ETRURIA & COMMISSIONE BANCHE/ Vazio (Pd): “Ghizzoni ha smentito rappresentazioni sulla Boschi”

- Niccolò Magnani

Etruria & Commissione Banche: Ghizzoni (ex Unicredit) “conferma” De Bortoli e inguaia il Pd, “Maria Elena Boschi mi chiese di valutare l’acquisto di Banca Etruria”. Replica dell’ex ministro

mariaelena_boschi_6_lapresse_2017
Maria Elena Boschi (Lapresse)

Intervenuto ai microfoni di Porta a Porta, in onda su Rai Uno in seconda serata, il Vice Presidente della II Commissione (Giustizia) della Camera dei Deputati e membro del Partito Democratico Franco Vazio ha parlato della vicenda Etruria & Commissione Banche, in particolare sugli attacchi dell’opposizione nei confronti di Maria Elena Boschi: “Vegas, Visco e Ghizzoni smentiscono totalmente la rappresentazione degli altri: la Boschi ha rappresentato una preoccupazione per il territorio. Tutti e tre dicono la stessa cosa. La differenza rispetto alla rappresentazione di De Bortoli è totalmente diversa. Ghizzoni dice di aver aperto un fascicolo per l’acquisizione su richiesta dell’advisor Mediobanca ed i vertici di Banca Etruria, successivamente la Boschi mi ha chiesto. Dobbiamo occuparci dei problemi veri: la vigilanza, il ruolo di Banca d’Italia, di Consob. Abbiamo un management fatto di criminali, ma il controllo dovrebbe avvenire a prescindere, soprattutto in presenza di attività di questa natura. Anche Visco ha confermato che la vigilanza non ha funzionato e queste cose non devono più avvenire”.

LE PAROLE DI MARCO CARRAI

Nel corso dell’attesa audizione al cospetto della Commissione bicamerale, Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di Unicredit ha tirato in ballo anche Marco Carrai, vicino a Matteo Renzi: “Mi mandò una mail per sollecitare una risposta. La mia reazione fu di pensare chi poteva avere chiesto un sollecito da parte del dottor Carrai. Esclusi che fosse stata la banca. Risposi che il nostro canale di comunicazione sarebbe stato direttamente con l’Etruria, avremmo risposto a loro una volta finita la valutazione”, ha rivelato come riporta Il Fatto Quotidiano. In riferimento a quella mail risalente al 13 gennaio di due anni fa, Carrai si è giustificato asserendo, come riporta Il Giornale: “si trattava di questione tecnica, niente di più. Ero interessato, “nel rispetto dei ruoli” come ho scritto non a caso nell’email, a capire gli intendimenti di Unicredit riguardo Banca Etruria perché un mio cliente stava verificando il dossier di Banca Federico Del Vecchio, storico istituto fiorentino di proprietà di Etruria”. Ma chi è Marco Carrai? Cattolico e fiorentino, La Repubblica lo colloca sempre al centro di affari ed interessi grazie alla sua ampia dimestichezza con i soldi. Stretto amico di Matteo Renzi, è stato ad un passo dall’essere nominato a capo del team per la sicurezza digitale del Paese.

Finito al centro delle polemiche in quanto l’ex premier usava la sua casa da lui affittata a Firenze a titolo gratuito, anche se in merito ha spiegato: “Quella era la casa che io avevo affittato per me, a volte ospitavo Matteo. Rispettando il codice civile, lì ha preso la residenza. È stato detto che in cambio mi ha nominato Ad di Firenze Parcheggi. Peccato che lo fossi già tempo, indicato dai privati per sanare l’azienda”. La sua famiglia è conosciuta per essere moderata, democristiana e fieramente anti-comunista. Nel 1994., l’allora 19enne Carrai si impegna nei club della nascente Forza Italia prima di passare al Ppi di cui Renzi fu segretario e Carrai il braccio organizzativo. Nel 2004 è ancora lui al fianco di Renzi quando quest’ultimo diventa presidente della Provincia di Firenze. Quando però l’amico viene eletto sindaco di Firenze, lui si ritira dalla politica per entrare nel mondo degli affari. Oltre ad essere consigliere a titolo gratuito di Renzi, è amministratore delegato di Firenze Parcheggi e presidente di Aeroporti Firenze senza mai allontanarsi dalle amicizie di Renzi. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

DE BORTOLI: “CONFERMATO SCOOP SU RICHIESTA DELLA BOSCHI A GHIZZONI”

Ha parlato alla fine anche il giornalista ed ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, dopo la giornata di bordate politiche al Pd sul caso Banca Etruria. Fu proprio lui nel suo libro, un anno fa, a rilevare la richiesta dell’ex ministro Boschi a Ghizzoni per valutare l’acquisto di Etruria: mai denunciato penalmente, un mese venne citato e querelato civilmente dalla Sottosegretario della Presidenza del Consiglio. Ora però, con le rivelazioni di Ghizzoni, lo scoop di De Bortoli sembra ampiamente confermato: «Ringrazio Federico Ghizzoni per aver confermato la richiesta dell’allora ministra Maria Elena Boschi di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. Prima dell’uscita del mio libro, nel quale non si parla mai di pressioni, non si sapeva che Unicredit avesse trattato l’acquisizione di Etruria, né che sull’argomento fosse intervenuta Maria Elena Boschi, nei modi e nei tempi che Federico Ghizzoni ha precisato». Nella seconda parte del post su Facebook, il giornalista precisa rivelando che ad ora non vi sono ancora state notifiche dalla Tribunale per eventuali atti civili: «Era giusto che l’opinione pubblica lo sapesse e che lo sapessero in particolare azionisti, obbligazionisti e risparmiatori delle altre banche in crisi. Attendo l’azione civile di cui ho sentito finora parlare, senza aver ricevuto alcun atto. Aspettando che sia il Tribunale a dire l’ultima parola credo che la penultima l’abbia già detta Ghizzoni». 

