CRISI DI GOVERNO?/ Renzi, Gentiloni e quel precedente del 1987

C’è un certo caos nel panorama politico italiano. Si è tornati a parlare di crisi di Governo e di elezioni anticipate. Abbiamo fatto il punto della situazione con PAOLO CIRINO POMICINO

paolo_gentiloni_1_governo_lapresse_2017
Paolo Gentiloni (LaPresse)

L’elezione di Salvatore Torrisi alla presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato ha scatenato il caos non solo nella maggioranza, ma anche tra Pd e palazzo Chigi. “La legge elettorale ce la scordiamo, ma c’è anche un problema per la maggioranza di governo. Cosa fa Gentiloni, come pensa di andare avanti?”, sarebbero state le parole di Matteo Renzi indirizzate al suo successore. Anche se l’ex Premier ha poi detto di non voler sentir parlare di crisi di Governo. E c’è chi torna a parlare di elezioni a giugno per evitare che possano verificarsi “incidenti” analoghi in futuro a palazzo Madama. «Mi sembra che una crisi di Governo a ridosso della presentazione del Def rappresenterebbe un tale livello di incoscienza da non essere credibile. Quindi, credo si troverà la quadra perché l’attività dell’esecutivo Gentiloni possa continuare fino a febbraio 2018», dice Paolo Cirino Pomicino, ex ministro della Prima repubblica.

L’ipotesi di un voto anticipato le sembra così peregrina?

Una crisi di governo non porterebbe alle elezioni, perché c’è una larghissima parte del Parlamento che voterebbe una fiducia “tecnica” per continuare l’attività, tenuto conto che il Presidente della Repubblica ha detto in maniera molto chiara che non scioglierà le Camere senza che vi sia una riforma elettorale, che al momento non sembra neanche in fieri. Quindi, le turbolenze che si stanno verificando spariranno nello spazio di qualche settimana, non si arriverà a quel livello di incoscienza che ho richiamato poco fa. Significherebbe, altrimenti, che la politica ha perso definitivamente la bussola. E io credo che questo Parlamento abbia ancora un minimo di responsabilità statuale.

In queste ore si assiste a un rimpallo di colpe su quanto accaduto. Secondo lei, chi ha la responsabilità di questa possibile crisi di Governo?

Secondo un linguaggio antico, il Governo Gentiloni sembra per il Partito democratico una sorta di “governo amico”, formula democristiana con la quale si indicava un esecutivo a termine destinato quanto prima a togliere il disturbo. Non v’è dubbio che le tensioni maggiori siano tra i gruppi parlamentari del Pd e il Governo. 

Ci spieghi meglio questa formula: “governo amico”.

Il partito non si identificava nel Governo, che era comunque un “governo amico”. C’era tuttavia una presa di distanza del partito dall’esecutivo e mi sembra che attualmente il Pd abbia questo rapporto con l’esecutivo Gentiloni: è un Governo amico, non uno in cui si riconosce appieno.

Fino a dove poteva spingersi questa presa di distanza del partito dal Governo?

Nel 1987, come Dc votammo contro il Governo monocolore di Fanfani. Allora, però, si poteva andare alle elezioni: la situazione era piuttosto calma, serena sotto il profilo finanziario, il terrorismo era stato ampiamente domato. Oggi, invece, siamo senza una legge elettorale, con una crisi internazionale di proporzioni notevoli, in una fase in cui lentamente stiamo cominciando a crescere: portare la situazione verso il voto anticipato significa veramente non avere il senso dello Stato.

È Renzi che vuole tornare a votare?

Fino ad adesso Renzi continua a essere il dominus del Partito democratico…

Voler andare a votare sarebbe anche un “dispetto” verso Mattarella…

Un dispetto al Presidente della Repubblica è un dispetto al Paese.

Le richieste degli ultimi giorni di Renzi sulla manovra correttiva secondo lei sono un segnale di una presa di distanza dal “governo amico” di Gentiloni?

Sì, perché non basta chiedere che non si faccia questo o quell’aumento di tasse, bisogna anche proporre un’alternativa. Un partito di maggioranza non può dire no e basta, come se fosse una forza di opposizione: deve proporre al Governo una ricetta diversa se non condivide la sua.

Secondo lei, comunque, “l’allarme” rientrerà?

A mio giudizio la responsabilità prevarrà in questa fase. Diversamente rischiamo di entrare in un turbinio che non credo sia utile per nessuno, meno che meno al Paese: avviarsi a una risoluzione anticipata della legislatura senza una legge elettorale significa portare l’Italia nel caos.

(Lorenzo Torrisi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori