Sondaggi Elettorali Politici/ Risultati in Sicilia cambieranno le Elezioni Nazionali? Le analisi sul voto

- Niccolò Magnani

Sondaggi elettorali politici, ultime notizie di oggi 9 novembre 2017: risultati Elezioni Regionali Sicilia 2017, commenti e analisi. Ecco perchè ha perso il Pd di Renzi e Micari

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Sondaggi Politici post-Sicilia, Matteo Renzi e Davide Faraone (LaPresse)

PIEPOLI, SICILIA: IL VOTO INFLUENZERÀ LE NAZIONALI?

Stando sempre sui sondaggi Piepoli, è stata chiesta agli elettori intervistati la domanda che più o meno tutti si sono fatti dopo queste lunghe e sfibranti elezioni siciliane: il voto e il risultato avrà una forte influenza per le prossime e imminenti Elezioni Nazionali 2018? L’analisi svolta vede una situazione abbastanza diversificata per cui non per forza e non per tutti il risultato ottenuto sarà fortemente indicativo sul voto per le Politiche; intanto il 46% ritiene “abbastanza importante” in vista delle urne in primavera, mentre solo il 9% lo ritiene decisivo. Il 30% valuta poco influente il voto in Sicilia, l’8% per nulla indicenti i due voti. È stato poi chiesto il diverso orientante politico che per chi ritiene che il voto in Sicilia abbia un seguito decisivo anche a livello nazionale, e allora si scopre che sono gli elettori del centrodestra (il 72%) a fare questo tipo di ragionamento, mentre “solo” il 59% per il Movimento 5 Stelle e il 51% del centrosinistra che di fatto spera di non avere il medesimo pessimo risultato avuto da Micari solo quattro giorni fa. 

QUORUM, ECCO PERCHÈ IL PD HA PERSO IN SICILIA

Nei tantissimi sondaggi usciti appena dopo le Elezioni Regionali, l’analisi sul voto siciliano mostra anche tutti quegli aspetti che hanno portato ad esempio la cocente sconfitta del Pd in terra sicula. È stato chiesto agli intervistati di Quorum i principali problemi della Sicilia e in questo momento, dopo cinque anni di governo Crocetta tutt’altro che vincente, gli elettori hanno risposto in questi termini: il 64% accusa una totale mancanza di lavoro, il cronico vulnus della terra isolana; il 32% ritiene le tasse troppo elevate, il 23% dà la colpa alla crisi economica, il 22% invece lamenta la mancanza quasi totale di opportunità per giovani e imprese sul suolo siciliano. Da ultimo, il 19% dice che la forte crisi della Sicilia è da imputare ad una completa inefficienza della Pubblica Amministrazione: tutti problemi che il governo di centrosinistra, il primo nella storia repubblicana, purtroppo non è riuscito a risolvere o almeno da trovare argini. Questo infatti, più che il “povero” candidato Micari che ha ben poche colpe, hanno portato gli elettori ad abbandonare Pd e centrosinistra per andare da Musumeci o Cancelleri ritenuti più in grado di poter cambiare qualcosa in questa bellissima ma difficile terra italiana.

TECNÈ, VOTO SICILIA E ANALISI PER ETÀ

I sondaggi di Tecnè hanno condotto l’analisi sul voto siciliano diviso per classi di età, scoprendo che (come prevedibile) i giovani hanno votato più M5s ma sottolineando che, questo molto meno evidente, sono gli stessi giovani ad abbassare il dato dell’astensione. Tra i 18 e i 44 gli elettori siciliani hanno scelto il 16% Musumeci, 20% per Cancelleri, 8% Fabrizio Micari e 5% per Claudio Fava: tra i 45 e i 64 anni invece è Musumeci il più scelto con il 17% delle preferenze, segue il grillino al 15%, Micari al 6% e Fava al 4%. Da ultimo, oltre i 64 anni i voti sono arrivati ancora per Musumeci, al 18% (dimostrando una buona ed equa distribuzione di voto per tutte le fasce d’età), Cancelleri al 9%, Micari all’11% e Fava al 6% (La Rosa il misero 1%). Sul fronte astensione invece, pur rimanendo comunque molto alta, è da segnalare che chi ha votato di più sono stati i giovani: indecisi e astenuti sopra i 64 anni, il 55%; tra i 45 e i 64 il 58% mentre tra i giovani il dato dell’astensione si abbassa e arriva fino al 51%. 

TECNÈ, UN ELETTORE SU DUE NON HA VOTATO PER MICARI

Il dato che emerge dagli ultimi sondaggi Tecnè compiuti dopo il voto in Sicilia porta alla conclusione un’evidenza già abbastanza chiara durante i primi scrutini: il voto disgiunto ha funzionato, eccome, in favore del Movimento 5 Stelle visto che moltissimi elettori del centrosinistra hanno votato la propria lista preferita e poi ha indicato Cancelleri come candidato Governatore. Quanti? Il sondaggio lo dice chiaro e tondo: il 51% degli elettori di Pd e Alternativa Popolare ha votato Micari, di fatto un solo elettore su due, mentre tutti gli altri voti si sono spostati verso gli altri candidati. Attenzione però, i sondaggi Tecnè offrono una lettura diversa sui destinatari del voto disgiunto, che cozza alquanto con i dati generali dello spoglio che invece hanno visto una “fuga” di voti verso il candidato M5s. Secondo Tecnè infatti gli elettori del centrosinistra hanno scelto in prima battuta Claudio Fava, candidato della sinistra, con il 12%, poi Nello Musumeci con il 10% (proprio per evitare una Sicilia grillina) e solo con 4% Cancelleri. È di ben 23% il dato dell’astensione tra le file Pd-Ap, un dato certamente da non sottovalutare..

SONDAGGI IXÈ, IL FALLIMENTO DEM

Se si dà un’occhiata ai sondaggi prodotti da Ixè in questi giorni di profondo focus sulle elezioni Regionali in Sicilia, si può già trarre una prima conclusione valida sia prima sia tantopiù dopo i risultati che hanno decretato il deprofundis di Renzi e Pd in Sicilia: il Partito Democratico, dopo il Governo Crocetta e con la candidatura di Micari che non ha “sfondato” si dimostra in Sicilia come a livello nazionale con notevoli problemi di carattere politico, elettorale e forse anche “comunicativo”. Il caso-Micari è eloquente: in quasi tutti i sondaggi infatti espressi in Sicilia, il rettore dell’Università di Palermo era considerato il più competente e stimato dagli elettori; da qui però ad essere eletto con la maggioranza di voti il passo è stato lungo e inarrivabile, con forse più di un problema legato alla campagna elettorale condotta dal Pd “troppo lontano” da Micari, appoggiato più da Alfano che non da Renzi, tanto per intendersi. I sondaggi di Ixè a livello nazionale danno una diapositiva altrettanto significativa: se alle prossime elezioni nazionali il Pd avesse come leader Gentiloni, solo il 7,1% voterebbe Pd mentre se ci fosse Renzi… ancora peggio, un misero 3,9% di preferenza su tutti gli elettori sondati. Insomma, il fallimento per i dem è dietro l’angolo e in casa Nazareno forse è meglio al più preso correre ai ripari visto che tra qualche mese le urne Nazionali potrebbero “non perdonare”.

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