CAOS RAI/ Le manovre politiche intorno a viale Mazzini

- Maestro Yoda

La Rai è di nuovo nell’occhio del ciclone e si dice anche che Campo Dall’Orto rischi il posto. Non mancano le manovre politiche intorno a viale Mazzini. Il punto di YODA

stefano coletta rai 1
Lapresse

Alè, ci risiamo. La Rai è di nuovo nell’occhio del ciclone, anzi nel pallone. E non solo la Rai, ma il Paese intero. Da molto tempo politologi ed esperti sostengono infatti – e senza aver mai sbagliato – che ciò che succede alla Rai anticipa di poco quello che succederà nel Paese: e siamo alla massima confusione per un conflitto che potremmo definire di incompetenze. Non è un errore di stampa, proprio di incompetenze, non di competenze. Ma andiamo per ordine: esaminando attentamente giornali, magazine on line e blog di specialisti, Yoda può riassumere la sostanza dell’intera faccenda. L’impasse tra Cda e Amministratore delegato è innanzitutto il frutto avvelenato di una governance quanto mai scombiccherata, quanto lo era la riforma costituzionale bocciata dagli italiani. Una riformicchia fatta con il solito colpo di mano, che ha trasformato il Direttore generale in un Amministratore delegato con ampi poteri e il Cda in un organo consultivo, con un presidente “di garanzia” (nessuno ha mai capito cosa volesse dire).

Annunciando che la Rai sarebbe stata sottratta finalmente dalla morsa dei partiti, Renzi ha nominato tramite il Tesoro un suo uomo fidato, Campo Dall’Orto, presente in prima fila a tutte le Leopolde. Manager di una certa esperienza (che in diversi mettono in dubbio visto che Mtv era una robetta e a La7 non ha brillato particolarmente), sicuramente uno che di tv se ne intende. Campo dall’Orto ha preso sul serio i suoi poteri, e si è messo a operare snobbando il Cda, o informandolo a cose fatte, ad esempio di decine di assunzioni importanti e a tempo indeterminato. Poi ha affidato al giornalista Verdelli, anch’egli preso dall’esterno, il piano di ristrutturazione dell’informazione, senza coinvolgere il Cda se non a cose fatte, perché così recitava la nuova governance. Nel frattempo il nostro ha cercato di accontentare Renzi facendolo impazzare su tutte le reti insieme alla Boschi e ad altri per fare propaganda al referendum. Facendo i conti senza l’oste, perché l’idea di servizio pubblico di Renzi è evidentemente di un megafono per lui e il governo, senza il minimo contraddittorio. Poiché qualche minimo spazio a un pensiero diverso Dall’Orto lo ha lasciato, lì sono cominciati i guai, incarnatisi nelle intemerate di Anzaldi, fedelissimo di Renzi, che ha cominciato a bombardare il sempre più sorpreso Dall’Orto dal pulpito della Commissione di Vigilanza Rai.

Quindi si può dire che il suo livello di incompetenza il neo Ad lo ha raggiunto nel credere di potersi muovere come in un’azienda privata, e nell’incapacità di gestire i rapporti con la politica e i rapporti con il Cda. Diversi hanno fatto notare che il cosiddetto piano Verdelli era industrialmente ben pensato, ma indigeribile per i potentati esterni e interni, del tutto allergici a ottimizzazioni e accorpamenti che riducevano drasticamente gli spazi della politica dando un grande potere a dei tecnici che avrebbero potuto anche essere poi incontrollabili.

Per quanto riguarda i membri di un Cda che Sebastiano Messina su Repubblica ha definito “pessimo”, è evidente che i nostri, dopo essersi accorti di contare poco o niente, hanno cominciato a voler mettere le mani in pasta, sfidando la governance dicendo che alla fin fine responsabili di fronte alla Corte dei Conti erano loro, e che quindi dovevano poter mettere becco nelle decisioni. Quindi apriti cielo: si sprecano i racconti esilaranti di un Freccero che ammanniva estenuanti lezioni di tv ai colleghi, affermando che lui sa come si fa. Altrettanto si può dire degli altri, alquanto digiuni di tv, ma propensi a discettarne fino alla massima noia in una pletora di convegni sul tema.

Su tutti ha brillato come un un motore imballato la Presidente Maggioni. Ottima giornalista ed eccellente e coraggiosa inviata di guerra, ha cominciato a mostrare la corda alla Direzione di RaiNews24, nominata lì da Gubitosi di cui era diventata la cocca. Proprio ieri si è letto da qualche parte che sotto il suo mandato gli ascolti sono passati dallo 0,8% allo 0,9%, il che non è esattamente un trionfo. Nominata a sorpresa Presidente della Rai, evidentemente ha perso la trebisonda. Si è messa “a far politica” superando a propri consiglieri con innumerevoli presenze a seminari e convegni di ogni tipo, e mettendosi in pole position per rappresentare l’Italia nella prestigiosa quanto misteriosa organizzazione Trilateral.

Un famoso testo di marketing degli anni Settanta, che si intitolava “Il principio di Peter”, affermava con molta lucidità che ciascuno di noi raggiunge prima o poi il proprio livello di incompetenza. Puoi essere un bravo operaio, un ottimo capo officina, un buon direttore di stabilimento, ma quando diventi Amministratore delegato non ce la puoi fare. Il che vale per la Maggioni, ottima giornalista, eccellente inviata, modesta direttore e Presidente, mah… A sentire i bene informati, dopo aver sbarrato la strada alla Gabanelli, rea di aver preparato un sito di news capace di far impallidire quello vecchio di Rai News24 voluto da lei, pare che la Presidente sogni ora di fare il Commissario Straordinario della Rai assumendo anche i poteri di Dall’Orto, all’insegna del fatto che “lei sa come si fa”, e forte di tutti i legami politici stretti nel frattempo. Bah e poi bah… se la incontrate, guardatela bene in volto: quello che era il viso di una bella signora è ora tirato al massimo, pieno di rughe d’espressione, simbolo di una persona che sta cercando di gestire situazioni più grandi di lei. Questa almeno è l’impressione di Yoda che l’ha vista di recente fuori dai riflettori.

Tirando le somme ci troviamo di fronte a un Amministratore delegato che ha raggiunto il suo principio di Peter, insieme al suo CdA e alla sua Presidente. Il che significa che tutta la Rai è arrivata al suo massimo livello di incompetenza. Ma altrettanto si può dire di Renzi: e i suoi proclami su una nuova Rai liberata dalla politica? E il suo genio della tv cui ha affidato poteri che nessuno ha mai avuto nella tv pubblica? Nelle sue intemerate giornaliere via web non una parola. Evidentemente sa di dover tacere, ma forse tutto sta succedendo perché avvicinandosi le elezioni immagina di poterci mettere tramite Gentiloni o Padoan qualcuno di più fidato ancora da mettere sul ponte di comando. E non è escluso che la cosiddetta Presidente di garanzia, ambiziosa com’è, non si sia offerta per la bisogna…

Intanto la Rai è nel caos e il Paese pure, incurante delle forche caudine che lo aspettano in autunno. Auguri ragazzi. Yoda se ne torna su Betelgeuse. Là i miasmi della politica italiana non arrivano.

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