VOTO DISGIUNTO, COME SI VOTA?/ Elezioni comunali 2017: il ‘caso’ Piemonte (Amministrative)

- Silvana Palazzo

Voto disgiunto, cos’è e come funziona in vista delle elezioni amministrative. Il rischio “anatra zoppa”, quando si configura. Le ultime notizie di oggi su come votare alle Comunali 2017

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Elezioni Messina, elenco scrutatori (Foto: LaPresse)

Si assottiglia la distanza che ci separa dal termine delle Elezioni Comunali 2017. Alle 23 di oggi, infatti, verranno avviati i calcoli dei votanti, a cui seguiranno le operazione di scrutinio. In Piemonte, per la sola città di Asti verrà eletto il candidato Sindaco al primo turno, individuato grazie alla maggioranza dei voti validi. Se nessuno dei candidati in corsa verso la poltrona dovesse raggiungere il risultato, slitterà tutto al 25 giugno. Il ballottaggio si terrà in questo caso fra i due candidati sindaci che hanno ottenuto, al primo turno, il maggior numero di voti da parte dell’elettorato. Per tutti gli altri Comuni invece sarà il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti a conquistare la poltrona di Sindaco. Si ricorda inoltre che in tutti i Comuni, l’elettore può esprimere un solo voto per la lista votata, indicando il candidato che vorrebbe come consigliere. Per il Comune di Villanova invece, gli elettori potranno esprimere due preferenze. (agg. di Niccolò Magnani) Clicca qui per Elezioni Amministrative 2017: risultati liveaffluenza. Qui i risultati Comunali: Palermo, Catanzaro, Trapani – Genova, Parma, La Spezia – Chiavari, Abbiategrasso, San Donato – Monza, Crema, Buccinasco – Padova, Verona, Gorizia –Taranto, Lecce, Oristano 

Mancano meno di 3 ore al termine delle Elezioni Comunali 2017, come le operazioni di voto che però proseguono a tutto spiano specie per tutti quegli elettori che giustamente hanno voluto sfruttare fino all’ultimo la spettacolare giornata di bel sole e caldo praticamente in tutta Italia. Di ritorno dal mare allora la “scappata” al seggio per il voto sarà un’opzione scelta non da pochi: per questi elettori last-minute allora sarà utile sapere che numerosi sono già i casi in cui la mancata consegna del cellulare prima del voto ha pesato e non poco, ovviamente per tutti quelli che hanno voluto fare i furbi e scattare l’inutile foto della scheda elettorale. In generale però, la stretta sull’utilizzo del cellulare in seggio elettorale è stata decisa e netta: dal 2008 il divieto di introdurre all’interno delle cabine elettorali “telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini”.

Al momento del voto, ricordiamo, bisogna presentare la tessera elettorale e il documento d’identità, quello è il momento giusto per consegnare anche le apparecchiature elettroniche, smartphone in primis, che verranno poi riconsegnati subito dopo aver espresso il voto. Numerose le denunce giunte oggi, le più clamorose a Catanzaro in pieno centro storico e in provincia di Latina, a Sezze. (agg. di Niccolò Magnani)

Mentre si avvicina la chiusura delle urne fissata per queste Amministrative alle ore 23, proseguono le ultime operazioni di voto che daranno sindaci e nuovi Consigli Comunali ai circa 1000 comuni chiamati alle urne. Con l’avvicinarsi della conclusione della fase di voto, resta aperto il giusto quesito su dove possano e debbano votare i vari componenti che sono stati preposti al tal seggio; per tutti i rappresentanti delle liste dei candidati, per le forze dell’ordine (polizia, carabinieri e guardia di finanza) e ovviamente per gli scrutinatori e il presidente di seggio sono invitati ad esercitare il proprio diritto di voto nello stesso seggio dove sono stati assegnati per queste operazioni di voto del 2017.

Ricordiamo che i rappresentati di lista potranno assistere a tutte le operazioni di voto e di scrutinio per giudicare e discutere dei vari voti in bilico, degli annullamenti delle schede elettorali e dei segni poco chiari ritrovati sulla scheda stessa. (agg, di Niccolò Magnani)

Una domanda che attanaglia tanti poco prima di andare effettivamente alle urne per il voto delle Elezioni Amministrative Comunali (ma in realtà per ogni appuntamento elettorale). Quali documenti vanno presentati, indispensabili per poter effettuare il proprio voto in cabina elettorale? Come recita il prontuario sul “come si vota” e sulle varie modalità di votazioni alle Comunali, la tessera elettorale resta ovviamente di vitale importanza da presentare all’ingresso del seggio; qualora fosse scaduta avete ancora tempo per rinnovarla presso gli uffici comunali aperti per l’occasione nel vostro Comune di Residenza.

