DIETRO LE QUINTE/ Commissione banche, l’assedio fa saltare anche il giglio magico

- Mara Maldo

Tutto pensava Matteo Renzi tranne che gli scoppiasse in mano la bomba, anzi l’arma segreta della commissione banche da usare contro la sinistra del partito. MARA MALDO

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Matteo Renzi (LaPresse)

La legislatura si avvia al termine, la campagna elettorale è cominciata ma tutto pensava Matteo Renzi tranne che gli scoppiasse in mano la bomba, anzi l’arma segreta della commissione banche tanto voluta dal segretario Pd per scaricare le colpe della crisi bancaria sulla dirigenza veterocomunista del suo partito. Ma non è andata così. Anzi. Il Pd è rimasto impantanato nei veleni delle relazioni pericolose del giglio magico.

“…Con quello che ho acquisito nel frattempo, penso che si tratti di conflitto d’interessi. Oggi voterei la mozione di sfiducia sulla Boschi perché, al di là della nostra modesta legge sul conflitto d’interessi voluta da Berlusconi, questo è un intervento in tal senso. La scusa che fosse una parlamentare del territorio è altrettanto debole, io stessa lo sono ma non avrei agito nello stesso modo se avessi avuto parenti. Tra l’altro ieri si è affermato con Orfini quel che in precedenza si era negato sull’interesse per Etruria. Mi hanno insegnato che, quando si danneggia il partito, non solo ci si alza ma proprio ci si defila. Anche per la gestione del territorio di solito si delega per evitare imbarazzi. Renzi dice che ora la Boschi la valuteranno gli elettori, bene: sarà la prima volta…”.

A parlare così non è Giorgia Meloni ma Elisa Simoni, cugina di Matteo Renzi e parlamentare del Pd fino a pochi mesi fa prima di aderire alla scissione di Bersani e D’Alema. E nel corso della trasmissione “Omnibus” su La7. L’effetto al Nazareno è stato immediato: “Matteo cosa facciamo, aspettiamo che sia tua moglie a chiederci di non candidare Maria Elena? Magari con una lettera a Repubblica?”. E a parlare non sono stati esponenti della sparuta minoranza ma un diversamente Matteo, cioè un sostenitore sfegatato di Renzi.

Lui l’ha presa male ma più che fare una sfuriata si è intristito, mentre le agenzie battevano la notizia che un’altra donna di sinistra, Laura Boldrini, aveva preferito Pietro Grasso all’enfant prodige dei democratici.

D’Alema intanto ha ripreso a bombardare il quartier generale: “Il Pd è prigioniero di un gruppo di potere”, ha spiegato il líder Máximo, replicando al segretario Pd che sostiene che c’è lui dietro la candidatura del presidente del Senato: “Renzi copia una battuta di Berlusconi  del 2001, quando diceva che dietro a Rutelli c’ero io. Anche in questo caso Renzi è un imitatore, piuttosto tardivo e mediocre”.

Nel frattempo il ministro Orlando riflette sul caso del giorno: “Boschi candidata? Dobbiamo ragionarci…”.

A questo punto, Michele Emiliano che si limita a prendere a pedate Calenda ed il governo sul caso Ilva sembra quasi un amico. 

Buon Natale, Matteo!

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