SONDAGGI/ Mannheimer: oggi con Renzi leader il Pd vale il 15%

- int. Renato Mannheimer

I grillini nonostante gli scandali mantengono la loro percentuale di preferenze perché i 5 Stelle hanno le loro fonti di informazione. Il Pd spaccato affonda. Intervista a RENATO MANNHEIMER

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Massimo D'Alema (LaPresse)

In attesa di sapere quando si andrà a votare, le forze politiche invece di attuare una politica unitaria che le rafforzi, sembrano implodere e dividersi in tanti tronconi. Se, a leggere i sondaggi, il consenso del Movimento 5 Stelle non appare intaccato dalle vicende romane del sindaco Virginia Raggi che nonostante sia indagata mostra sicurezza (“ho la fiducia di Grillo”), nel Pd tira aria pesante. “Un Pd diviso in tre tronconi – Bersani, D’Alema, Renzi – significa che ciascuno dei pezzi non arriva secondo i sondaggi neanche al 10%. Se Renzi riprende in mano il Pd ma da solo, non va oltre il 15%”, ha spiegato a ilsussidiario.net Renato Mannheimer.

La sindaca di Roma è nella bufera, anche la base omincia a lamentarsi, ma nessun dei sondaggi dà i 5 Stelle in calo. Come mai secondo lei?

Il voto 5 Stelle è un voto contro. Il caso di Roma è complicato perché c’è di mezzo la destra, ma a livello nazionale resta un voto contro di insoddisfazione molto diffuso ancora oggi, specie con la crisi economica che continua.

Sembrerebbe anche un voto stile ultima spiaggia; è così?

Finché gli altri partiti non fanno o danno l’impressione di non fare, M5s prende voti.

Però si potrebbe dire che a Roma neanche i grillini stanno facendo granché.

Bisogna tener conto di una cosa, e cioè che almeno una parte dell’elettorato grillino non si informa sui media tradizionali, ma solo sui siti di riferimento. Se si dà una occhiata a quei siti si legge tutta una altra realtà: c’è un complotto contro la Raggi, la Raggi ha riparato i buchi nelle strade di Roma… Vivono in una bolla di informazione autoreferenziale che dà loro una visione della realtà a senso unico.

La battaglia è dunque sempre di più a colpi di informazione. Di parte, ovviamente.

E’ così. I grillini e parte dei loro elettori si leggono e si commentano tra di loro, ad esempio sui social. E questo spiega in parte perché non perdono voti. Se poi naturalmente ci fosse una reale alternativa politica, forse le preferenze diminuirebbero.

Il Pd invece rischia di spezzarsi in tre o almeno due parti: il nuovo Ulivo 4.0 di Bersani, l’annunciata formazione di D’Alema e infine il partito di Renzi. Quanto stima valgano in percentuali secondo i sondaggi questi tre tronconi singolarmente?

E’ molto difficile da dire. Non c’è più il cittadino affiliato e fedele al voto di appartenenza. Dipende dunque dalla campagna elettorale che uno fa. Credo che i tre pezzi da soli farebbero fatica a raggiungere ciascuno il 10%. Di fronte a un Pd diviso, parte dell’elettorato andrebbe a votare 5 Stelle o si asterrebbe. 

Qualcuno ha detto che D’Alema nei sondaggi potrebbe raggiungere anche il 15%.

Credo che D’Alema da solo non raggiunga neanche il 10%. Le formazioni un po’ estreme come si annuncia essere la sua hanno sempre fatto fatica a prendere voti.

 

Il nuovo Ulivo?

Bisognerebbe sapere chi c’è dentro, l’Ulivo di una volta era il Pd di oggi, due cose diverse.

 

Se Renzi si tiene il Pd quanto prende? 

Perderebbe parecchio, credo che potrebbe arrivare al 15%. 

 

Dunque la strada è una sola: tenere unito il partito?

Il Pd unito è l’obiettivo che Renzi deve assolutamente perseguire, il semplice fatto della spaccatura porta via voti a tutti. 

 

Eppure ancora l’altro giorno Renzi ha detto che lui al 40% è arrivato già due volte, alle europee e al referendum. L’ha sparata grossa?

Molto grossa. Le europee sono elezioni particolari, la partecipazione è minore. Poi c’era l’entusiasmo per la prima volta di Renzi e soprattutto delle europee non frega niente a nessuno. Alle politiche c’è un’affluenza maggiore, quindi il 40% è difficile. Attribuirsi il 40% del referendum poi è irreale, perché è stato un voto trasversale ai partiti.

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