TELENOVELA RAGGI/ Suttora: Virginia finirà come Di Pietro

- int. Mauro Suttora

Scoppia il caso delle polizze assicurative che Salvatore Romeo aveva stipulato con beneficiaria Virginia Raggi. Che va avanti, sicura della fiducia di Grillo. Fino a quando? MAURO SUTTORA

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Stadio della Roma, la decisione di Virginia Raggi

Causale: “relazione sentimentale”. Firmato, Salvatore Romeo. Un rapporto di stima, ha poi precisato Romeo. Scoppia il caso delle polizze assicurative da 30mila euro che l’ex capo della segreteria di Virginia Raggi, sei mesi prima del voto, aveva stipulato con beneficiario l’ignara (lei dice) sindaca di Roma, attualmente indagata per falso e abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle nomine in Campidoglio. Ieri la Raggi ha respinto ogni ipotesi di dimissioni dopo avere parlato con Grillo (“non è reato”). “Batte qualsiasi telenovela brasiliana, perfino Dancin’ Days dell’indimenticabile Sonia Braga” — commenta il giornalista di Oggi Mauro Suttora, che scrisse il suo primo articolo sui grillini romani nell’ormai lontano 2007 —. Ma la politica non c’entra più nulla”.

Ne è sicuro, Suttora?

Direi di sì. E’ uno spaccato di vita che Grillo, se non fosse infuriato, definirebbe “meraviglioso”: lo ha detto diverse volte, no? “i miei ragazzi sono meravigliosi”. Il problema di fondo è il contatto traumatico del dilettantismo con il potere.

Che dire della sospetta disponibilità di soldi da parte di Romeo? Fiorenza Sarzanini sul Corriere apre all’ipotesi che servissero a comprare voti.

La Sarzanini è molto ben informata, ma che qualcuno usasse Marra come modo di finanziare una scalata dentro M5s mi pare un po’ eccessivo. Che Romeo comprasse polizze invece di titoli di stato o di un immobile, non è strano: con uno stipendio di 40mila euro annui, se risparmi qualcosa e metti via 10-15mila euro l’anno, ci può stare. 

Ci fa un breve ripasso di geopolitica grillina?

I grillini erano spaccati a Roma già dal 2013. Il candidato sindaco per anzianità di militanza doveva essere Frongia, ma la Lombardi puntò su De Vito facendo fuori Frongia e a quel punto si formarono le due correnti romane che conosciamo. Poi Frongia e la Raggi si sono rafforzati ulteriormente cooptando Marra e Romeo, ma i “quattro amici al bar” sono subito diventati un grumo pericoloso e inviso al vertice di M5s. Si ricorda la frase sfuggita a Paola Taverna il 21 luglio scorso alla bouvette di Palazzo Madama? 

“La Raggi? Tanto prima cade e meglio è… vedrai, vedrai che casini verranno fuori”.

Significa che nel luglio scorso Grillo e Casaleggio sapevano già tutto. E infatti Grillo aveva già chiesto alla Raggi di allontanare Marra, al quale la sindaca si era affidata per mettere le mani nella macchina del Campidoglio. E per creare un argine all’intromissione dei lombardiani. 

A questo punto delle cose, come giudica la vicenda romana nel suo complesso?

Il vero problema è la struttura di un movimento dalle maglie sempre più soffocanti. E’ una vicenda cominciata con un comico che mandava tutti a quel paese ridendo; poi dal riso si è passati al ghigno, dal libertarismo all’autoritarismo e poi al clima intimidatorio e alle espulsioni. Chi vuol essere ricandidato sta zitto, c’è una paura che rasenta la paranoia. Oggi nessun eletto può scrivere nulla sulla propria pagina di Fb senza chiedere il permesso. 

Gli stessi Grillo e Casaleggio sembrano sorpresi di ciò che emerge. 

Certo: la realtà si vendica rispetto alla disciplina che i due capi cercano di imporre. 

 

La Raggi dice di avere la fiducia di Grillo. Ma il gioco fino a quando regge?

Difficile dire. Virginia potrebbe crollare come successo con Di Pietro, che dopo la trasmissione della Gabanelli sui suoi affari immobiliari scomparve nel giro di due mesi. Ma M5s potrebbe anche tenere, se gli altri partiti continuano ad essere percepiti come più schifosi del movimento di Grillo.

 

Intanto, chi non segue la cronaca politica o la guarda da lontano, ha l’impressione di un complotto generale contro M5s. Tutti i giornali o quasi martellano continuamente.

Di solito i tifosi fanno quadrato quando la squadra è in difficoltà. In realtà, spesso chi è davvero tifoso è molto meno indulgente, il che è tutto dire… Bisogna vedere qual è la soglia di sopportabilità dell’elettore. 

 

M5s sarebbe più danneggiato dalle inchieste o da un calo di consensi?

Tutt’e due. L’incriminazione della Raggi ora è data per sicura, e qui c’è il secondo boccone amaro da ingoiare dopo l’indagine, perché chi era indagato si doveva dimettere, no? Ora per dimettersi dovrà essere condannata, ma come? In primo o in secondo grado?

 

Grillo potrebbe decidersi ad agire per primo, per esempio togliendole il simbolo se la situazione si aggrava ulteriormente?

Meglio di no, perché sarebbe vista come una repressione. Dovrebbe essere una mossa della sindaca, un’iniziativa autonoma magari per liberare Roma da un’intollerabile pressione mediatica che impedisce di lavorare o qualcosa di simile. Potrebbe autosospendersi come ha fatto Sala a Milano. 

 

(Federico Ferraù)

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