RENZI DA’ I NUMERI/ La “guerra” di percentuali guasta la volata di Matteo

- Mara Maldo

Alle prima fase delle primarie del Pd, quella dei circoli, Renzi ha sbaragliato gli avversari. Eppure, fa come se avesse vinto il referendum costituzionale. MARA MALDO

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Matteo Renzi (LaPresse)

La rivincita del referendum costituzionale. La grancassa renziana ha le idee chiare. Le primarie del Pd servono a far capire che il Capo non sbaglia mai e nello stesso tempo che ha pazienza nei confronti di un popolo riottoso che potrà mostrarsi più adeguato assecondando i suoi desiderata all’appuntamento del 30 aprile. Un appuntamento addirittura già raccontato con toni celebrativi dalle solite “Meli-veline” di regime. Calma, ragazzi, il partito deve restare unito — ribadisce Renzi ai suoi — io voglio dimostrare che non sono divisivo. Poi, però, una battuta su Orlando gli scappa: “Era convinto di andare molto meglio, ha preso una bottarella, lo ha capito e ha dato segnali di nervosismo, protestando per il voto, ma io sono convinto che io e lui possiamo lavorare insieme”. Su Emiliano non dice nulla, anche se c’è chi giura di averlo visto ‘gongolare’ per un dato che i pasdaran bollano come “il peggior risultato di un ex giudice in politica dai tempi di… Ingroia” (il quale, con la sua Rivoluzione civile, prese il 3%…).

I dati del Nazareno parlano chiaro: “Renzi è al 68,22% (141.245 voti assoluti), Orlando al 25,42% (52.630 voti), Emiliano al 6,36% (13.168 voti)” e l’affluenza è stimata al 58% (235-250mila votanti, appunto). Vittoria schiacciante. Eppure, i comitati dei due avversari danno numeri diversi: “Orlando è quasi al 30%, al 29,6%, Renzi al 62,4%, Emiliano all’8%”, per gli orlandiani, con un’affluenza assai più bassa (200mila votanti) stimata al 46%; mentre gli emilianiani danno il loro candidato “oltre l’8%, Orlando al 30% e Renzi al 62%”, su un’affluenza che è molto più bassa (41% al massimo, vuol dire circa 180mila votanti). 

Discrepanze che daranno di certo adito a roventi polemiche, che sono già scoppiate, in vista della proclamazione ufficiale dei risultati da parte della commissione congressuale — ma il succo politico resta: il “ministro va assai meno bene del previsto, anche nelle zone dove pensava di sfondare o quantomeno di vincere (Bologna ed Emilia rossa, Roma e Lazio, Liguria) e ben peggio di Cuperlo (che nel 2013 sfiorò il 50%), il governatore pugliese fa un mega flop dappertutto (era a rischio persino la possibilità di superare il 5% nazionale o il 15% in 5 regioni, soglie necessarie per accedere alla seconda fase, quella delle primarie aperte: Emiliano ce la fa per un pelo (e le malelingue dicono che i renziani lo hanno aiutato per non togliere appeal e mordente a una gara sonnacchiosa) mentre Renzi stravince e dappertutto” chiosano al Nazareno. 

Il racconto di una corte insomma. Altro che storia nuova. In cui spiccano i 266mila votanti ai congressi dei circoli sbandierati quasi fossero le decine di milioni di voti ottenuti nel tempo da Berlusconi o anche solo il “misero” 25% ottenuto da Bersani che gli ha consentito di governare abusivamente per tre lunghi e deprimenti (l’economia…) anni. L’Unità ci fa il titolo di prima pagina. Neanche fossero quei 266… milioni di euro, con cui risolvere la crisi in cui Renzi stesso li ha abbandonati…

“La sola opzione è Renzi” tuona il fido Guerini. La “sòla…”, appunto!

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