Ius soli/ Stop definitivo al Senato: manca il numero legale. Mattarella scioglierà le Camere?

- Dario D'Angelo

Ius soli: naufraga definitivamente al Senato il ddl che, se approvato, avrebbe esteso il diritto alla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati da piccoli

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L'Aula del Senato (LaPresse)

Dopo lo stop al Senato dello Ius Soli per l’assenza del numero legale durante la discussione del ddl sulla cittadinanza, ad essere chiamato in causa è il presidente Sergio Mattarella. Proprio il Presidente della Repubblica, con ogni probabilità scioglierà le camere in vista del voto ben prima del 9 gennaio, giorno in cui il presidente dell’Aula, Pietro Grasso, ha calendarizzato la nuova discussione. A tal proposito sono i Radicali a chiedere uno “strappo alla regola” al capo dello Stato. Ad interpretare questa istanza è Igor Boni, come riportato da TgCom24:”A un passo dal rischio di perdere l’occasione storica di dare il diritto di cittadinanza a chi nei fatti è già italiano, chiedo al governo di porre la fiducia per votare la legge sullo ius soli. Non portare in Aula il provvedimento sarebbe una scelta ipocrita inaccettabile. I ministri che in questi ultimi mesi si sono pronunciati a favore, il premier Gentiloni, diano una possibilità a questo Paese di conquistare una legge che produca integrazione contro l’emarginazione. In questo senso credo sarebbe un atto responsabile da parte del Presidente Mattarella rinviare di due settimane lo scioglimento delle Camere”. (agg. di Dario D’Angelo)

STOP DEL DDL AL SENATO

Dopo una battaglia durata anni, lo ius soli è naufragato probabilmente in maniera definitava al Senato per il mancato raggiungimento del numero legale. Come riportato da TgCom24, dopo l’approvazione della manovra, il presidente dell’Aula, Pietro Grasso, ha messo in discussione il ddl approvato dalla Camera nel 2015 e in attesa da allora di essere dibattuto al Senato. Una legge che ha diviso fin da subito il Parlamento e che, se approvata, avrebbe esteso il diritto alla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati da piccoli nel nostro Paese. A rovinare i piani di chi sperava di discutere questo provvedimento è stato il senatore della Lega, Roberto Calderoli, uno dei più fermi oppositori alla legge, che ha chiesto la verifica del numero legale prima di proseguire. Il conteggio ha dato esito negativo e vista, come detto dallo stesso Grasso, la difficile colmabilità dello scarto tra i senatori presenti e quelli assenti, il presidente ha fissato la prossima seduta per martedì 9 gennaio alle 17. Tutto rimandato dunque? Più facile che lo ius soli sia definitivamente affondato: il Capo dello Stato, infatti, per quella data avrà già sciolto le Camere in vista delle elezioni.

ESULTA IL CENTRODESTRA

Dopo l’affossamento dello ius soli, sono presenti di fatto due sentimenti contrastanti: se il centrodestra esulta, d’altro canto a sinistra l’amarezza è il sentimento predominante. Non può che festeggiare Roberto Calderoli, senatore della Lega, che ha spiegato:”Sulla mia pregiudiziale di costituzionalità sullo Ius soli, e sulla mia richiesta di verifica del numero legale, nell’aula del Senato è mancato il numero legale e lo ius soli, come avevo già annunciato ieri, è definitivamente naufragato”, ha dichiarato il senatore Roberto Calderoli della Lega. “Colpito e affondato. Morto e sepolto. Per me è una grande vittoria, perché sono stato io in questi due anni e mezzo, con le mie decine di migliaia di emendamenti, a bloccare in commissione e poi in Aula questa assurda e inutile proposta di legge che serviva solo a regalare un milione di nuovi voti al Pd“. Recrimina invece Pippo Civati, esponente di Liberi e Uguali:”Un argomento importante, che riguarda i diritti di centinaia di migliaia di persone, è finito in farsa, una terribile farsa. Lo ius soli, su cui ministri, leader e premier avevano garantito l’impegno per l’approvazione, non sarà legge senza nemmeno lo straccio di un dibattito a Palazzo Madama. Giorno dopo giorno il provvedimento è stato affossato fino alla sentenza definitiva: niente da fare, perché all’appello mancavano oltre ai 5 Stelle e alle destre anche un terzo del gruppo del Pd“.

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