FASCI ITALIANI DEL LAVORO/ Fiamma Negrini e la lista che ha preso il 10% dei voti (e la maglietta di Buffon)

- Paolo Vites

E’ polemica per l’esponente della lista Fasci italiani del lavoro eletta in provincia di Mantova con il 10% delle preferenze in consiglio comunale ecco di cosa si tratta

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Immagine da Facebook

Dal presidente della Camera Laura Boldrini a esponenti del Pd e di Sinistra italiana, arriva la denuncia, indirizzata al ministro degli interni Minniti. Giustamente, in quanto responsabile ultimo di affari costituzionali e legislativi e anche elettorali in questo caso. Ma ci si domanda come dal 2007 a oggi la Commissione elettorale abbia potuto approvare la presentazione di una lista che si chiama “Fasci italiani del lavoro” e come simbolo presenta il fascio, simbolo del fascismo appunto.A desso, che la candidata Fiamma Negrini che si è presentata in tale lista regolarmente accettata dalla Commissione, ha ottenuto un clamoroso 10,4% di preferenze entrando così come consigliere comunale del suo paesello, Sermide e Felonica in provincia di Mantova, scoppia lo scandalo: fascisti al potere.

Ci sono alcune incongruità in questa storia. La prima è che la signorina eletta consigliere comunale con 334 preferenze ha vent’anni, dunque le manca qualsivoglia esperienza politica, fascista e non. La seconda è l’ambiguità del partito stesso: secondo le ricostruzioni fatte da molti media finora, i Fasci italiani del lavoro sarebbero nati con il manifesto di Verona del 1943 con il quale si annunciava la nascita della Repubblica Sociale. In realtà storicamente esistono solo i Fasci italiani di combattimento, fondati da Mussolini nel marzo 1919 riprendendo il movimento Fascio d’azione rivoluzionaria del 1914. Nel novembre 1921 i Fasci italiani di combattimento diventano Partito nazionale fascista.

Ma visitando il sito di questo partitello si scopre un’ampia apologia del fascismo: il fondatore stesso, Claudio Negrini, padre di Fiamma, aveva fondato negli anni novanta una lista elettorale chiamata Fascismo e libertà con la quale si era candidato nel 2002 a sindaco, ma fortunatamente la Commissione, allora un po’ più sveglia, aveva respinto al mittente la lista. Nel 2017 quando la figlia è finalmente maggiorenne il padre la manda alla carica e lei vince alla grande. Probabilmente più che il nome del partito ha giocato la bellezza fisica di Fiamma, che non ha mancato di sottolinearla nelle foto usate in campagna elettorale. Una sorta di goliardia anti politica pensiamo noi, come il candidato sidnaco di Piacenza che nel suo programma aveva promesso di abolire la morte e di costruire un vulcano a Piacenza per attirare i turisti e che si è visto eletto in consiglio comunale con più di mille preferenze.

Siamo in Italia, e da anni la politica è caduta molto, molto in basso. Resta il problema del simbolo fascista nel logo della lista, vietato dalla legge Scelba del 1952 che “sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.” Nel 1993 vista poi la presenza di tanti tifosi che negli stadi mostrano tranquillamente simboli fascisti e fanno il saluto fascista, è stata approvata la legge Mancino “che condanna gesti, azioni e slogan e l’uso di simboli politici che richiamino l’ideologia nazista e l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”.

Quanti ultras sono stati arrestati? Tra l’altro il padre della ragazza è anche un tifoso del Milan il cui simbolo espone nel sito del suo partito abbinato a frasi tipicamente mussoliniane come “Boia chi molla”. Qualcuno ricorda la canottiera di un ancor giovane Buffon portata sotto alla maglia del Parma che mostrò orgogliosamente dopo una vittoria calcistica? C’era scritto “boia chi molla”. In teoria, avrebbe dovuto essere punito con i due anni di carcere come prevede la legge Mancino. Suvvia, sciogliamo la lista Fasci italiani del lavoro e mandiamo a casa Fiammetta.

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