SPILLO/ Quali Agnelli? L’anti-Nazareno semiserio di Pasqua

- Nicola Berti

Tiene banco sui media la “questione degli agnelli”: Berlusconi li allatta, Renzi dice che intende mangiarli. Ma gli Agnelli con chi stanno? Il commento di NICOLA BERTI

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Silvio Berlusconi e il Movimento Animalista

Pochi dubbi sul fatto che per il giorno di Pasqua tutti i media italiani abbiano già in scaletta la “questione dell’agnello”: metafora della politica nazionale di oggi, ma forse di sempre.

Silvio Berlusconi, inarrivabile nel marketing di se stesso, eterna prosecuzione del medesimo Cavaliere “con altri mezzi”, occupa pagine, schermi e web all’inizio di una lunga campagna elettorale. Vende il Milan il giovedì (“Non lasciarci Silvio!…”) ma intanto il martedì sera ha regalato agli italiani Juve-Barcellona (e il governo cattivo non vuole difendere Mediaset “patrimonio nazionale”…). Già, la Juve. la Juve degli Agnelli: Andrea e Jaki. La Juve dell’Avvocato. 

Gli Agnelli (padri, figli, affiliati, Lapi, Borromeo in tv, parenti allargati come Luca di Montezemolo): quella famiglia sabauda — in fondo così poco “italiana” — che non ha mai tollerato il Cavaliere-Cumenda di Arcore. Il quale però ha vinto tre elezioni e mezzo, altro che il Senatore a vita o il fugace senatore Umberto, eletto per la Dc a Roma negli anni Settanta con Montezemolo a organizzargli qualche comizio ai Parioli.

Proprio Berlusconi, all’inizio del suo secondo mandato, riceve a Villa san Martino un corteo sovietico di Fiat Thema: L’Avvocato sta già male, e la Fiat sta forse peggio. All presidenza  del Lingotto c’è Paolo Fresco e amministratore delegato è Gabriele Galateri. Il Cavaliere rilascia una brusca benedizione politica al salvataggio (che sarà pagato da banche e contribuenti, via cassa integrazione a lunghissima scadenza) ma non rinuncia a battute insolitamente sferzanti: avesse avuto tempo, ci avrebbe pensato lui a rabberciare il fabbricone torinese, “mettendo il marchio Ferrari sulle utilitarie”. Non diversamente aveva ripreso il Milan nella serie B italiana e su di esso aveva rifondato poi il calcio globale. Così come — non c’è dubbio che Berlusconi la veda così — ha ripreso in mano l’Italia del 1992, che chissà che fine avrebbe fatto senza di lui.

Ecco, Berlusconi il Vecchio che non vuole uccidere e mangiare gli agnelli nella Pasqua 2017, ma anzi li allatta è — nel immaginario condiviso fra lui e molti più italiani di quanti oggi voterebbero Forza Italia — il leader che non ha rifiutato di aiutare neppure i suoi più accerrimi avversari: peraltro i Padroni delle Ferriere per antonomasia. I quali — non rinunciando alla loro storica freddezza piemontese — hanno nel frattempo voltato le spalle al Paese che li ha resi ricchi e potenti: con due guerre mondiali, con la dittatura che le ha inframmezzate, con la ricostruzione  nella seconda metà del ventesimo secolo, con la difesa dalla Ford che voleva conquistare l’Alfa, con il regalo sprecato di Telecom.

Una Fiat con sede in Olanda e quartier generale in America, oggi guidata da un manager che tiene il passaporto italiano fra quello canadese e quello svizzero. E Sergio Marchionne è dalla prima ora amico e supporter di Matteo Renzi. Quello che invece a Pasqua l’agnello ha confermato di volerlo mangiare “come da tradizione”. Anzitutto perché a Rignano, tempo permettendo, è probabile che si tenga una grigliata in giardino che — si è abbondantemente appreso negli ultimi giorni — è una “tradizione” irrinunciabile del padre di Renzi, Tiziano. La tradizione politica — fra Agnelli e governi di centrosinistra — è comunque dura a cedere almeno quanto il menu del pranzo pasquale.

Se Berlusconi potrà o vorrà candidarsi alle politiche 2018, sarà probabilmente il più anziano a farlo nella storia dell’Italia unita. Renzi lo farà quasi sicuramente, anche sulla scia di mille giorni a Palazzo Chigi iniziati quando non aveva ancora quarant’anni: meno ancora di Benito Mussolini nel 1922. Berlusconi — secondo sua personale tradizione — si è ben guardato dal provare a mangiare il quasi imberbe “agnello” sindaco rottamatore al suo esordio: l’ha anzi blandito — virtualmente allattato — come suo possibile successore morale nella politica italiana. Né Renzi, in fondo, ha mai rivolto davvero contro Berlusconi la determinazione tutta toscana, di chi mangia carne –  preferibilmente rossa – tutti i giorni o quasi. 

Chissà quale pranzo attende entrambi  per la Pasqua 2018.

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