Consip & Appalti truccati/ Sfiducia Lotti, Renzi: “Mdp chiede dimissioni? Inqualificabili” (oggi 16 marzo)

- La Redazione

Consip & appalti truccati, nuova inchiesta su Romeo a Napoli: ultime notizie di oggi 16 marzo 2017, gli affari tra camorra, indagini e conseguenze politiche. Luca Lotti ancora in sella

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Luca Lotti e Tiziano Renzi (Foto: LaPresse)

È tornato il MatteoRisponde di Renzi che ieri ha dedicato in buona parte al caso Consip e alla sfiducia al ministro Lotti bocciata dal Senato: «E’ stata respinta in modo clamoroso come sempre – commenta con un filo tagliente d’ironia – Il M5s fa queste mozioni di sfiducia soltanto per avere spazio sui giornali. Poi prende delle sonore libecciate. E’ stata anche questa una mozione di sfiducia respinta con perdita». In particolare modo non sono attaccati solo i grillini, ma gli scissionisti ex dem ora in Mdp tornano sotto il fuoco incrociato del candidato segretario Pd al prossimo Congresso: «Sono semplicemente inqualificabili. Quello poi dei M5s è un atteggiamento che si commenta da solo, quello che non si commenta è l’atteggiamento di quelle forze politiche che quando hanno avuto dei loro amici e compagni indagati, sono stati garantisti e poi nei confronti di Lotti hanno chiesto le dimissioni». in merito alle indagini Consip, Anzi ha poi concluso rispondendo alle domande su Facebook: «Lotti consegnando ai magistrati agende, ingressi nel suo uffici e  spostamenti ha dimostrato grande serietà e chi ha sentito il dibattito in aula si e’ reso conto di avere a che fare con una persona che rispondeva nel merito, mentre altri urlano a favore di telecamere e fanno mozioni di sfiducia per sbraitare».

La giornata di ieri, anche solo per mettere insieme tutti i “pezzi” e le novità sull’inchiesta Consip, è tremendamente complicata: partiamo dalla fine, con il ministro Luca Lotti che per le vicende della concessionaria dello Stato e l’indagine a suo carico di favoreggiamento e rivelazione di segreto, ha visto respinge la mozione di sfiducia M5s che lo voleva destituire del ruolo di ministro nel Governo Gentiloni. Politicamente è una vittoria per l’area renziana, ma siamo all’inizio di una lunga battaglia visto che le nuove inchieste sorte ieri ancora sul conto di Alfredo Romeo non mettono al riparo da eventuali altri novità clamorose nei prossimi mesi. Ieri mattina infatti una maxioperazione della Guardia di Finanza ha messo in manette 69 politici, imprenditori e piccoli consulenti finito nel giro di corruzione del Clan Zagaria, una fazione importante dei Casalesi in Campania. Tra gli arrestati “eccellenti” troviamo il consigliere regionale della Campania Pasquale Sommese (Ncd), ex assessore al Turismo della Regione Campania. Sommese è ritenuto dagli inquirenti colui che garantiva l’erogazione dei fondi regionali. Arrestato anche il sindaco di Aversa (Caserta) Enrico De Cristofaro, con capi d’accusa molto pesanti che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta, fino al concorso esterno in associazione mafiosa. Un terremoto vero e proprio in Campania che poi nella seconda parte della mattinata ha portato una nuova perquisizione al Palazzo di Giustizia di Napoli, questa volta con “protagonista” ancora Alfredo Romeo, il potente imprenditore campano arrestato un mese fa e perno attorno a cui ruota tutta l’inchiesta sia sul fronte penale che su quello politico (con i presunti legami con Lotti e Tiziano Renzi). Nel mirino l’ufficio di un dirigente amministrativo, Emanuele Caldarera, nei cui confronti i pm ipotizzano il reato di corruzione in concorso con l’imprenditore, che ha in appalto il servizio di manutenzione e pulizia del Palazzo di Giustizia al Centro direzionale di Napoli. Secondo l’ipotesi accusatoria, per sbloccare il pagamento di alcune fatture a favore della Romeo Gestioni, che era stato congelato dal funzionario che l’aveva preceduto nell’incarico, avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione di una figlia presso l’azienda di Romeo. I fatti contestati si riferiscono a un periodo tra l’ottobre e il novembre dello scorso anno.

Il motivo per cui ieri il ministro Luca Lotti è stato sottoposto alla mozione di sfiducia da parte del Movimento 5 Stelle riguarda come noto l’inchiesta Consip che vede il ministro dello Sport indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento. Si è concluso bene per il ministro dello Sport il voto in Aula, con il Senato che ha respinto la mozione di sfiducia presentata da M5s; poco prima davanti a Palazzo Madama gremito, Lotti si era difeso così da ogni accusa. «Non ho mai avvisato l’ingegner Marroni di un’indagine in corso su Consip. Sostenere il contrario significa incorrere nel reato di calunnia.  Questa rilevazione di segreto non c’è mai stata. La mozione di sfiducia mette in discussione quanto di più prezioso possegga: la mia moralità prima del mio ruolo politico. Respingo quindi con determinazione questo tentativo, sul piano dei fatti. Colpendo me si vuole colpire Renzi e la stagione del riformismo – ha proseguito Lotti -. Chi chiede le mie dimissioni è politicamente scorretto. Non accettiamo lezione di moralità da un movimento fondato da un pregiudicato come Grillo. Il garantismo a intermittenza del Movimento 5 stelle è profondamente ingiusto». Ma dove nasce tutto ciò? In sostanza a dicembre, quando Lotti era ancora sottosegretario della Presidenza del Consiglio, avrebbe avvisato il n1 di Consip, Luigi Marroni, che erano in atto delle indagini su di lui e sulla concessionaria. L’inchiesta Consip infatti nasce tutta dalle parole e deposizioni di Luigi Marroni, ad di Consip (concessionaria dello Stato per i beni e gli acquisti delle Pubbliche Amministrazioni) che l’Espresso ha anticipato in un suo lungo reportage esclusivo. Il settimanale riporta un lungo reportage e la deposizione fatta ai magistrati al amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che certamente farà molto discutere. «L’imprenditore Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire su un appalto da 2,7 miliardi di euro per conto del babbo di Matteo e di Verdini». Sono queste le parole di Marroni davanti ai pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano (e per l’ennesima volta un atto segreto e secretato “esce” dalle Procure come se niente fosse). «Mi dissero che erano gli arbitri del mio destino professionale», diceva ancora l’ad di Consip davanti ai giudici che ora stanno disegnando un quadro che di fatto prospetta un intreccio di interessi privati attorno agli appalti pubblici e attorno alla cerchia ristretta vicina all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo i pm, il padre dell’ex premier avrebbe aiutato l’imprenditore Alfredo Romeo a rafforzare i suoi rapporti in Consip in cambio della promessa di denaro. Un caso politico sottolineato ormai da un approdo a due necessarie e opposte posizioni: da un lato il ministro Lotti sostiene di non aver mai saputo di indagini su Consip né tantomeno parlato con Marroni, dall’altro abbiamo la posizione di Marroni che invece dice l’esatto opposto davanti ai magistrati. Uno dei due non dice il vero e il problema politico sorge proprio da questo, visto che entrambi i personaggi sono ancora nei loro legittimi posti, come numero 1 di Consip e come ministro dello Governo Gentiloni. (Niccolò Magnani)

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