Come documento di identità invece valgono sia la carta d’identità vera e propria, che qualsiasi documento munito di fotografia e rilasciato dalla pubblica amministrazione (la patente ad esempio va benissimo per poter votare). Da ultimo, sono ammessi documenti di riconoscimento rilasciati da un ordine professionale, purchè muniti di foto. (agg. di Niccolò Magnani)

Mentre proseguono le operazioni di voto all’interno della lunga giornata di Elezioni Amministrative, un nota bene importante è utile evidenziarlo sul fattore “preferenze: sui comuni superiori ai 15mila abitanti al voto, le preferenze secondo le disposizioni del Ministero degli Interni nell’ultimo prontuario sul “come si vota” dove essere manifestate, esclusivamente per candidati compresi nella lista votata. «Ogni elettore può manifestare non più di due voti di preferenza per candidati alla carica di consigliere comunale; nel caso di espressione di due preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, a pena di annullamento della seconda preferenza».

Per quanto riguarda invece i comuni sotto i 15mila abitanti, nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ogni elettore può manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, mentre nei comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti ogni elettore può manifestare non più di due voti di preferenza per candidati alla carica di consigliere comunale; «nel caso di espressione di due preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, a pena di annullamento della seconda preferenza». (agg. di Niccolò Magnani)

Anche nel 2012 le principali città chiamate alle urne avevano la possibilità di operare il voto disgiunto. Spesso la popolarità dei candidati Sindaci ha superato quella delle liste, col risultato individuale superiore a quello della somma dei partiti o viceversa. Ad esempio cinque anni fa il risultato ottenuto da Marco Doria, poi eletto al ballottaggio Sindaco di Genova, fu di un paio di punti percentuali inferiore al primo turno rispetto alla somma dei voti delle liste che lo sostenevano. Accadde il contrario per il candidato della Lista Civita Enrico Musso, che ebbe il 2,5% in più di quanto raccolto dalla lista. Flavio Tosi, eletto al primo turno a Verona, ottenne quasi il 3% di più della coalizione di centrodestra che lo sosteneva, mentre a Palermo Leoluca Orlando rappresentò l’apoteosi del voto disgiunto. Le liste del Sindaco uscente arrivarono al 20% al primo turno, ma Orlando sfiorò la vittoria diretta con il 47,42%. Ferrandelli (PD) ottenne il 17,34% a fronte delle liste che lo sostenevano che sfiorarono il 26%. (agg. di Fabio Belli)

Nelle cittadine con meno di 15.000 abitanti, non è invece possibile ricorrere al voto disgiunto. Un accorgimento preso per evitare che nei paesi il Sindaco non riesca ad approvare provvedimenti e possa contare su una maggioranza, visto che spesso le liste nei Comuni con meno di 15.000 abitanti sono civiche e non ci sono particolari accordi da trovare a livello politico, ma solo di amministrazione locale. Dunque, nei Comuni con meno di 15.000 abitanti niente voto disgiunto: non solo, votare un candidato Sindaco significa anche estendere il voto automaticamente alla lista che lo appoggia, anche senza barrarne il simbolo, visto che il voto per il Sindaco e quello per il Consiglio Comunale sono uniti. Ogni candidato Sindaco sarà affiancato dalla lista elettorale di cui ha l’appoggio, con il nome dei candidati che comporranno il Consiglio Comunale nel caso il candidato riuscisse ad essere eletto. (agg. di Fabio Belli)

Quello delle Comunali è uno dei più complessi sistemi di elezione in Italia, ma d’altra parte garantisce diverse opzioni all’elettore alle urne. Voto disgiunto, voto solo al candidato sindaco o solo alla lista, doppia preferenza di genere… Facciamo chiarezza in vista delle Elezioni Amministrative. Partiamo dal primo caso, quello del voto disgiunto, anche perché è quello più complesso. Si tratta di una possibilità che è concessa solo agli elettori dei comuni con più di 15mila abitanti. Loro, dunque, possono tracciare un segno sul nome del candidato sindaco o solo sul simbolo della lista, in alternativa segnare sia il nome del candidato che della lista. Il voto disgiunto si configura quando si vota per un candidato sindaco e una lista collegata ad un candidato sindaco diverso. Questo meccanismo è stato studiato per costringere i partiti ad accordarsi su un candidato sindaco in grado di strappare consensi anche agli schieramenti avversari.

Il voto disgiunto, una possibilità per chi vive nei comuni con più di 15mila abitanti, può provocare il cosiddetto caso dell’anatra zoppa. Un candidato sindaco può essere eletto senza però avere la maggioranza in consiglio comunale. Questo avviene quando riscuote molti consensi anche tra gli avversari. Questo rischio è diventato realtà nel 2012 ad Isernia, quando il candidato del centrosinistra Ugo De Vivo vinse con il 57,4% al secondo turno. Le liste del centrodestra, però, ottennero il 58,7% al primo turno. Di conseguenza Ugo De Vivo divenne sindaco di Isernia, ma le sue liste ebbero solo 8 seggi, mentre al centrodestra ne andarono 20. Nessun problema sull’entrata in carica del sindaco, visto che viene eletto direttamente dai cittadini e quindi non ha bisogno del voto di fiducia del consiglio. Il problema, però, sorge quando si tratta di approvare i singoli provvedimenti: in questo caso deve ottenere il sostegno anche delle liste che non lo avevano sostenuto alle elezioni.



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