DIETRO LE QUINTE/ Voucher, la “tempesta perfetta” per andare al voto

- Mara Maldo

E si dietro il blitz del governo per evitare il referendum sui voucher si nascondesse una manovra di Renzi (con la complicità del fido Ncd) per andare al voto? Fantapolitica? MARA MALDO

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Paolo Gentiloni (LaPresse)

“No voucher, no party-to!”: il Pd non esiste più e di conseguenza diventa impossibile gestire qualsivoglia seria partita legata al tema del lavoro. 

E allora perché non costruire a margine del pasticciaccio brutto messo in onda da Camusso e Cgil, referendum abrogativo ed ennesima mazzata al Renzi-style, le condizioni per la cosiddetta tempesta perfetta?

Il governo dichiara di muoversi per evitare conflitti su una materia incandescente. E abroga i voucher. La sinistra, compresa quella del Pd, abbocca e ringrazia, convinta di aver riconquistato centralità nello schieramento. Ncd, per la prima volta dalla nascita del Governo Renzi prima e Gentiloni poi, alza la voce, scalcia e si ribella promettendo sfracelli.

Anzi — dice con chiarezza per bocca del suo capogruppo alla Camera Maurizio Lupi — non sosterremo il decreto che abroga i voucher. Quasi avesse una spina dorsale. Quasi non avesse già deciso di servire fedelmente le manovre di sottogoverno di Matteo Renzi. E a questo punto al Senato la situazione si fa disperata. Il governo cade. Gentiloni si rammarica. Mattarella prende atto. E Renzi gode. Di più. Libidine. 

Dopo il saccheggio a cavallo di Pasqua delle nomine delle partecipate e controllate di stato si aprono per lui le porte della campagna elettorale. Tanto agognata per allontanare il rischio di dover svelare i propri errori e gli abusi sui conti pubblici se Gentiloni fosse obbligato a produrre la legge di bilancio. Al voto! Al voto! E grazie per di più alle sue vittime predestinate: i sinistri del Pd. Giugno! Giugno! Avendo cura di notificare a Ghedini e Berlusconi che la ricreazione è finita. Strasburgo può attendere. 

Tagliata la gola a fine aprile alle comparse delle primarie Pd, viene il tempo della mietitura. Giugno. “Giugno che sei maturità dell’anno di te ringrazio Dio…” (Guccini). 

Tutti quelli che mirano a giugno non sono maturi ma duri. La durezza di chi non ha interesse alle sorti dell’Italia e preme sugli Alfano di turno perché attraverso una pantomima si apra la stagione delle finte elezioni per rimettere in pista l’infante di Toscana. Ma il popolo ha una psicologia più complessa dei dispensatori di voucher… quattro dicembre o quattro giugno non fa differenza. 

Quando verrà il giorno del giudizio, Renzi dovrà convincere gli elettori che la logica della congiura di palazzo è più corrispondente alla prospettiva della crescita del paese di quella di normali elezioni figlie della tanto vituperata democrazia.

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