Salvatore Torrisi ‘scomunicato’ da Alfano/ Affari Costituzionali: “ha fatto sua scelta, ora via da Ap”

- Niccolò Magnani

Salvatore Torrisi “scomunicato” dal segretario di Ap, Angelino Alfano: caos in Commissione Affari Costituzionali, «se resta presidente via da Alternativa Popolare». Crisi di governo?

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Ultime notizie: Angelino Alfano - La Presse

E così la “scomunica” diventa effettiva: è di pochi istanti fa l’annuncio di Angelino Alfano, segretario di Alternativa Popolare, della cacciata di Salvatore Torrisi dopo la scelta di rimanere presidente della Commissione Affari Costituzionali. «Prendo atto della scelta del senatore Torrisi. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari costituzionali». Si chiude almeno in parte la “mini” crisi di governo aperta dalla nomina di Torrisi invece che Pagliari nella commissione che dovrà valutare e formulare proposta su legge elettorale.  Il senatore ormai ex Ap poco prima aveva fatto sapere alla stampa, «Mi sembra inconcepibile, assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano», scrive un deluso Torrisi, che poi conclude «Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni».

Un vero e proprio caso politico che rischia di portare ad una crisi di governo: Salvatore Torrisi, la sua elezione a presidente della Commissione Affari Costituzionale avvenuta ieri mina le fondamenta della maggioranza di governo. Membro e senatore di Alternativa Popolare, è stato eletto dopo una manovra poco chiara delle opposizioni e di alcune parti del governo in Commissione, sotto accusa Mdp, Ap e alcuni non-renziani nel Pd. Doveva infatti essere eletto Pagliari, docente costituzionalista in area Pd-Renzi, che avrebbe garantito i prossimi mesi di lavoro sulla fondamentale Legge Elettorale per poter andare alle urne. L’elezione di Torrisi invece ha alzato un polverone facendo intervenire, in serie, Orfini, Rosato, e in maniera indiretta anche lo stesso Renzi definito “imbufalito” per la gestione di Gentiloni sull’intera vicenda – «ma cosa fa? Come si può andare avanti così?» – avrebbe detto l’ex premier ai suoi fedelissimi.

Il tentativo di chiusura del caso politico (probabilmente suggerito dallo stesso Presidente del Consiglio), è arrivato ieri sera dallo stesso segretario di Ap, Angelino Alfano che con una sorta di ultimatum manda scomunica diretta al suo “soldato”. «Torrisi, che è persona stimata – ha detto Alfano – mi ha chiesto 24 ore per rifletterci. Ma visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap». Gli alfaniani rilanciano anche con un avvertimento al Pd: «noi siamo stati leali e abbiamo votati Pd in Commissione, non ci stiamo alle illazioni di Orfini: Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro». Ma dunque, chi ha “tradito” il dettame della maggioranza con l’elezione del mezzo “scomunicato”  Stefano Torrisi?

Oggi ha parlato direttamente il principale protagonista di una semi-crisi di Governo accaduta ieri in Affari Costituzionali: Stefano Torrisi, il grande capro espiatorio eletto forse a sua insaputa presidente della Commissione, non ci sta al gioco al massacro e replica anche al suo diretto Segretario di Ap. «Dimettermi? Io l’ho detto ad Alfano, come agli amici e colleghi del Pd: trovate una soluzione alternativa e io passo. Ma se non c’è…», lui rimane, in soldoni. Poi rilancia con una punzecchiatura allo stesso Renzi, affermando a telecamere accese «se Renzi apre la crisi per la mia elezione, il Paese gli ride dietro». Lui ribadisce di essere uomo d’equilibrio e che manderà avanti come da programma i provvedimenti di governo, «di più cosa devo fare?», rilancia il combattivo senatore centrista. Lui dice di aver votato come da copione il designato Pagliari, «come da accordi di maggioranza, ma i numeri parlano chiaro, alla maggioranza sono mancati forse sei voti. Non i nostri, comunque». Insomma, in immenso caso politico che nasce da una piccola se non impercettibile inezia: Renzi avrà davvero il coraggio di far saltare il banco dopo il caso-Torrisi?

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