L’ITALIA A 5 STELLE/ Grillo-Cassimatis, la democrazia è diretta solo se piace (al capo)

- Gianluigi Da Rold

Il giudice Roberto Braccialini ha dato ragione a Marika Cassimatis, inizialmente in corsa per M5s a Genova, concedendole l’us del simbolo. Una grana per Beppe Grillo. GIANLUIGI DA ROLD

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Marika Cassimatis (LaPresse)

Con uno stile tipicamente British, al contrario, anzi con lo stile caratteristico (sempre al contrario) del mitico ambiente di Bloomsbury, la professoressa Marika Cassimatis, ripudiata da Beppe Grillo, ma reintegrata dal giudice Roberto Braccialini come candidata alle elezioni di sindaco di Genova per il M5s, ha gridato, secondo le agenzie e attraverso Facebook: “Abbiamo vintoooooooo!”. Esattamente con otto “o”, per farsi comprendere da tutti. 

Professoressa di Sestri Ponente, per spiegare bene il suo successo, la Cassimatis, vittoriosa nel suo ricorso contro Grillo, ha spiegato in modo tumultuoso: “Questa è una vittoria politica, non solo legale. E’ la vittoria del rispetto delle regole, della democrazia, della legalità e della trasparenza su cui il Movimento fonda la sua esistenza”. Mancava solo un “Nell’ambito delle Nazioni Unite”. Festeggerà a Pasqua con gli amici, a colomba e spumante. Complimenti vivissimi.

Non si comprende bene di quale movimento Marika Cassimatis stia parlando, perché in questo modo manda a quel paese il “garante” dei pentastellati, Beppe Grillo, getta un ombra sulle capacità dei “dioscuri” Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista e forse crea imbarazzo anche all’aplomb del giovane Davide Casaleggio, impegnato proprio domenica a fare il punto sul “futuro e non a parlare di politica”. Insomma, in un sol colpo, tutto il quartier generale del Movimento 5 Stelle viene mandato a quel Paese e spiazzato dalla decisione del giudice Braccialini.

Si potrebbe obbiettare che i congressi moderni, quelli della cosiddetta “democrazia diretta”, comprendono scomuniche, decisioni di giudici e tribunali, normali denunce e accuse reciproche, con magari qualche pernacchia di sottofondo. E’ il nuovo congresso, del nuovo partito, nella nuova politica. Insomma il nuovo dibattito sui “contenuti”. I dubbi che sia un passo avanti rispetto alla vecchia e cara democrazia rappresentativa sono millanta che tutta  notte canta. Ma arrendiamoci all’evidenza dei tempi.

Si potrebbe dire, ad esempio, che in fondo Marika Cassimatis abbia avuto una reazione da autentica popolana. Ma ci scusiamo se noi vediamo l’intera vicenda come un intreccio quasi patetico tra Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni (un classico degli “spintoni all’italiana”), la sceneggiatura del film di Steno Un giorno in pretura con Peppino De Filippo (non il cataplasma offerto in sequenza maniacale dalla Rai) e la caricatura in versione comica di Andrej Januarevich Vishinskij, procuratore generale nel 1936 di quel “bravo uomo” che si chiamava Iosif Vissariononvic Dzugasvili, noto come Stalin e dotato di idee chiarissime.

Dispiace scomodare personaggi storici di vario genere, ma il “caso Genova”, con il duello Grillo-Cassimatis, è appunto una caricatura confusa del grottesco, del fastidioso e anche un tantino pericoloso andazzo di questi tempi e dell’impegno, cosiddetto politico, dei fautori della democrazia diretta in versione digitale.

Riassumiamo  brevemente la vicenda. Per “onorare la democrazia”, che loro chiamano vera, i pentastellati fanno una sorta di primarie via internet o qualche cosa del genere. Quando vi partecipano qualche centinaio di persone, si sollevano “hurrah” di gioia, perché in genere la partecipazione è limitata. Per fare la lista delle prossime comunali di Genova e scegliere il candidato sindaco, si è proceduto allo stesso modo e ha vinto la candidata Marika Cassimatis, in una sorta di primarie che il M5s chiama “comunarie”.

Ma la vittoria della Cassimatis non piace a Grillo che, con un “fidatevi di me”, di fatto “scomunica” la Cassimatis, ripete una votazione nazionale dove questa volta, per la gioia di Grillo, vince Luca Pirondini. Le accuse di Grillo alla Cassimatis sono contenute in un messaggio, digitale naturalmente, dove si dice: “Le comunichiamo avvio del procedimento disciplinare nei suoi confronti previsto dall’articolo 4 del regolamento del Movimento 5 Stelle in relazione ai seguenti fatti”. Seguono una serie di scorrettezze attribuite da Grillo e i suoi alla Cassimatis per diverso motivi, tra cui una dichiarazione favorevole al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ormai uscito dal M5s, e del consigliere comunale di Genova, Paolo Putti, anche uscito dal movimento di Grillo.

A vedere la questione nel suo complesso, comprendendo la reazione della Cassimatis, si potrebbero aggiungere altre considerazioni: rissa da ballatoio; litigi da bar o da pollaio. Ma l’ironia è amara. 

In effetti, tutto quanto potrebbe risultare marginale e materiale da improvvisatori della politica. Ma purtroppo tutto questo avviene in quello che oggi, secondo la maggioranza dei sondaggi, è considerato il partito italiano più forte, il primo nei consensi, quello che già governa Roma e Torino e che sembra destinato a sbarcare addirittura a Palazzo Chigi nella prossima legislatura.

A questo punto l’ironia, si trasforma in profonda inquietudine per come viene considerata la vita democratica di un partito, per come si affrontano i problemi anche di dialettica interna.

In serata, pur rispettoso, sempre e comunque, della decisione dei giudici, il Movimento 5 Stelle ha risposto a tutti e alla Cassimatis in particolare: “In ogni caso non possiamo non rilevare come in nessun passo della predetta sentenza si sostenga che la Cassimatis è la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle, come lei ha affermato. Marika Cassimatis è stata sospesa e la votazione del 14 marzo è stata annullata, pertanto la stessa non è ne sarà la candidata con il Movimento 5 Stelle a Genova alle elezioni dell’11 giugno”.

In conclusione, uno spettacolo esilarante di dibattito politico, nell’era della seconda o terza repubblica, che dir si voglia.

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