RETROSCENA/ Il no al voto di Napolitano, un favore alla Germania

- Gianluigi Da Rold

E’ possibile che davvero le elezioni si stiano avvicinando e che alla fine Mattarella e Gentiloni assecondino Renzi. Ma qual è il paese che Renzi porta alle urne? GIANLUIGI DA ROLD

elezioni_scheda2R439
Sondaggi elettorali, Immagini di repertorio (LaPresse)

E’ possibile che le elezioni si siano avvicinate, con questo tentativo, chiamiamolo così, di accordo a tre, tra Lega Nord, pentastellati e Pd, che sinora resta in maggioranza renziano. L’appuntamento del 27 febbraio, il ricorso al Consultellum che si adatterebbe a Camera e Senato, possono in effetti accelerare i tempi. 

Ci saranno vari tentativi di stoppare questo ricorso alle urne anticipato. Ha già cominciato il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sembra sempre preoccupato di onorare i desideri della signora Angela Merkel, la quale sarebbe senz’altro infastidita da un risultato elettorale italiano scioccante, come è possibile che avvenga, prima di ricorrere alle sue urne. E si conoscerà già il risultato francese. E aggiungiamo pure che si avranno sviluppi geopolitici abbastanza imprevedibili con i movimenti incrociati di Donald Trump, Theresa May e Vladimir Putin. In tutti i casi contro il fronte Salvini-Grillo-Renzi, è partita la contraerea di Giorgio Napolitano: “In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate. Bisognerebbe andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura, o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti”. 

In Italia poi, ci sono anche vari protagonisti minacciosi, che sconsigliano lo scioglimento del Parlamento: la sinistra di Massimo D’Alema che promette un’opposizione che va dal 10 al 15 per cento, la sinistra interna al Pd con sfumature varie, le manovre felpate dei vecchi democristiani, che forse hanno un feeling con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che difficilmente contesterà il suo predecessore al Quirinale. C’è anche da mettere nel conto una certa abulia berlusconiana. 

Ma la sensazione è che l’ex presidente del Consiglio abbia innestato un meccanismo che può portare al voto anticipato e che, alla fine, difficilmente qualcuno riuscirà a stoppare la sua manovra.

La ragione di questa operazione di Matteo Renzi, pur sapendo che la sua famosa promessa di far sapere, la sera stessa degli scrutini, chi governerà, sia letteralmente saltata e inattuabile, è quella di una  rivincita, anche un desiderio di vendetta per il Paese e per il partito. Ma alla fine è anche una ragione di esistenza e di vita politica.

L’unica strategia che in questo momento Renzi ha è quella di esistere ancora politicamente, mentre ogni giorno che passa diventa una pena. Non è solo stato sconfitto in modo clamoroso al referendum costituzionale, non solo ha perso maldestramente le elezioni amministrative, ma ci sono i numeri impietosi dei suoi “mille giorni” di governo, con un peggioramento sostanziale, anche per il prolungarsi della stagnazione, per la disoccupazione, per la percezioni di insicurezza, per l’indifferenza rassegnata (al momento) di un paese sfinito e impoverito. E Renzi nel Pd è ancora in maggioranza.

Il governo del dopo elezioni sarà una scommessa impossibile (non c’è più il ballottaggio e chi lo raggiunge il 40 percento?), ma se si vota subito Renzi potrà giocare ancora una parte da protagonista, potrà lanciare accuse a destra e a manca, cercherà di dimostrare che senza di lui non si va da nessuna parte. Comunque, più che impossibile, sembra una scommessa spregiudicata, fatta sulla pelle di un paese che da venticinque anni è stato travolto dal vento del qualunquismo, dal giustizialismo e dell’antipolitica, con un’operazione eterodiretta, senza particolari congiure, da poteri internazionali e da corporazioni interne che hanno decretato un perenne “stato di emergenza”, come se l’Italia soffrisse di una patologia quasi inguaribile.

