AUMENTO IVA/ “Ce lo chiede l’Europa”, l’Italietta (dei tecnici) è tutta qui

- Daniele Marchetti

L’aumento dell’Iva in cambio dell’abbassamento del cuneo fiscale: quella del ministro Padoan sembra una bella idea, ma in realtà a pagare saranno i soliti. DANIELE MARCHETTI

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L’Iva aumenterà, c’è da scommetterci!

Iscrivere d’ufficio il ministro Padoan al movimento “pro-tasse” o al club dei tecnici delle “belle tasse” appare una forzatura anche se, dopo la proposta sull’aumento dell’Iva in cambio dell’abbassamento del cuneo fiscale, poi — in parte — ritrattata ma riproposta — a stretto giro di posta — da Bankitalia (se non è zuppa è pan bagnato), qualche dubbio può legittimamente insorgere.

Il ministro, coraggiosamente, nel chiedere tanto a tutti offre una restituzione parziale a qualcuno. Infatti, se l’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto (Iva) riguarderà ogni cittadino dai neonati ai pensionati perché associata ai beni di consumo, dell’abbattimento del cuneo fiscale beneficeranno, oltre alle imprese, solamente i lavoratori attivi: coloro che un lavoro lo hanno e lo esercitano.

E i disoccupati? Gli inoccupati, i pensionati, gli studenti? Per tutti costoro la proposta Padoan sarà “a perdere”: esclusivamente un costo, solo un nuovo importate balzello che colpirà anche i generi di prima necessità.

Come al solito il maggior peso del carico toccherà alla ruota di scorta del carro, ai cittadini che già incontrano difficoltà a vivere, a coloro che, come si dice, “non arrIvano alla fine del mese”.

Anche l’escamotage politico è il solito: il governo “tecnico” a cui, come fu per gli esecutivi di Monti e Letta solo per menzionare gli ultimi due precedenti, puntualmente ed immancabilmente è affidato l’aumento dell’Iva.

Persino la giustificazione — al momento opportuno — sarà la stessa: “ce lo chiede l’Europa”.

L’Italietta è tutta qui!

Altro che voce grossa sulla flessibilità o pretese di “misericordia” fiscale: i governi italiani non possono vantare alcuna credibilità presso Bruxelles se, per recuperare risorse, invece di limitare le spese, continuano nell’usata (quanto illogica) tecnica di penalizzare i consumi e con essi i ceti meno abbienti (contribuendo di fatto all’espansione della povertà).

Anche il gioco del gatto con il topo tra Renzi ed il ministro dell’Economia appare una (la solita) pantomima con un risultato già scritto: l’Iva aumenterà (forse con qualche ritocco di aliquota), Renzi addosserà l’odiato fardello sulle spalle di Padoan che, come è sempre capitato, avrà la sua “ricompensa” professionale a posteriori e tutti i protagonisti politici, dall’ex sindaco di Firenze al Cav, al comico genovese, dopo gli schiamazzi e le invettive di rito, saranno ben lieti di non avere più tra i piedi una tale zavorra.

Così van le cose nel belpaese: a spartito nuovo, musica vecchia.

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