fondo cinque anni della nostra vita.

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