Sondaggi elettorali, voto anticipato: Gentiloni-Renzi puntano al 2018, il Paese vuole forzare (oggi 13 marzo)

- La Redazione

Sondaggi elettorali e politici, ultime notizie di oggi 13 marzo 2017: fiducia leader, Renzi regge davanti a Pisapia. Coalizioni alla Camera, nessuna avrebbe la maggioranza, ultime news

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Sondaggi, Gentiloni e Renzi (LaPresse)

I sondaggi elettorali prodotti in queste ultime settimane provano a condurre l’argomento politico verso le prossime elezioni, anche se una data ancora certa manca: ormai però anche il Pd renziano sembra si sia convinto a puntare dritto al 2018 con Gentiloni al timone che dovrebbe portare a termine la legislazione naturale. Resta il dubbio qualora vincesse Renzi (tra l’altro alquanto probabile) alle Primarie del 30 aprile 2017 se potrebbe realmente forzare la mano e andare a elezioni a settembre, ma resta un’ipotesi ancora molto azzardata. I sondaggi elettorali però condotti da Istituto Ixè mostrano una decisa opinione degli intervistati italiani che va assolutamente contro l’ipotesi più paventata ormai di una scadenza naturale del Governo Gentiloni, che fu Renzi e fu Letta. Secondo gli italiani intervistati dal sondaggio, le elezioni dovrebbero tenersi il prima possibile, ovvero prima dell’estate: è il 47% che sceglie tale opzione “forzata, mentre il 28% si accoda alla scelta di Gentiloni e il 18% spinge per la versione “renziana” del dopo l’estate. Chi vincerà?

Un tempo si diceva la “gioiosa macchina da guerra” ma ora, con i sondaggi per le elezioni che premono, la nuova sinistra a che punto è? Occhetto li definiva così, “profetizzando” una lunga stagione mai finita di divisioni e propagazione di liste e leader che ancora oggi impegnano i dibattiti interni alla sinistra italiana che si prepara alle elezioni con più dubbi che certezze. Stando ai sondaggi politici prodotti in questi giorni da Winpoll-Scenari Politici la fiducia nei tanti leader che partecipano ad una riedizione, per ora senza alcuna possibilità di unità, di un “Ulivo 2.0”: chi sarebbe, se però avvenisse questa utopia, il leader più in fiducia negli elettori? Ebbene, è ancora Matteo Renzi, inutile dirlo, a raccogliere il consenso maggiore a tutti gli altri (e sono tanti) leader o presunti tali, della sinistra in Italia. Con il 30,6% l’ex premier tiene tutti dietro, con Giuliano Pisapia secondo in classifica con il 28,4% delle preferenze; seguono tutti gli altri, da Andrea Orlando posizionato ad un ottimo 26,2% fino a Pierluigi Bersani, oggi a Mdp, con il 21,%. Emiliano non supera il 18,1% personale, come del resto Enrico Rossi altro scissionista al 16,9%; Pippo Civati tiene con un 16,2%, mentre Roberto Speranza (13,3%) e Massimo D’Alema (8,9%) pagano in termini di fiducia la scissione dolorosa dal Pd. Chiudono Nicola Fratoianni, con il 6,9%, Nichi Vendola (6,5%) e Arturo Scotto con il 4,5%: la sinistra unità non ci sarà mai, probabilmente, forse anche perché al momento il più votato sarebbe proprio quello che meno assomiglia ad un leader “classico” di sinistra…

La “novità” è sempre la stessa, con i sondaggi elettorali che certificano come ad oggi, se si andasse a elezioni a breve, non ci sarebbe per nulla una maggioranza non solo stabile ma neanche risicata. I dati che fuoriescono dai sondaggi di Emg Acqua di inizio marzo parlano chiaro: con le stime e le intenzioni di voto raggruppate per “coalizioni” si scorgono risultati importanti: non ci son maggioranze, e l’unica coalizione che si avvicina alla cifra minima di 316 seggi alla Camera è forse la più improbabile, ovvero quell’area “no-Euro” tra Lega Nord, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Dietro tutte le altre, presunte e vere: un centrosinistra allargato cn Pd, Sinistre e Autonomie più l’Ncd recupera solo 227 seggi, mentre una semplice centrosinistra (senza il partito di Alfano) ottiene gli stessi seggi in base alle intenzioni di voto. Un governo di larghe intese tra Pd, Forza Italia, Ncd e Autonomie non otterrebbe grandi risultati, con 284 seggi, me che meno il semplice centrodestra a tre, con soli 205 seggi.

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