EX ACQUISIZIONI UNICREDIT, “ECCO PERCHÈ NON COMPRAMMO LA BANCA”

Dopo le parole di Ghizzoni, scende in campo anche Marina Natale, vice dg Unicredit che si occupava di acquisizioni all’epoca del “nodo-Etruria”. A Repubblica l’attuale manager di Sga (recupero crediti) spiega il vero motivo per cui Unicredit alla fine non ha deciso di entrare nella partita per Etruria, nonostante le richieste “non pressanti” di Boschi e Carrai, come ha detto stamane Ghizzoni. «In quegli anni i dossier delle banche italiane in difficoltà li abbiamo guardati tutti più di una volta, per possibili fusioni ma Etruria non ci sembrò nelle condizioni», spiega Natale. Come spiega ancora l’ex responsabile per le acquisizione, il patrimonio della Banca nel cui cda sedeva il padre della Boschi all’epoca era quasi inesistente e Unicredit non se l’è sentita, comprensibilmente, di imbarcarsi in una delicata e quasi disperata fusione. 

GHIZZONI, “BOSCHI MI CHIEDE DI VALUTARE L’ACQUISTO DI ETRURIA”

La bomba è esplosa. Non tanto per gravi ripercussioni “specifiche” sul caso Banca Etruria, ma per una vicenda di “opportunità politica” o, se preferite, di conflitto di interessi. Federico Ghizzoni, l’ex ad di Unicredit, questa mattina in Commissione Banche ha di fatto confermato la famosa “indiscrezione” pubblicata da Ferruccio De Bortoli nel suo libro uscito un anno fa e che diede il via alla seconda puntata del “Boschi-gate” dopo la richiesta du sfiducia dei Cinque Stelle bocciata dal Parlamento nel 2014. «L’ex ministro Boschi mi chiese se era pensabile per Unicredit un intervento su banca popolare dell’Etruria», e conferma anche subito dopo lo stesso banchiere, «Incontrai Maria Elena Boschi e mi chiese di valutare l’acquisizione di Banca Etruria. Fu un colloquio cordiale, non avvertii pressioni da parte del ministro e ci lasciammo su queste basi. Da quel momento in poi non ci sono stati ulteriori contatti, le strutture continuavano a lavorare su un’ipotesi di acquisizione di Etruria», spiega ancora Ghizzoni. In un secondo momento chiarisce, provando a “recuperare” dalle dichiarazioni fortissime date alla Commissione che offrono ora l’ex ministro per le Riforme ad un attacco “bipartisan” da tutte le opposizioni di ogni colore e segno: «Non mi fu seccamente chiesto di acquistare Banca Etruria, l’avrei ritenuto inaccettabile. Ma di valutare un intervento in Banca Etruria nell’indipendenza di giudizi. Questo dal punto di vista semantico fa la differenza: la richiesta c’è stata ma non ha leso la capacità di decidere in maniera indipendente», rivela l’ex numero 1 di Unicredit.

LA REPLICA DELL’EX MINISTRO BOSCHI

Secondo Ghizzoni “pressione” sarebbe stata se gli fosse stato detto, “Acquisite Banca Etruria’”. Richiesta che, in questi termini, non è avvenuta: «Le pressioni uno lo può sentire o non sentire. Certamente la risposta che diedi per me è una risposta al fatto che l’incontro non ha leso la nostra capacità di decidere in maniera indipendente», conclude Ghizzoni. Il caso-Banche travolge ormai impiego la campagna elettorale con il Pd renziano che ora, dopo le parole di Padoan e Visco (qui le “puntate” precedenti) e di Ghizzoni oggi, dovrà capire che strategia muovere in seguito alle accuse che già piombano da ogni parte. «Confermo relazione iniziale di Ghizzoni. Non ho fatto alcuna pressione. E non ho chiesto IO di acquisire Banca, ma Mediobanca e BPEL. Io ho solo chiesto info. Adesso la parola al Tribunale», replica netta la Sottosegretario per la Presidenza del Consiglio sul suo account Twitter, provando a difendersi dagli attacchi del Parlamento che ne chiedono “la testa”. Non solo, l’ex ad di Unicredit “tira in ballo” anche Carrai, assieme alla Boschi uno dei più stretti collaboratori di Matteo Renzi: «ho ricevuto da Carrai una mail il 13 gennaio 2015, “Solo per dirti che su Etruria mi è stato chiesto nel rispetto dei ruoli di sollecitarti se possibile”. All’epoca che la mia prima reazione fu di chiedermi chi lo aveva sollecitato ma decisi di non richiedere nessun chiarimento. Non volevo aprire altri canali di comunicazione». Unicredit valuto poi in tutta libertà di non far scattare la fase di acquisizione e quindi non se ne fece nulla: «Comunicammo che non eravamo disponibili ad andare avanti e da quel momento in poi anche con Banca Etruria non ci furono più contatti». La polemica politica prevarrà ancora una volta – già lo vediamo ora – e il problema delle banche rischia di non essere il punto più centrale da affrontare: in tutto questo però, le parole “profetiche” di De Bortoli al momento vengono confermate praticamente in tutto. Cosa aveva scritto? Ecco qui sotto l’estratto “fatale”…



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori