INCHIESTA CONSIP/ Tiziano Renzi e Russo interrogati: Emiliano, “Lotti si dimetta” (oggi, 3 marzo 2017)

- La Redazione

Inchiesta Consip, ultime notizie e aggiornamenti di oggi 3 marzo 2017: Tiziano Renzi interrogato oggi in procura Roma, Alfredo Romeo arrestato e il minsitro Lotti con mozione M5s di sfiducia

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Inchiesta Consip, Luca Lotti e Claudio De Vincenti (LaPresse)

Le procure di Roma e Firenze hanno lavorato oggi sull’inchiesta Consip con gli interrogatori di Tiziano Renzi (ancora in corso) e Carlo Russo, amico del padre di Renzi e coinvolto anch’esso per traffico di influenze nella maxi inchiesta della concessionaria della pubblica amministrazione. L’imprenditore era accompagnato, in questo interrogatorio che si è svolto al comando provinciale dei carabinieri di Firenze, dai suoi avvocati, Gabriele e Marco Zanobini. Al termine dell’interrogatorio, nel quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, Russo è uscito dal comando ed è salito su un taxi senza rilasciare dichiarazioni ma augurando buon lavoro ai giornalisti. Intanto il caso Consip arriva come una spia di Damocle sulle già fragile vicende intestine al Pd: il candidato alla Segretaria Michele Emiliano, in una intervista al Corriere, ha “sparato” contro il ministro dello Sport Luca Lotti, commentando. «Non credo che mi sarei mai trovato al posto di Lotti, ma arrivati a quel punto bisogna prendere delle decisioni.  Lotti si dovrebbe dimettere? Non posso dare suggerimenti, ma si potrebbe evitare che la mozione diventasse per il Pd una trappola mortale». 

) – Nuovo attacco del M5s contro l’ex premier Matteo Renzi sul caso Consip e sulle inchieste che stanno procedendo anche in queste ore, con gli interrogatori a Roma di Tiziano Renzi e a Firenze dell’amico imprenditore Carlo Russo (entrambi indagati per concorso in traffico di influenze). Il blog di Beppe Grillo lancia una ironico hashtag “Renzi-confessa” sui vari social, chiedendo che l’ex segretario Pd dica finalmente come stanno le cose. «Delle due l’una: o Renzi non sa scegliere i propri amici, finanziatori e collaboratori più stretti, oppure, cosa ben peggiore, sa bene di chi si circonda. Una cosa è certa: Renzi ancora non ha confermato se era stato messo a conoscenza dell’inchiesta, come avrebbe fatto mettere a verbale il suo amico Filippo Vannoni, sentito dai magistrati che portano avanti il filone napoletano dell’inchiesta», scrive il blog di Beppe Grillo. Che poi rilancia ancora, «Vannoni, consulente del governo per le politiche economiche, nonché presidente di Publiacqua, la società partecipata del comune di Firenze che gestisce il servizio idrico, alla cui guida fu messo proprio dal sindaco Renzi, non è stato mai smentito dal suo dante causa, né querelato. Inoltre, in un’intercettazione, l’imprenditore Alfredo Romeo, ora in carcere con l’accusa di corruzione,, avrebbe affermato di aver raggiunto “i livelli politici più alti”. La domanda sorge spontanea: Renzi sapeva dell’inchiesta? Nel caso affermativo, perché ha taciuto? Voleva difendere papà Tiziano e il fedelissimo Lotti?». Con un #Renziconfessa lanciato, la “sfila” sembra essere stata raccolta da Renzi che questa sera sarà ospite a Otto e mezzo da Lilli Gruber dove certamente proverà a difendersi dalle accuse sull’intero filone del caso Consip.

L’Espresso nel nuovo numero si butta a capofitto sulla inchiesta Consip, il vero caso politico del momento con l’ombra su Matteo Renzi che ovviamente fa da sfondo all’intera vicenda giudiziaria. Il settimanale riporta un lungo reportage e la deposizione fatta ai magistrati al amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che certamente farà molto discutere. «L’imprenditore Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire su un appalto da 2,7 miliardi di euro per conto del babbo di Matteo e di Verdini». Sono queste le parole di Marroni davanti ai pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano (e per l’ennesima volta un atto segreto e secretato “esce” dalle Procure come se niente fosse). «Mi dissero che erano gli arbitri del mio destino professionale», diceva ancora l’ad di Consip davanti ai giudici che ora stanno disegnando un quadro che di fatto prospetta un intreccio di interessi privati attorno agli appalti pubblici e attorno alla cerchia ristretta vicina all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi.

«Una campagna vergognosa, siamo persone per bene»: l’ira di Luca Lotti contro l’inchiesta Consip che sta gettando l’area renziana sotto un fango ogni giorno più ingente, tra intercettazioni e interrogazioni in Procura (oggi è il turno di Tiziano Renzi). Il caso della concessionaria di stato e la sfiducia contro il ministro dello Sport indagato, hanno fatto scattare la replica ieri sera su Facebook per Luca Lotti: «Ora basta. Se qualcuno pensa di far passare il messaggio che siamo tutti uguali, che noi siamo come gli altri, che “tutti rubano alla stessa maniera”, avete sbagliato destinatario. Noi siamo gente seria e perbene. Abbiamo governato per anni Firenze e l’Italia senza farci trascinare nel fango. La verità non ha paura del tempo. E noi abbiamo pazienza e forza per sopportare la vergognosa campagna di queste ore». Per Lotti l’attacco senza remore del Movimento 5 Stelle contro di lui e contro l’ex premier Matteo Renzi è del tutto fuori luogo: «Si parla di tangenti, di arresti, di appalti. Tutte cose dalle quali sono totalmente estraneo. Per essere ancora più chiaro: non mi occupo e non mi sono mai occupato di gare Consip, non conosco e non ho mai conosciuto il dottor Romeo».

Prosegue e non si placa l’onda politica e penale per l’inchiesta sula Consip, la concessionaria dello Stato che si occupa degli acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione come l’energia elettrica, il gas, il carburante per le auto, il riscaldamento e i contratti telefonici. Oggi giornata importante per l’interrogatorio della Procura di Roma a Tiziano Renzi, padre dell’ex premier e indagato per traffico di influenze nell’ambito della Consip. Il reato ipotizzato   per il padre di Renzi è in sostanza quello di possibile intermediario tra il corrotto e il corruttore mediante la propria influenza, prima che l’accordo illecito vada in porto. Nel caso Consip in particolare, l’impianto della Procura prevede questo legame: ò’imprenditore campano Alfredo Romeo è stato arrestato ieri per corruzione nell’inchiesta romana sugli appalti della concessionaria; Tiziano Renzi e l’imprenditore Carlo Russo si facevano promettere somme di denaro mensili da Romeo sfruttando le relazioni tra il padre del’ex premier e l’ad di Consip. ovviamente tutto questo andrà dimostrato e oggi con le prime dichiarazioni che rilascerà Tiziano Renzi davanti ai pm si potranno costruire i tasselli delle prossime indagini. «Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo. Non vedo l’ora che venga fuori la verità: voglio essere interrogato, voglio che verifichino tutto di me, non ho nulla da nascondere. Nulla», si difende in una nota ufficiale ieri il padre di Matteo Renzi, dopo le accuse rivolte dall’imprenditore e esponente del Pd Alfredo Mazzei. «Non ho mai fatto cene segrete in bettole in vita mia, come scrive qualcuno. Conosco effettivamente Carlo Russo, del cui figlio sono padrino di battesimo, ma leggo cose sui giornali di cui non so assolutamente nulla. Nell’articolo si fa riferimento ad un “incontro segreto” tra Tiziano Renzi, Romeo e Russo in “una trattoria senza pretese con ingresso riservato”. Mi sembra di vivere un incubo. Sono stato indagato due anni fa per la prima volta in vita mia e mi hanno assolto ma la notizia è stata riportata in qualche trafiletto. Spero solo che il giorno in cui tutto questo finirà ci sarà lo stesso spazio sui giornali che c’è oggi. Vivo perché i miei nipoti sappiano che io sono quello che hanno sempre conosciuto e non ciò che i giornali scrivono oggi» conclude il padre di Renzi, ascoltato oggi a Roma dai pm. 

Il caso Consip ovviamente non ha conseguenze solo penali ma soprattutto “politiche” visto che tira in ballo personaggi del calibro di un fedele collaboratore, del padre e di altri esponenti vicini all’ex premier Matteo Renzi. Il punto della questione lo ha sollevato ieri il Movimento 5 Stelle che ha ovviamente colto la palla al balzo per un diretto attacco politico contro la persona di Renzi e di tutto il Pd: «L’imprenditore arrestato stamattina finanzia la fondazione di Matteo Renzi. Noi chiediamo la rendicontazione di tutte le entrate. Perché i soldi di uno arrestato per corruzione sono entrati nella sua fondazione», scrive Di Maio ieri, a cui fa eco il blog di Beppe Grillo che rilancia «Una bomba atomica sulla politica italiana, non si può fare finta di niente: Renzi spieghi quei finanziamenti di Alfredo Romeo: nella fondazione dell’ex presidente del Consiglio sono entrati i soldi di un imprenditore arrestato per corruzione in un’inchiesta in cui sono penalmente coinvolte persone vicinissime a Renzi». Ieri in serata arriva poi anche la decisione del gruppo parlamentare di Camera e Senato del M5s di porre una mozione di sfiducia contro il Ministro Luca Lotti, anche lui indagato nella vicenda Consip in quanto all’epoca sottosegretario con delega sul controllo della concessionaria della PA. I capigruppo M5s alla Camera e al Senato, Vincenzo Caso e Michela Montevecchi, annunciano con una nota congiunta il prossimo deposito in entrambi i rami del Parlamento di una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dello Sport, Luca Lotti. «Al di là degli aspetti giudiziari sui quali farà luce la magistratura riteniamo gravissimo, da un punto di vista politico, il coinvolgimento del fedelissimo di Matteo Renzi, nell’inchiesta Consip. Alla luce dell’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo, che coinvolge sempre di più il giglio magico nella vicenda giudiziaria, riteniamo che non sia più tollerabile la presenza di Lotti nel governo Gentiloni». (Niccolò Magnani)

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