Esiste infatti l’emergenza dell’evasione fiscale, mentre la gente si suicida con le cartelle di Equitalia e i grandi evasori non hanno problemi. Esiste l’emergenza della percezione della corruzione, così che la magistratura si permette incursioni di tutti i tipi, anche nella Protezione civile che è a corto di benzina per la macchine che devono spazzare la neve. Esiste l’emergenza della stagnazione (in vent’anni un punto e mezzo di crescita a fronte di una media europea del 25 per cento) e intanto si è svenduto tutto quello che era possibile svendere perché non era di moda avere imprese di Stato. Esiste l’emergenza bancaria da qualche anno, dopo l’esplosione della crisi, anche se tanti banchieri di grande prestigio avevano messo sull’avviso sui rischi del ritorno della “banca universale” e della banca che “deve fare valore”, secondo il famoso schema McKinsey. Esiste l’emergenza di un debito pubblico in parte ereditato e rimediabile, in parte alimentato con una montagna di derivati (scommesse speculative assurde) per entrare in eurolandia con il primo gruppo. Malgrado la cure, il debito è salito ancora. Esiste anche l’emergenza dei “furbetti del cartellino”, nuova scoperta di una burocrazia che è sempre stata più attaccata al cappuccino che alla pratica di ufficio. Ma bastava fare una riforma della pubblica amministrazione con correttezza costituzionale.

Nel tempo di venticinque anni, ben un quarto di secolo, si è riuscito in alcuni periodi storici a reggere persino gli accordi del Congresso di Vienna, dopo la ventata napoleonica. In Italia non si riesce neppure a far rispettare, normalmente, la legge quando viene palesemente violata e si instaurano battaglie moralizzatrici che non arrivano mai a un minimo di successo. Anzi peggiorano la situazione. E si creano organismi all’uopo. Accipicchia!

Per tutti questi venticinque anni, abbiamo assistito a una classe politica “nuovista” fatta di panchinari della prima repubblica, improvvisatori, “vecchie glorie” mai ascoltate, dilettanti allo sbaraglio, ex comunisti, se non stalinisti, almeno brezneviani e susloviani, in cerca di redenzione democratica e infine dei “tecnici”, quelli che la grande politica degli statisti di tutti i tempi aveva, ancora prima di Stanley Kubrick, giudicato già dei “dottor Stranamore”, capaci di innestare, senza saperlo e prevederlo, ordigni da fine di mondo.

L’Italia che Renzi vuole portare al voto è questa, con problemi interni ed europei da mettere i brividi. Alla fine è possibile che ci riseca, che lo stesso Mattarella si pieghi controvoglia e Paolo Gentiloni si becchi uno “staisereno” e poi un grazie.

L’altro senso del voto, oltre a quello che gli dà Renzi, potrebbe essere il punto, il vero stato di dissenso e di frustrazione che vive il Paese, la natura e la portata della protesta sociale.

L’Italia, lo si voglia o no, è ridotta in questa condizione. Il momento della ricostruzione si allontana sempre di più. Il fatto che, al di là di tutte le ricostruzioni (parziali), non si sia compreso che la “grande riforma”, di ogni tipo, doveva essere fatta dopo il 1989 e il 1991, quando è cambiato il mondo. Quindi anche la Costituzione italiana che si era adattata a quel mondo. Quindi anche una possibile politica economica che era connessa a quel mondo e che poteva essere prudentemente aggiornata. Non avere fatto nulla allora, se non una cagnara giustizialista e un generalizzato applauso al “nuovismo” è stata un errore che in politica, parola del grande Talleyrand, equivale a un delitto.

La storia è impietosa. Ha tempi e scadenze precise. Chi non le rispetta rischia poi di esserne travolto. E’ quello che ci sta capitando.

Consoliamoci dando la colpa a Trump e al populismo. Hanno fatto sempre così gli sciocchi. Guai a informarsi e a leggere Nascita e avvento del fascismo di Angelo Tasca. Sconosciuto. Guai a consultare Le origini della seconda guerra mondiale di Alan John  Percivale Taylor. Sconosciuto. Leggete i giornali e ascoltate i talk show: non ne beccano mai una.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori